SOCIALNETWORKS E APPS A SCUOLA. FORSE SI PUO’!

di CARLA SCARABINO

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Finalmente tutti dormono. Preparo la lezione di scienze per la mia terza media e sfogliando una rivista di divulgazione scientifica mi soffermo a leggere un dossier sulla “carica dei social friends”, l’amicodipendenza e il dilagante uso di Facebook.

Seleziono un articolo che leggerò il giorno seguente per introdurre la lezione sulla struttura interna della terra e i moti convettivi del mantello, preparo una mappa concettuale, immagino un modello da far costruire ai ragazzi in classe, scarico un video educativo e vado a dormire.

Ripenso a quanto letto sulla “scienza dell’amicizia”, al social per eccellenza e … alle parole del dirigente nell’ultimo collegio docenti: INNOVAZIONE, INNOVAZIONE, INNOVAZIONE.

Mi chiedo: perché non scegliere di usare il lato buono della tecnologia dei social per promuovere ambienti di apprendimento significativi ed inclusivi? Perché non mettersi in discussione, perché non imparare dai ragazzi, con i ragazzi? Perché non cercare di immaginare approcci nuovi che superino le attività proposte dai libri di testo e incontrino le abilità, gli interessi e i desiderata degli alunni?

Non si può insegnare a tutti nello stesso modo!

Non è possibile usare un unico canale comunicativo, un unico modus operandi per “arrivare” ad individui completamente diversi tra loro.

Di qui lo sforzo di pensare facebook e whatsApp come luoghi che possano promuovere conoscenza e non si riducano ad essere contenitori di citazioni altrui, frasi sgrammaticate o selfie poco significativi.

La scelta della creazione di una pagina fb di approfondimento didattico della classe e quella di un gruppo whatsApp su cui condividere compiti, materiali didattici diversi da quelli già in possesso degli studenti, è stata prima manifestata e condivisa con i genitori.

Fase successiva, la proposta alla classe e la reazione di iniziale stupore: “prof. ma il telefono non si può usare in classe?”. “Certo, la pagina e il gruppo potranno supportarvi nelle ore in cui non sarete a scuola… una classe virtuale.”

Fin da subito sono state scandite e condivise le regole del gioco, sono state spiegate finalità e utilità dei due social resi strumenti didattici ad hoc.

Dopo una resistenza iniziale, quasi un imbarazzo ad usare questi mezzi in maniera intelligente, sono apparsi i primi mi piace, seguiti dalle pubblicazioni dei ragazzi: originali, interessanti, espressioni delle preferenze e attitudini personali di ognuno.

Certo è anche capitato che alle 13.53, quando hai da poco varcato la soglia di casa e ti appresti a pranzare con figli e marito arrivi un messaggio sul gruppo 3E con la prof!:“Prof. il problema di geometria non l’ho capito! Come si sviluppa sul piano un prisma a base triangolare?”

“Ragazzi posso pranzare? Concedetemi una mezz’ora, a dopo.”

Oggi, a qualche mese dall’inizio di questo “esperimento”, la classe, guidata e costantemente affiancata, ha imparato a ricercare in maniera critica materiali didattici e strumenti in grado di agevolarli nell’apprendimento e accade che qualcuno addirittura proponga una riflessione su una notizia apparsa pochi giorni prima su NATURE, autorevole rivista scientifica internazionale, sulla scoperta di 4 nuovi elementi chimici e sull’opportunità di chiedere alla IUPAC (Unione internazionale di chimica pura ed applicata) di chiamarne uno LEVIO, in onore del chimico scrittore Primo Levi.

Segue un brain storming: da Mendeleev all’inquadramento storico della vita di Levi, i luoghi della seconda guerra mondiale, le ragioni della sua sopravvivenza ai campi di sterminio.

Questa per me è interdisciplinarietà; è un esempio di competenza “agita”, quelle competenze di cui tanto abbiamo scritto nei curriculi verticali.

Esplorazione, scoperta, capacità di stimolare la motivazione degli alunni sono le parole chiave che caratterizzano l’azione formativa finalizzata a rendere i discenti utenti attivi dello strumento tecnologico diventato mediatore dell’apprendimento.

Si apprende con le tecnologie non dalle tecnologie!

Probabilmente l’esperienza testimoniata non funzionerà in tutte le classi ma perché non provarci? Perché non “educare” ad un uso critico, consapevole, creativo dei socialnetwork e delle socialapp visto che appartengono al vissuto quotidiano dei nostri studenti?

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4 Responses

  1. Maria Giovanna Damiano scrive:

    Vivi complimenti a questa docente.Ne condivido pensiero e modus operandi!

  2. Daniela scrive:

    Complimenti alla Prof.ssa Carla Scarabino, eccellente iniziativa,capece sicuramente di stimolare gli alunni ad azioni formative ma tenendoli allo stesso tempo all interno di un loro mondo.

  3. Alfonsina de Filippis scrive:

    Brava! Questo dimostra che i social non DEVONO segnarci la strada, bisogna fare in modo ci tornino utili, dobbiamo “usarli” ….e tu ci stai insegnando come fare! Grazie…..

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