SIAMO TUTTI AUTISTICI. OGGI, 2 APRILE, BLUE DAY

di EMILIANA SENATORE

 

 

In un momento in cui la scuola sembra proiettata sempre più verso il culto della velocità, riflettere sui pregiudizi e le ipocrisie generate da questo tempo che, da un lato dilata sbrigando di fretta ogni cosa, dall’altro rallenta, fino all’estremo sui problemi importanti dell’umanità, impone giocoforza coscienze mature e sensibili per facilitare un non facile esercizio di decodifica. Si può amare la vita in se e per sé indipendentemente dall’autosufficienza vitale, positiva e serena e non si può pensare che il valore dello stare al mondo e dell’esistenza dipenda solo dallo stato di benessere anche perché non siamo noi a decidere il nostro destino. Occorre abbandonare le paure e gli stereotipi per chiederci se vogliamo cambiare, riflettere e occorre capire che non esistono angolature migliori o peggiori di altre… La nostra storia è unica, fatta di relazioni con gli altri e l’attenzione alla diversità da tempo rappresenta oggetto di studio di tutte le scienze dell’educazione che in una ripartizione di responsabilità richiede percorsi d’apprendimento sinergici, speciali, significativi mirati, personalizzati che diano concreta applicazione a tutti per garantire quel diritto allo studio cosi come stabilito dal dettato costituzionale. Occorre specifica attenzione educativa per sostanziare politiche   che migliorino sempre più la dimensione affettiva relazionale sensoriale motoria cognitiva sociale degli allievi con disabilità. Il prossimo 2 aprile si celebrerà il BLUE DAY iniziativa lanciata dalla più grande organizzazione mondiale “AUTISM SPEAKS “ed in tutto il mondo si  accenderanno milioni di luci  blu sui più famosi monumenti o sui palazzi istituzionali per promuovere la consapevolezza e la sensibilizzazione dell’autismo. Perché il blu???Il colore del desiderio di conoscenza e di sicurezza  per esprimere vicinanza alle tante persone colpite da questa patologia che ha il suo esordio verso i tre anni e dura per tutta la vita. Dall’Empire State Building  di New York  al Cristo Redentore di Rio de Janeiro e poi alla Piramide d’Egitto al BIG ben di Londra passando per la Tour Eiffel fino ad arrivare Colosseo alzando gli occhi al cielo  si  potranno vedere  illuminati   di blu i monumenti-simbolo della cultura di interi paesi per essere idealmente vicini  e vestire i panni  almeno per un giorno delle persone autistiche e delle loro famiglie che quotidianamente  di fronte a grandi difficoltà di integrazione sociale  cercano (con cure riabilitative appropriate ) di rendere in tutti i modi i bambini prima e gli adulti  poi il più autonomi possibile e  dare alla vita un senso che nessuno può comprendere. E allora non è retorica cantare “Il cielo è sempre più blu”, la canzone di Rino Gaetano e non di Modugno, ritratto di un’Italia di quarant’anni fa, assolutamente sovrapponibile a quella di oggi  per questi tempi, nel contrasto buoni/cattivi, belli/brutti (chi vive in baracca, chi suda il salario, chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo, chi ruba, chi lotta ), ma soprattutto calzante per chi ha conosciuto l’autismo ….Le tempeste della vita sembrano acquietarsi in  un cielo blu che accomuna tutti nonostante le differenze ….Il 2 aprile accendendo una luce blu si vuole  infondere quell’anelito di speranza  alle famiglie e alle tante persone  affette da  autismo ed  elevando lo sguardo verso l’ALTRO e verso gli ALTRI pensare che se gli autistici  hanno  compromesse le autonomie individuali e la capacità di comunicare, hanno la  straordinarietà di essere speciali. Moltissime le iniziative del mondo della scuola come dell’associazionismo in genere  della televisione e dello sport per l’autismo . Soprattutto la Fondazione  Italiana per l’Autismo italiana si è attivata per far conoscere ancor più la natura del disturbo, ma anche per coinvolgere tutti in una ricerca di  risorse e in una riorganizzazione di percorsi che tengano presente sempre la