VADE RETRO PON ! PERCHE’ MOLTE SCUOLE SI TENGONO LONTANE DALLA PROGETTAZIONE EUROPEA

di ANTONELLA VITTOZZI

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Sull’Europrogettazione si è scritto tanto ma sembra non sia mai abbastanza per le scuole che decidono di cimentarsi in questa impresa. Sono tante anche le Istituzioni scolastiche che non hanno ancora colto questa sfida europea. E’ una mancanza di risorse competenti in materia? Forse… In ogni caso può essere utile dare qualche consiglio a chi volesse cogliere questa grande opportunità.

Considerando la ripartizione delle risorse economiche dell’Unione Europea e le percentuali di approvazione dei progetti negli anni precedenti e, soprattutto, se non si ha una notevole esperienza in progettazione, è preferibile concentrarsi sull’ERASMUS AZIONE KA1 MOBILITA’ PER L’APPRENDIMENTO: progetti di mobilità per la formazione di personale impegnato nell’educazione.

Per personale si intende tutti coloro che operano in una istituzione educativa: personale ATA, docenti, DS, DSGA.

Dunque il progetto di mobilità può coinvolgere tutto il  personale scolastico o una parte di esso.

Per iniziare la progettazione è opportuno considerare tre tipi di obiettivi: gli obiettivi generali quelli previsti da Europa 2020 (crescita intelligente, sostenibile, inclusiva), gli obiettivi previsti da Erasmus + per l’educazione degli adulti, ed infine gli obiettivi specifici della propria istituzione scolastica.

Riguardo agli obiettivi di educazione e formazione di Erasmus +, questi prevedono:

-sviluppare le competenze professionali del personale della propria istituzione per innovare e incrementare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento;

-ampliare la conoscenza e la comprensione delle politiche e delle pratiche dei paesi europei nel settore dell’educazione degli adulti;

-innescare cambiamenti in termini di modernizzazione e internazionalizzazione della propria istituzione;

-creare interconnessione fra apprendimento formale, non formale e informale, allo scopo di condividere buone pratiche.

Partendo pertanto da questi obiettivi bisogna focalizzarsi sui punti di debolezza della propria istituzione scolastica: sono questi infatti che diventeranno i punti di forza per far sì che il progetto venga approvato! Le prime domande da porsi sono: “Cosa manca alla nostra scuola? Di cosa ha bisogno? Perché si ha necessità di questa mobilità?”

Dopo aver individuato in modo ben chiaro i bisogni formativi dello staff della scuola è possibile scegliere tra diverse opportunità:

1.periodo di insegnamento o formazione in un istituto partner europeo

2.partecipazione a corsi strutturati, eventi formativi o job-shadowing, ovvero periodi di osservazione in una organizzazione attiva in ambito educativo in un altro paese.

Anche i semplici corsi di lingue all’estero sono ammissibili.

L’organizzazione di accoglienza dello staff può essere in uno dei paesi del programma di mobilità, non solo quelli appartenenti alla Comunità Europea, ma anche altri paesi che hanno aderito all’iniziativa. Basta consultare il sito: www.erasmusplus.it per visionare la lista dei paesi dove si possono trovare partners.

Strumenti utili in questa ricerca possono essere: la piattaforma e-twining; gli Istituti di lingua e cultura, le Camere di Commercio, Facebook, o semplicemente cliccare su un motore di ricerca: “Partners interessati alla partecipazione di progetti Erasmus +” Sia chiaro che è imperativo trovare partners affidabili.

Importante è che l’istituzione scolastica presenti una sola candidatura come organizzazione capofila, ma ciò non esclude la partecipazione ad altri progetti come partner. E’ possibile creare anche un consorzio, composto da minimo tre organizzazioni, che devono essere obbligatoriamente istituzioni scolastiche.

Le attività possono avere durata variabile da due giorni a due mesi (esclusi i giorni di viaggio) e l’intero progetto può avere una durata da un anno a due anni.

E’ necessario prendere dimestichezza prima possibile con il format del progetto, scaricabile sempre dal sito citato. E’ di facile compilazione, basta seguire le istruzioni.

Primo step: richiedere il PIC NUMBER, un identificativo dell’istituzione scolastica necessario per la compilazione del progetto, necessario sia per l’organizzazione capofila che per i partners.

A questo punto bisogna suddividere il proprio lavoro in fasi ben precise:

-SELEZIONE E PREPARAZIONE DELLO STAFF: deve essere realizzata con criteri di valutazione oggettivi e trasparenti;

-DESCRIZIONE DELLE ATTIVITA’ E DELLA LORO ATTUAZIONE: non è necessario far sfoggio di cultura ed utilizzare linguaggio erudito. Bisogna essere chiari e concisi, diretti ed incisivi.

-CALENDARIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’: bisogna tener conto dei giorni di viaggio di andata e ritorno che sono esclusi dal conteggio attivo delle attività di mobilità;

-COSTI: mai perdere di vista il budget che si ha a disposizione. I costi delle attività sono unitari e sono già fissati, escono in automatico compilando il format. Il finanziamento copre il supporto individuale e quello organizzativo. Unica eccezione è se si prevedono bisogni educativi particolari, per esempio per persone disabili.

-FOLLOW UP: IMPATTO, DISSEMINAZIONE E VALUTAZIONE: sono i punti chiave. La Comunità Europea vuol sapere se spenderà bene i soldi investiti nel progetto. Qui occorrerà essere davvero bravi.

Ultimo consiglio leggere attentamente la griglia di valutazione che la Commissione Europea utilizzerà per valutare il progetto: conoscere su cosa saremo giudicati aiuterà a strutturare meglio il progetto.

Per ulteriori informazioni e delucidazioni ci si può rivolgere all’agenzia nazionale ERASUMS + INDIRE.

Buon lavoro e… considerate che bisogna lavorare all’interno di un cerchio.

“Su di un cerchio ogni punto d’inizio è anche un punto di fine”. Eraclito

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