MIGLIORA IL TASSO DI DISPERSIONE? SI, MA NON PER GLI INVESTIMENTI , CHE CONTINUANO AD ESSERE SCARSI

di ROSSELLA DE VIVO

 

Una buona e una cattiva notizia per il mondo dell’istruzione e della formazione della nostra penisola. Da un lato il MIUR con un comunicato stampa il 25 marzo annuncia che il tasso di abbandono scolastico nel Belpaese è calato, dal 19,2% del 2009 al 15% del 2014, quasi 5 punti in 5 anni, un dato significativo anche se ancora insufficiente rispetto ai ALUNNI DISPERSIONEtraguardi di miglioramento che l’Europa ha fissato entro il 2020 (ossia al di sotto del 10%).

A distanza di neanche 24 ore il Dossier Eurostat 2014 riguardo alla spesa governativa divisa per funzione di cui hanno parlato le maggiori testate nazionali: l’Italia, fanalino di coda in Europa per percentuale di spesa pubblica investita nell’istruzione (7,9% nel 2014 a fronte del 10,2% medio Ue); penultima negli investimenti in cultura (1,4% della spesa a fronte del 2,1% europeo).Pochi soldi per l’istruzione terziaria, l’università e i servizi culturali, teatri, musei, gallerie, biblioteche, editoria tanto per intenderci.

Investire nell’istruzione è una delle aree prioritarie nel contesto della strategia europea per la crescita Europa 2020. L’istruzione, la formazione e l’apprendimento permanente supportano lo sviluppo del capitale umano per incrementare l’occupabilità e, in particolare, per combattere e prevenire la disoccupazione. È innegabile che laddove si investe sull’educazione si ottengono benefici in termini di produttività e di rendimento per un intero sistema paese. La Commissione Europea parla di vero e proprio imperativo per l’Europa. Per molti stati in effetti è così, ma per l’Italia? Per il 2014 il Belpaese non se la passa bene, dati alla mano; ma sono anni che va avanti così. Dove è finita la culla della cultura, che ha dato i natali a musicisti e letterati illustri, Dante su tutti, che detiene i due terzi del patrimonio artistico mondiale, con più siti UNESCO? Che paese è quello che non valorizza questo patrimonio? Questi dati, naturalmente non tengono conto di quello che è avvenuto nel 2015, in cui si è registrato un lievissimo incremento della spesa totale per l’istruzione, e la L. 107 della Buona Scuola pare abbia aperto uno spiraglio grazie ai maggiori investimenti anche in termini di edilizia scolastica, attrezzature, formazione dei docenti. Per il momento i numeri nudi e crudi sono questi, e non ci fanno sorridere, dobbiamo attendere ancora un anno per capire se davvero le politiche degli ultimi tempi hanno prodotto qualche cambiamento.

 

 

 

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