NON CI RIMANE CHE IL REFERENDUM. L’ULTIMA SPIAGGIA DEI CONTESTATORI DELLA BUONA SCUOLA

 

di PAOLA D’ANGELO

Gli insegnanti che nel corso del 2015 hanno partecipato alla protesta nazionale indetta dai sindacati della scuola nei mesi precedenti all’approvazione della Legge 107, meglio nota come “Buona scuola”, a meno che nel frattempo non abbiamo cambiato idea, hanno la possibilità, fino al prossimo 18 giugno, di ridare un forte impulso alla protesta.

referendum (1)Il campo di battaglia sono le piazze e le vie dei centri urbani, ma non per sfilare in corteo, bensì per esporre banchetti informativi, finalizzati alla raccolta delle 500 mila firme necessarie perché la Corte Costituzionale possa esprimersi in merito alla legittimità dei quesiti referendari già depositati presso la Corte di Cassazione. Tra questi ce ne sono ben quattro inerenti la scuola:

  1. Abrogazione di norme sul potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e di confermare i docenti nella sede;
  2. Abrogazione di norme sul potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti da premiare economicamente e sul comitato di valutazione;
  3. Abrogazione di norme sull’obbligo di almeno 400-200 ore di alternanza scuola – lavoro;
  4. Abrogazione di norme sui finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private.

Per i promotori del referendum sulla scuola, decine di movimenti, associazioni e sindacati tra cui anche Cobas, Cgil e Uil, “firmare significa schierarsi a favore del pluralismo di idee e metodologie, collaborazione democratica negli organi collegiali, piena autonomia delle scuole nel decidere il proprio Piano dell’Offerta Formativa, erogazioni di fondi all’intero sistema nazionale di istruzione”.

Al referendum è stata dedicata una pagina web, referendum-va-a-scuola, a cui è opportuno collegarsi per conoscere dettagliatamente le motivazioni dei quesiti, inoltre sui social si può seguire l’evoluzione della campagna con l’hashtag #scuorum o #referendumscuola.

Pino Turi, segretario della UIL ha definito quella referendaria “una strada difficile”, poiché «Il referendum è la ratio estrema. Ci auguriamo che il governo decida di intervenire prima. Il Parlamento, infatti, potrebbe modificare le norme sbagliate della 107/2015 e ridare voce ai cittadini per aprire un ampio dibattito sul futuro della scuola pubblica, quella frequentata dal 93% degli studenti italiani».

Il referendum sulla scuola non è l’unico per cui si raccolgono le firme a partire dallo scorso 9 aprile e fino al prossimo 18 giugno: ad esso sono affiancati altri quesiti, uno mirante a vietare su tutto il territorio nazionale prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi per i nuovi interventi in terraferma e in mare al di fuori delle 12 miglia; uno relativo agli inceneritori, che punta ad abolire una norma contenuta nel decreto “Sblocca Italia” del 2014; infine una petizione popolare per legiferare in materia di diritto all’acqua e di gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato.

Raccogliere le firme per tanti e tanto diversi quesiti, alcuni di natura anche molto tecnica, sarà un’impresa ardua per i comitati promotori. Nel caso la raccolta vada a buon fine e la Corte Costituzionale si esprima sulla legittimità di tutti i quesiti, si andrà a votare in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2017. Si ripropone allora l’interrogativo sull’utilità dello strumento referendario, visto l’ormai cronica presenza sul territorio nazionale del numerosissimo “Partito del boh”, ovvero degli indecisi o, peggio ancora, disinteressati a tutto ciò che non riguardi il proprio orticello.

L’accorpamento di più quesiti in un’unica tornata referendaria potrebbe però in tal senso smuovere maggiore interesse e consentire il raggiungimento del quorum.

Intanto gli insegnanti che con cognizione di causa mal sopportino le novità introdotte dalla Legge 107 hanno una valida opportunità di offrire il proprio contributo alla contestazione e all’eventuale revisione di una legge che, si ricorda, è stata approvata facendo ricorso alla fiducia da parte del Governo.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *