NON SOLO PEDOFILIA. I PERICOLI DA CUI GUARDARSI SU INTERNET

 

di MARIA GIOVANNA DAMIANO

No, questa volta  non è il foglietto illustrativo di un farmaco, ma un avvertimento da prendere in seria considerazione quando si parla di web, di social network e di supporti digitali. ll bombardamento mediatico ci racconta una società di pericoli, di insidie, di “umanità disumana” e da tutto questo genitori ed educatori tentano affannosamente di tener lontani i propri figli, i propri studenti. Le compagnie, i luoghi di aggregazione, le strade, i condomini, tutto spaventa, tutto appare insicuro. E il web allora? La realtà virtuale nella quale i nostri ragazzi si calano per molte ore al giorno è altrettanto terrificante! Come genitore e come docente mi domando sempre più spesso come e in quale misura io possa agire per proteggere dai tranelli della rete, da contenuti inappropriati, dai falsi profili, dagli inganni continui del web. Cyberbullismo, sexting, pedopornografia online sono alcuni dei termini che camminano su questo binario e che ci descrivono fenomeni dilaganti e difficili da controllare. L’attività della polizia postale e delle comunicazioni è incessante, così come la sensibilizzazione che porta nelle scuole, raccontando vicende, mettendo in guardia, dispensando buoni consigli,  ma la dipendenza dai dispositivi tecnologici e la facilità di accesso alla rete sono difficili da contrastare. Il “grooming” è il vile quanto sottile processo attraverso il quale un adulto cerca di contattare il minore, pensando come lui, agendo come lui, fjjjrequentando chat, dove ci si scambiano informazioni su giochi online oppure su gare sportive, ecc. Dal semplice contatto  online si tenta di approfondire la conoscenza in rete arrivando alla richiesta di immagini, se non all’indirizzo di casa o dei luoghi che si frequentano  maggiormente. Nickname, foto del profilo fasulle, informazioni mendaci sulla propria vita schermano questi farabutti dietro identità costruite con sapienza per accattivare, per ottenere fiducia e confidenze. All’adescatore basta spesso la promessa di un regalino per ottenere un appuntamento o foto e video intimi della vittima. Il mobing del web o cyberbullismo consiste nella diffusione di chat, sms, immagini, video, soprattutto nel mondo dei social che deridono la vittima, che ne evidenziano debolezze e incapacità, che diffondono maldicenze, false notizie, anche per lunghissimi periodi, sottoponendo i malcapitati ad una terribile pressione psicologica. Il dramma è che molte volte gli stessi familiari non ne sono informati e lo scoprono quando ormai il danno è fatto. In questo sistema di mobing rientra anche il fenomeno del sexting, che dilaga tra i giovanissimi, che comincia con la moda di  selfie personali, ammiccanti e provocanti per portare poi a scatti e registrazioni di video esplicitamente a sfondo sessuale che vengono condivisi con i propri contatti per apparire, per piacere, fino a diventare però oggetti pericolosi  di ricatto. E la dipendenza da giochi d’azzardo o dalle console?  Quante ore trascorse davanti ad uno schermo per raggiungere un nuovo record in un gioco ossessivo o quanti accessi in una giornata su siti di giochi vietati ai minori! Quando si legge la sigla I.A.D. si parla di Internet Addiction Desorder, una dipendenza difficile da riconoscere e dunque da curare. Sono le persone dall’esterno a rendersi conto dello stato di dipendenza dalle tecnologie, che è invece del tutto impercettibile e insignificante per chi ne è affetto. Un male subdolo che diventa alienazione, solitudine, insicurezza, fobia e talvolta anche autolesionismo. Dunque la diffidenza nei confronti delle nuove tecnologie,ma anche riguardo la rete o rispetto a dispositivi come tablet e smartphone è più che legittima, così come sono legittime le paure che contraddistinguono genitori ed educatori. E’ pur vero, però, che proibire non giova, che il web non può essere transennato e che i nostri ragazzi sono predisposti e proiettati al digitale e alla conoscenza in multitasking. Possiamo allora monitorarli, guidarli nella ricerca di contenuti appropriati e di siti adeguati e ricorrere, quando necessario, a servizi di parental control, per porre filtri alla  navigazione, così come antivirus e antispyware per evitare  violazioni ai  propri  sistemi. Una medicina o una ricetta da somministrare  per salvare le nuove generazione da questo  contagio non esiste, né purtroppo si può immaginare di rinunciare alla dimensione digitale nella quale ci siamo tutti calati in  diversa misura. Solo occhi aperti e sempre vigili, per noi che dobbiamo sentirci  guide prudenti e consapevoli per le giovani generazioni, senza sottovalutare mai anche gli straordinari benefici delle nuove tecnologie applicate al processo di insegnamento-apprendimento, all’inclusione, al vivere quotidiano e al sistema delle comunicazioni e dei servizi.

 

 

 

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