RETI E LEGGE 107. UNA SCUOLA AUTONOMA CHE HA POCO BISOGNO DELLE INVASIONI DI CAMPO DEL MIUR

di NICOLA ANNUNZIATA

Con una recente nota del MIUR, a firma del Capo del dipartimento per il sistema educativo d’istruzione e formazione, sono state trasmesse le linee guida per la costituzione delle reti previste dalla legge 107 ai commi 70 e seguenti. Personalmente avevo espresso qualche dubbio sul tema delle reti di scuole già all’epoca del documento sulla “Buona scuola” di settembre 2014. In particolare aveva suscitato la mia perplessità la prospettiva che i docenti dell’organico allora definito funzionale fossero “a disposizione delle scuole, o di reti di scuole”, ma soprattutto la previsione che le reti fossero “inclusive” e “trasversali”, inclusive nel senso di prevedere che tutte le scuole appartenessero a una rete e trasversali nel senso che al suo interno la rete dovesse comprendere scuole di ogni ciclo. Una tale composizione organicamente predeterminata mi sembrava tutt’altro che una valorizzazione dell’autonomia quanto piuttosto uno strumento di flessibilità nell’impiego del personale e di decentramento amministrativo, se non proprio un’invasione di campo da parte dell’amministrazione.

RETEAncora dopo l’emanazione della legge, a luglio scorso, questa preoccupazione non si era dissolta. Il riferimento ai caratteri d’inclusività e trasversalità non era più esplicito, ma la previsione che tali reti dovessero essere promosse dagli Uffici scolastici regionali tra le scuole del medesimo ambito territoriale sembrava confermare un’impostazione verticistica riguardo alla loro costituzione. Anche se le finalità delle reti definite dalla legge 107 in buona parte erano coerenti con quelle previste dal DPR 275/1999, evidentemente legiferare su una fattispecie già normata aveva un sapore ambiguo. Naturalmente questo non significa che il Ministero e le sue articolazioni non possano recitare un ruolo d’impulso e promozione, in questo come in altri aspetti della vita scolastica, ma naturalmente questo dovrebbe avvenire in un clima di condivisione delle finalità previste dalla norma, soprattutto in un caso come questo in cui l’adesione delle scuole è subordinata alla delibera degli organi di autogoverno delle scuole, i consigli d’istituto, in cui sono rappresentati gli utenti del servizio scolastico. Gli sviluppi della vicenda non solo hanno confermato tutte le perplessità che l’evoluzione normativa aveva alimentato, ma sono andati oltre le più pessimistiche previsioni. Infatti, dopo un’inerzia di quasi un anno, nell’imminenza del termine del 30 giugno indicato dal comma 70 della L. 107, il MIUR emanava la nota prot. 2151 del 7/6/2016, diretta agli Uffici scolastici regionali, con cui trasmetteva le linee guida e i modelli per gli accordi di rete. A questa nota seguivano le istruzioni degli uffici regionali ai dirigenti scolastici, che in taluni casi non esiterei a definire offensive nei riguardi dell’autonomia delle scuole. Prendiamo ad esempio la nota dell’USR Campania, che con circolare del 13/6 procedeva alla convocazione dei dirigenti scolastici per la firma degli accordi di rete a  partire dal 17 giugno! Naturalmente previa delibera dei consigli d’istituto. Naturalmente un diktat del genere era chiaramente improponibile e il MIUR era, infatti, costretto a una precipitosa marcia indietro. Il 15 giugno con la nota prot. 2177, con l’abituale disinvoltura giuridica che contraddistingue la patria del diritto (o dovremmo dire del diritto negato?) il Ministero chiariva che il termine del 30 giugno era ordinatorio e non perentorio. Come dire: abbiamo scherzato – e in cascata tutti tiravano un sospiro di sollievo, dagli uffici regionali ai dirigenti scolastici.

Con una falsa partenza di questo tipo anche un’iniziativa di forte impatto e significative prospettive – e forse questa non lo è – potrebbe naufragare. Soprattutto nel clima di contrapposizione che si è creato attorno alla legge sulla buona scuola, contrapposizione sulla cui genesi non è qui il caso di dilungarsi. Certo non si può ignorare che alcune improvvide prese di posizione sia del governo sia dei sindacati hanno finito per mettere su opposti fronti dirigenti scolastici e docenti, che viceversa sono attori complementari del sistema scolastico. In questo contesto una manovra che richieda il previo appoggio e la favorevole delibera del consigli d’istituto va adeguatamente preparata e costruita, dal momento che la componente docenti ha un’elevata consistenza numerica nei consigli d’istituto, e una delibera sfavorevole potrebbe essere vista come una chiave per sabotare un aspetto qualificante della riforma, oltre che alimentare il clima di  contrapposizione tra dirigenti e docenti, contrapposizione di cui la scuola non ha certo bisogno. A queste osservazioni sul metodo peraltro si aggiungono quelle sul merito. La previsione delle linee guida, diramate con la nota del 7 giugno, di una duplice natura delle reti, di ambito e di scopo, lascia intatti tutti i dubbi e le perplessità su questi enti. Laddove, infatti, le reti di scopo sembrano sostanzialmente le reti già previste dall’art. 7 del regolamento dell’autonomia DPR 275/1999, la previsione della costituzione di reti che comprendano tutte (tutte e sole direbbero i matematici) le scuole di un ambito territoriale, le reti di ambito appunto, rafforza l’idea che questi enti siano strumenti di governo del personale e di decentramento amministrativo piuttosto che di realizzazione dell’autonomia scolastica. Personalmente non ritengo pregiudizialmente negativo un collegamento tra tutte le scuole di un ambito. L’autonomia non significa certo isolamento e autoreferenzialità e con la costituzione degli ambiti territoriali potrebbe essere opportuna una struttura di coordinamento tra le scuole dell’ambito. Probabilmente lo strumento normativo varato per attuarle è inadeguato e in questa situazione l’attuazione di tali reti ha bisogno di un percorso attento e condiviso, attuato con le necessarie cautele. Soprattutto non può avvenire vibrando ulteriori colpi al consiglio d’istituto, che già esce malconcio, come ho avuto più volte modo di osservare, dalla normativa della legge 107.

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