legge sull’autismo dello scorso anno o le parole chiave alla base dell’intervento educativo: osservazione, conoscenza, pianificazione, condivisione. Credo che il MIUR  e il mondo dell’informazione  e dello sport abbiano voluto fortemente dare un valore alla parola CONDIVISIONE raccontando attraverso le esperienze, le storie, le testimonianze, i film, i dibattiti, le implicazioni, gli incontri, la condizione di chi ogni giorno  oscilla tra la rassegnazione, la mobilitazione, ma soprattutto la voglia di andare  fino in fondo  per superare ostacoli o  forme di resistenza che rendono sempre più difficile e articolata la questione che assolutamente non può essere ignorata. Ammettiamolo, l’autismo è materia  alquanto complessa e richiede   una focalizzazione in merito  che assolutamente non deve essere vista da una posizione miope che riguarda solo chi ha il problema perché mettersi nei panni di… diventa una cosa che ci riguarda  ma  fino ad un certo punto !!! Non è questo l’approccio giusto!!!! Nè basta un’emozione né uno sporadico momento di condivisione o peggio di pietismo o di finto buonismo di fronte allo sbandamento comprensibile della famiglia che spesso si scontra con forme di resistenza di  una burocrazia che rende tempi lunghi ed elefantiaci che rendono tutto più difficile amplificando distanze, sminuendo  ruoli, aumentando frustrazione e sfidautismo1ucia… Occorre una iperfocalizzazione  per richiamare l’attenzione sulla sindrome e sui bambini  autistici il più delle volte difficili da gestire ai quali occorre garantire un’offerta formativa adeguata e progettata che si identifica col riconoscimento dell’inclusione scolastica come valore fondante. In questa ottica si inserisce il concorso lanciato nelle scorse settimane dal MIUR rivolto agli studenti di tutta Italia per cambiare prospettive e far  riflettere che la “diversità non è distanza” ma che occorre sforzarsi per capire che “comunicare è incontrarsi“. Attivare un confronto sul significato e sul senso  dell’azione  congiunta  degli operatori della scuola, della sanità e dei servizi sociali e della ricerca sia nel campo biomedico che psicologico per dare  supporto alle necessità tanto delle famiglie quanto dei bambini  serve ad allontanare gli individualismi e premiare una cultura pedagogica  che offra la migliore applicazione possibile  della legge  sull’autismo. Allora la collaborazione tra i soggetti coinvolti che  interpretano un sistema ordinato di significati e interazioni sociali può specchiarsi  nella legge stessa  che evidenzia l’ impegno che ciascuno  può dare  e in quale forma ( esplicita o sottintesa ) può  sostanziarsi la disponibilità dei soggetti coinvolti. L’autismo allora diviene espressione di una nuova cultura che rifiuta le rigidità in favore di una  mutata consapevolezza che intende il ruolo della scuola,  in primis, di grande pregio ed efficacia educativa, perché  direttamente proporzionato alla qualità dell’inclusione che saprà realizzare. La criticità non sarà più un limite, ma  promozione della persona che nella sua unicità richiede specifica attenzione ed ineludibile riflessione. Una scuola inclusiva, che è di tutti e per tutti,  non lascia indietro nessuno…e se lo fa si impegna a progettare con le istituzioni del territorio ambienti adeguati che interpretano le richieste di chi voce non ha, di chi è difficile da capire, di chi viene percepito negativamente. Mi piace pensare ad un’istituzione di servizio che non sostituisce la scuola, ma che la  affianca o si pone dopo la scuola, un’istituzione che diviene espressione dell’attenzione e del rispetto per l’altro, che sostiene, impegna, valorizza, orienta aspettative e comportamenti, stimola interessi e fiducia, non gioca sull’apparenza e sulla visibilità, ma   costruisce relazioni positive, lavora  attraverso il linguaggio delle emozioni,  parla più di tante parole, più di tanti  giudizi e pregiudizi che fanno tanto male al cuore!!!!

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