VALERIO MAGRELLI, MILLENNIUM POETRY. VIAGGIO SENTIMENTALE NELLA POESIA ITALIANA, BOLOGNA, IL MULINO, 2015.

 

 

 

di VINCENZO SALERNO

“La decisione di pubblicare Millennium poetry non è stata indolore. Ossessivo seguace del principio di competenza quale sono, il progetto di lasciare la letteratura francese (di cui mi occupo da oltre trent’anni) per l’italiana mi è a lungo sembrato sacrilego, soprattutto nei riguardi degli studiosi che hanno dedicato lo stesso periodo a insegnare quest’ultima. Finché, confesso, il piacere della scrittura non ha avuto la meglio”.

Foto_MagrelliMai fidarsi di una excusatio non petita, soprattutto se a proporla è uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, Valerio Magrelli. Non ha assolutamente bisogno di mettere le “mani avanti” Magrelli – professore universitario, saggista, contributor di prestigiose riviste di critica letteraria e di ‘terze’ pagine di importanti quotidiani nazionali – per giustificare la decisione di pubblicare questa bella antologia di testi poetici. Basterebbe, al contrario, leggere il sottotitolo di Millennium Poetry – Viaggio sentimentale nella poesia italiana – per comprendere subito le ragioni vere della sua originalissima selezione. Con l’ulteriore avvertenza di non farsi però ‘fuorviare’ dai due rimandi letterari, fin troppo palesi, che compaiono proprio nel titolo e nel sottotitolo: come non pensare, infatti, a Millennium People di J. G. Ballard e al Viaggio sentimentale di Tristram Shandy di Lawrence Sterne?

L’antologia che Valerio Magrelli presenta al lettore è, prima di tutto, un viaggio poetico molto personale – e dunque, si svela il vero significato dell’aggettivo ‘sentimentale’ – che parte dalle origini della letteratura del “Bel paese”, con l’Indovinello veronese, per fermarsi al Novecento, chiuso dai versi di Tutto il mondo è vedovo di Amelia Rosselli. Personale è, sicuramente, lo spazio geografico ‘perimetrato’ con l’aggettivo ‘italiano’ che dà, invece, spazio alla “poliglossia e al multiculturalismo” nel lungo arco temporale dei dieci secoli passati in rassegna. Si spiega così l’arabo di Ibn Hamdȋs, il provenzale con cui ‘parla’ l’Arnault Daniel di Dante, il greco e il latino delle humanae litterae di Angelo Poliziano e di Giovanni Pontano, l’italiano di John Milton, i componimenti in versi dialettali di Carlo Porta e di Giuseppe Gioachino Belli. Dichiaratamente personale è pure la scelta delle trentanove ‘voci’ selezionate – e commentate da un breve scritto in prosa che segue il testo poetico presentato in apertura di ciascun capitolo – con esclusioni anche di un certo ‘peso’ se si pensa a Guido Guinizelli, al Manzoni lirico, a Salvatore Quasimodo o a Mario Luzi avvicinandoci ai giorni nostri.

   Verrebbe piuttosto da chiedersi, a proposito della nostra contemporaneità – scandita dal tempo della connessione web e dalle letture su pagine on line – se ha ancora senso antologizzare, in un volume cartaceo, la poesia italiana. La risposta tocca ancora a Valerio Magrelli, che l’argomenta nella misura di una “giocosa propedeutica”. “Anzi, per meglio dire, vorrei che queste 39 voci avessero la funzione che in cucina (per abbracciare la nuova koiné linguistica) hanno gli aperitivi, ovverosia gli starters – letteralmente: cibi per cominciare, per aprire lo stomaco, nella speranza che il resto venga poi. Sarei felice se questa antologia permettesse a qualcuno (prescindendo da sesso, età, religione, estrazione o professione) di scoprire un autore italiano”.

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