VIA LO ZAINO DALLA SCUOLA

 

di RAFFAELE PALOMBA

Le continue trasformazioni che investono la nostra società, a ritmo veloce ed incalzante, l’impossibilità di definire qualsiasi confine, hanno determinato e determinano radicali trasformazioni nei nostri alunni, nel loro modo di pensare, di apprendere, di comportarsi. La web generation  si presenta molto diversa rispetto a quella precedente e ciò richiede profonde trasformazioni dei processi di insegnamento – apprendimento, nell’uso di metodologie e strumenti, nell’organizzazione degli spazi educativi, nella tessitura delle alleanze con altre “agenzie educative” (in primis la famiglia). Non funziona più, non ha più senso, la scuola dei contenuti, basata sul trinomio trasmissione, esecuzione, ripetizione di percorsi preconfezionati (lezione, studio, interrogazione). Occorre passare alla scuola delle competenze. Come diceva Edgar Morin, “…c’è bisogno di teste ben fatte e non di teste ben piene”. E’ necessario allargare la prospettiva e cercare di costruire competenze spendibili nella quotidianità, come ci chiede l’Europa con l’obiettivo delle otto competenze considerate irrinunciabili per l’esercizio della cittadinanza. Si tratta di lavorare non solo per ciò che lo studente sa, ma per ciò che deve saper fare con quello che sa.  Per fare questo occorre, inoltre, considerare che non solo il futuro – viste le continue trasformazioni di cui si parlava – non è più quello di una volta (cioè non è come in passato facilmente prevedibile), ma neanche gli alunni sono quelli di una volta. I ragazzi delle nuove generazioni, i cosiddetti nativi digitali, sono molto diversi dai loro genitori e dai loro insegnanti, ossia di quegli adulti che dovrebbero accompagnare e plasmare la loro crescita. I trenta-quaranta anni che li separano sono un’epoca storica immensamente più grande rispetto a quella che separava le generazioni precedenti. Le innovazioni e gli strumenti tecnologici che si sono inseriti nella vita dei nostri giovani, tanto da sedimentarsi nella loro crescita, hanno determinato una forte differenziazione nelle modalità e negli strumenti dell’apprendimento, nel tipo e nella quantità delle competenze da impiegare nella quotidianità. Una sorta di mutazione genetica della specie umana: siamo passati dalla specie homo sapiens (noi adulti), con un pensiero di tipo analitico razionale consequenziale, a quella dell’ homo videns (gli ex giovani, gli attuali trentenni), con un pensiero prevalentemente visuale, a quella dell’homo zappiens, con un pensiero reticolare, fatto di nodi e di intersezioni della rete degli apprendimenti. Per governare questa complessità occorre mettere in campo una concorrenza di forze e di azioni, realizzare un fare di soggetti diversi che agiscono per un fine comune realizzando una strategia di “istruzione integrata”. Politici, educatori, pedagogisti, insegnanti pare finalmente si siano resi conto di questo nuovo scenario della scuola. Questo ha prodotto, negli anni, una serie di riforme come l’autonomia, l’innalzamento dell’obbligo d’istruzione, le indicazioni nazionali per il curricolo…Non basta: credo che occorra riorganizzare lo spazio-temporale dell’insegnamento già a partire dai bambini della scuola primaria. Non modificherebbe direttamente i contenuti disciplinari o il monte ore di ogni disciplina ma modificherebbe, invece, l’organizzazione spaziale della classe, con spazi per il lavoro individuale degli alunni, per i giochi didattici, per la discussione, per il lavoro di gruppo. La riorganizzazione degli spazi comporta necessariamente che gli insegnanti modifichino profondamente il loro modo di lavorare, all’insegna degli interventi individualizzati di cui tanto si parla. Questo va a favore del bambino, che può seguire meglio i propri ritmi di apprendimento e di approfondimento, e anche per gli amministratori locali, che dovrebbero intervenire sulle strutture e sul patrimonio edilizio scolastico tenendo conto che l’aula non è più uno spazio vuoto da riempire con sedie, cattedre, ecc., ma uno spazio polifunzionale nel quale riorganizzare mobili, arredi e tecnologie.

Una rete di scuole, nata in Toscana, già a partire dal 2001 ha dato una sua risposta a quanto sopra descritto, riprogettando il layout  delle aule e ridisegnando l’azione didattico-educativa in modo da porre al centro del processo il bambino. La rete prende il nome di “Scuola Senza Zaino”, approvata dal MIUR, che si sta estendendo in tutta Italia a macchia d’olio.Prende lo spunto dalla struttura didattico-organizzativa delle scuole del Nord Europa all’avanguardia nell’educazione e nella formazione scolastica.

Di seguito l’idea su cui si fonda il modello “Senza Zaino” tratto dalla presentazione che si può trovare sul sito web www.senzazaino.it .

Nelle nostre scuole non si usa lo zaino, ma una semplice valigetta per i compiti a casa. Lo zaino non è necessario perché gli ambienti sono ben organizzati. Nelle classi troviamo schedari, computer, giochi, enciclopedie, libri, materiali per scrivere e ascoltare, disegnare e dipingere, modellare e costruire, registrare e riprodurre, strumenti didattici per le varie discipline di studio, materiali di cancelleria. Inoltre attrezziamo gli spazi con tavoli, angoli, pedane, mobili a giorno, archivi, pannellature. Tutto ciò serve per  un apprendimento efficace che si basa sul metodo dell’Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach). L’apprendimento globale prevede un curricolo fondato su:

  1. l ’autonomia degli alunni che genera competenze
    2. il problem solving che alimenta la costruzione del sapere
  2. l’attenzione ai sensi e al corpo che sviluppa la persona intera
  3. la diversificazione dell’insegnamento che valorizza maggiormente le intelligenze, le potenzialità, le differenze
  4. la co – progettazione che rende responsabili docenti e alunni
  5. la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e la comunità di pratiche
  6. i diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnamento
  7. l’attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni
  8. la partecipazione dei genitori che sostiene l’impegno della scuola
  9. la valutazione autentica che incoraggia i progressi

Esempio del layout di un’aula “Senza Zaino” per la scuola primaria

ESEMPIO

Naturalmente non è solo un problema di “arredamento alternativo” dell’aula. Infatti cambia completamente il modello di gestione della classe da parte dei docenti.

Per avere un’idea è interessante leggere la lettera che il dirigente Marco Orsi ha preparato per  suoi docenti all’inizio dell’anno scolastico. Essa ricalca la sensibilità delle scuole “Senza Zaino” e può suggerire percorsi per iniziare l’anno scolastico. Il link della lettera è il seguente : http://www.senzazaino.it/temi-senza-zaino/gestire-la-classe.

Un  nuovo modo di operare in classe per i docenti che spendono la loro professionalità nelle attività della “ricerca – azione”.

 Per approfondire potete anche collegarvi al portale di youtube e cercare SCUOLA SENZA ZAINO.

Un modo per sensibilizzare tutti coloro che sono chiamati al processo educativo degli alunni a riflettere sulla proposta. Per partire per “questa avventura” occorre un ampio consenso da trovare nel corpo docente e nei genitori. Solo dopo questa riflessione si potrà iniziare con il processo di realizzazione dell’idea a vari step con una formazione ad hoc per i docenti.

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