TRASPARENTI PER FORZA? COSA RACCONTARE AGLI ALUNNI DOPO LE STRAGI

 

di EMILIANA SENATORE

Abiteremo auspicabilmente altri mondi, vivremo la nostra esistenza in un arco di tempo più lungo imparando a percorrere nello spazio distanze infinite eppure il nostro universo, sede di sogni e speranze, è ricolmo di grandi incognite. Seppure sono stati fatti progressi in materia di studi  scientifici sul potenziale ed il futuro  della  Bruxelles STRAGEnostra mente, ancora  oggi  e soprattutto oggi alla luce dei fatti di Bruxelles seguiti di qualche mese a quelli di Parigi, non abbiamo capito ciò che succede dentro il nostro cervello, tutto rimane  un mistero eternamente inconoscibile, ancora da scoprire. Non abbiamo ancora trovato teorie  che ci consentano di conoscere e riconoscere  che la vita  intelligente esiste ma che è ancora lontana da noi e che comunque vale la pena scovarla. La sfida sarà quella di pensare che tutto dipende solo da noi e che dobbiamo credere di pensare l’impensato. Bisogna ancora girare e viaggiare per il cosmo per  capire il perché  della vittoria della  violenza dell’uomo su un altro uomo, oggi  ancora inaccessibile e indecifrabile ai più  sul nostro pianeta, capire le leggi di natura (a chi come me ancora le ignora) per evitare di incrementare  prospettive di morte, per dare risposte non fare domande, per cercare da qualche parte un Dio, qualunque esso sia, che dia un senso a tutto e spieghi i molti, tanti misteri su cui necessariamente si deve far luce.  Innanzitutto dare una risposta al primo dei tanti e cioè che da qualche decennio l’Europa è diventata un porto di mare per le nostre politiche di accoglienza e di integrazione, e che esiste un’alternativa tra il buonismo di molti e l’indifferenza totale di altri, che magari vivono nella casa a fianco, senza conoscerlo, di chi ha il coraggio  di farsi saltare in mezzo alla gente, causando le peggiori stragi. L’unica spiegazione plausibile che questa fanatica illusione è il risultato di un peso di responsabilità da condividere equamente con chi,  in questi mesi, ha risposto solo con tanto  silenzio a questo immenso dolore.  Chiediamoci in quale famiglia sono cresciuti, quale clima affettivo hanno respirato, quale relazione con i genitori ed i compagni hanno stabilito, quali bisogni profondi non hanno avuto appagati e quanto poco definita e motivante sia stato il percorso di vita. E allora non è difficile vedere come sia scollegata l’infanzia non privilegiata e la storia non semplice di vita di  questi ragazzi fragili ma allo stesso tempo temerari,  che di fronte ad un mondo confuso,  interpretano un Dio a modo loro, lo invocano per dare uno sbocco ed un senso al loro agire…. Adolescenti che sicuramente guardavano al futuro ma che usando i camuffamenti della vita, e che nella consapevolezza e disposizione al sacrificio,  danno un orizzonte di senso  al proprio sé e alla noia scegliendo soluzioni sbagliate, esasperate per essere ricordati  come  martiri  e per aver stravolto intere esistenze. E le cronache di oggi sono piene di volti, tanti volti di chi ha procurato morte, attentati, blitz rocamboleschi  delle forze dell’ordine, poi operazioni fallite congiunte e disgiunte, infine scontri tra intelligence di mezza Europa che credono di aver stanato  i ricercati numero uno per ricostruire catene di comando, regie e modus operandi, spostamenti e ricostruzioni di mosaici complessi. E’ il terribile gioco di chi, in nome del narcisismo, si sta facendo sempre più strada. Ed allora di fronte a tanto orrore come proteggere l’infanzia avendo particolare attenzione ad attivare la funzione di filtro per le modalità di accesso ai canali della comunicazione, per diluire questa violenza senza fine che può determinare una sorta di sbandamento? Uno sbandamento comprensibile visto che questi fatti entrano di prepotenza in tutte le case ed interferiscono e pesantemente a tutti i livelli sui minori. Il problema dell’affrontare o meno a casa, come a scuola, esiste e si è accentuato negli ultimi mesi non solo per l’escalation di attentati ma  ancor più perché arricchito  dalla veloce  fruibilità   di internet e dei social network da parte di bambini. Le prepotenze  che arrivano dalla cronaca e che si consumano in maniera diretta attraverso tutti i canali della comunicazione fino agli esiti tragici a noi ben noti, aprono a scenari imprevedibili che non rendono immuni da alcun contenimento. Pertanto in una società che sembra aver dimenticato il senso del pudore, nella disattenzione genitoriale e nelle discrasie tra il mondo reale e quello dei media, il sentimento che  dà  significato alla vita come valore assoluto e alla conoscenza potrebbe essere oggetto di riflessione come elemento trasversale nella relazione che sostanzia il progetto educativo tanto della famiglia quanto quello della scuola. Quale pudore potrebbe esistere oggi se non si ha il minimo riserbo nel trattenere? Sarebbe assolutamente legittimo per una sana e giusta protezione nei confronti di minori dato che oggi tutto è pubblico, tutto possibile perché imposto a suon di media. Non c’è dubbio che oggi diventa difficile mettere al riparo individualità contro la sopraffazione della trasparenza a tutti i costi. Allora di fronte ad una curiosità morbosa dopo questi fatti gravissimi (prima la Francia, poi il museo della  Tunisia e  le spiagge del Mar Rosso, poi il Belgio, poi la Siria a seguire il Pakistan) non ci resta che resistere, alimentando il pensiero critico per trovare altre chiavi di lettura, fornire  risposte adeguate  ai nostri figli/allievi perché imparino a “resistere” e soprattutto opporsi all’orrore e alle suggestioni negative. Insegnare a comprendere il valore della tolleranza come stile di vita che racchiuda in un caldo abbraccio il rispetto per l’altro. E  per realizzare questo occorrono i fatti  per  scongiurare il rischio che rimangano solo parole! Un’autentica consapevolezza dei ruoli e delle funzioni   impone, non arroccamenti, né separatezza tra la scuola e la famiglia ma,  in una corresponsabilità educativa,  la  convergenza. Occorre  un nuovo modo di interpretare la realtà,  che ispiri fiducia, sappia rassicurare, riannodi alla lezione pedagogica e psicologica quella  ben più importante  che deriva dal ruolo  di genitore o  di insegnante.

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