STUDENTI IN RIVOLTA. A SALERNO LE LANCETTE TORNANO INDIETRO DI CINQUANTA ANNI

ALESSANDRO TURCHI

La nota vicenda della scuola più famosa di Salerno, il Liceo Tasso, al centro delle cronache in questi giorni, sembra un esempio tipico di quanto il ruolo del dirigente scolastico sia delicato e di responsabilità infinita. E di quanto la scomodità della posizione, al crocevia fra organizzazione, rappresentanza, formazione, amministrazione, didattica e sicurezza, sottoponga il dirigente scolastico a pressioni fortissime. Spesso senza il conforto della pubblica opinione. Del resto, pare evidente da parecchi segnali, compreso quello non secondario imagesdella retribuzione, decisamente sotto la media di quanto accade per i dirigenti di altri settori dello Stato, la funzione del dirigente scolastico è sconosciuta ai più, quando, addirittura, sottovalutata. Come quando qualcuno, per puro populismo da social o per semplice ignoranza, ci spiega che il dirigente scolastico dovrebbe essere scelto dai collegi dei docenti (sic!) a rotazione, dimenticando o, forse, non conoscendo neanche la decima parte di quelli che sono i suoi compiti. Ma la domanda che impera leggendo i giornali in questi giorni, è se sia giusto che gli studenti, magari “ispirati” da qualche adulto per motivi extrascolastici, possano dettare l’agenda della scuola, possano condizionare il dirigente scolastico, possano ribaltare il Piano del’Offerta Formativa e le scelte effettuate. Un dirigente scolastico, lo diciamo per semplice informazione a chi ignora, ha la legale rappresentanza della scuola che dirige, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio, ha poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane, organizza l’attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali. Senza considerare che è partendo dal suo “Atto di indirizzo” che il Collegio dei Docenti sviluppa il Piano dell’Offerta Formativa che poi viene deliberato dal Consiglio di istituto. Un ruolo, come si vede, di assoluta centralità, che non può essere inficiato da qualche studente che ha spostato le lancette dell’orologio indietro nel tempo, agli anni settanta, ai tempi delle assemblee studentesche, della guerra in Vietnam e delle baronie. Il mondo da allora è cambiato, la scuola è altra cosa, ma alcuni sembra se ne siano dimenticati, tanto da scatenare polemiche pretestuose fuori tempo e fuori luogo. Oggi esiste il  dimensionamento forzato per le scuole con meno di seicento alunni, e l’occupazione di questi giorni del principale Liceo classico della città offre il fianco ai detrattori di questa scuola, da tanti anni, forse, non più la scuola dei figli della classe dirigente di questa città, favorendo, nei fatti, altre scelte per la imminente fase di iscrizioni. Sia chiaro, nessuno rigetta il dialogo con gli studenti, nessuno ritiene che il dirigente scolastico debba essere quello “sceriffo” che i demagoghi tratteggiano, ma nello stesso tempo le responsabilità che il ruolo e i compiti gli assegnano, non possono essere gettate alle ortiche di fronte a richieste più o meno strumentali: ore di autonomia, riorganizzazione della didattica, orario ristrutturato, no alle verifiche scritte, no ai corsi extracurricolari così come sono, con richieste che entrano nel vivo delle scelte organizzative e didattiche che non spettano agli studenti ma al dirigente e al collegio dei docenti.

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