VIA IL PENTAGRAMMA. ARRIVA LA NUMEROFONIA.

di EMILIANA SENATORE

 

SERGIO ASCHERODO RE MI… le prime delle otto note della scala di DO Maggiore che si insegnano ai bambini sia nella forma cantata che eseguita su semplici strumenti rimane sempre la più semplice melodia con cui si prende dimestichezza fin da piccoli e che, per chi l’ha fatto, non è stato né sarà mai inutile esercizio.

Diverse ricerche pubblicate su importanti riviste di neuropsicologia, ormai da anni, rivendicano l’importanza della musica a scuola molto più che delle discipline umanistiche e scientifiche. Queste, intrinsecamente differenziate nelle specificità dei loro ambiti, a volte soffrono del limite di non favorire un riavvicinamento tra i diversi linguaggi sventolando la bandiera dell’inconciliabilità di culture. La frequente incapacità di creare un ponte per vaghi e ingiustificati timori ancora purtroppo esistenti, non consente di gettare uno sguardo oltre la propria materia e di sforzarsi di mettere in campo un tentativo di cucitura anche attraverso quell’ora di musica che consentirebbe di incrociare risposte di tipo correlazionale non causale addirittura!!!.

Le ultime ricerche hanno dimostrato come lo studio della musica non solo costituisce un punto di avvio del processo per apprendere le abilità di base, ma persino un “riparatore” al declino cognitivo dell’invecchiamento, tanto è vero che i benefici degli anni di studio giovanili si mantengono anche nella vecchiaia. La memoria visuo-spaziale, utile all’orientamento come alla costruzione di immagini, la capacità di dare un nome agli oggetti, la flessibilità cognitiva sono “fieno in cascina” per la funzionalità cerebrale. E’ provato che un bambino che tende ad impegnarsi meno e a comportarsi in maniera non appropriata, innescando un circolo vizioso che deteriora sia la relazione che l’esito scolastico, attraverso il linguaggio musicale, potrebbe riuscire a tenere aperto il canale relazionale con i pari e con l’insegnante. La bravura di quest’ultimo, non solo dal punto di vista della trasmissione dei saperi, sarà ancora maggiore soprattutto nel cogliere e leggere quanto determinante e significativo sia un approccio che utilizzi la musica o il suono come strumento non verbale di comunicazione in una varietà di condizioni psicologiche, emozionali, mentali, cognitive facilmente riconoscibili in una classe. La lingua non è forse un flusso ininterrotto di suoni che si ricevono dall’esterno e che poi ognuno di noi segmenta, estrae, classifica, acquisisce????? Certamente sì!!! Ed è proprio verso i due tre anni che c’è l’esplosione del vocabolario che poi, più avanti, verso i 5-6 anni, si arricchisce quando il bambino comincia ad imparare scrivere e a leggere arrivando ad una rappresentazione della fonologia della sua lingua. E ancora di più nei bambini con difficoltà di apprendimento, autismo, ritardo mentale, disturbi del comportamento, la musica rappresenta la chiave magica di approccio alla persona per sviluppare o mantenere alta l’attenzione su quelle capacità cognitive, espressive e di apprendimento ancora non pienamente al top.

Allora la numerofonia di Sergio Aschero, una nuova frontiera della musica, che sostituisce il vecchio linguaggio di note e pentagrammi con colori e forme, appare davvero utilissima. I colori hanno la musica, e il ritmo delle forme rappresenta le cose che possono essere tradotte in musica. Il nuovo sistema di scrittura musicale, basato sui sette colori del prisma solare contro una serie di frasi musicali, usa forme proprie delle scienze matematiche (intese come geometria ed aritmetica) adoperate per rappresentare la durata di un suono e, insieme alle scienze fisiche dell’ottica e dell’acustica, l’altezza dello stesso con una semplice analogia tra il primo suono che si sente (do) ed il primo colore che si osserva (il rosso).Tutto questo potrebbe costituire una vera e propria rivoluzione per la musica perché la scala cromatica trasferibile a qualsiasi strumento musicale favorirà una visione più chiara e logica tanto del linguaggio musicale quanto nell’interpretazione della realtà e della pittura. Giocare con i colori e le forme, i limiti ed i ritmi apre a nuovi orizzonti dove l’insegnamento della musica, sfruttando le enormi capacità creative della stessa, prospetta soluzioni davvero originali ed alternative.

 

 

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