MACCHINA INFERNALE. LA FORMAZIONE DEI DOCENTI NEOASSUNTI

 

di EMILIANA SENATORE

E’ partita solo la settimana scorsa la macchina organizzativa della formazione dei docenti neoassunti, dando in questo primo avvio precedenza a quelli della fase zero, A e B e la gestione,  fin da subito, ha messo in evidenza un grandissimo lavoro  delle scuole polo con tutte le professionalità cooptate  per venire incontro a problematiche e difficoltà aggravate dall’alto numero di docenti in formazione: le credenziali non associate al tal docente, errori di iscrizione, vidimazioni di domande non regolarmente fatte dai dirigenti delle scuole di servizio, l’assegnazione,  come da calendario, di questo o quel docente  alla classe che  in alcuni casi è saltata per ragioni contingenti: docenti impossibilitati perchè in viaggio all’estero con le scolaresche o docenti in congedo matrimoniale o altri che per assistere alla seduta di laurea di un figliolo nel nord Italia hanno giustamente segnalato la difficoltà ad esserci e, per  finire, l’avvio quasi contestuale della formazione dello staff digitale per laformazione docenti quale  molti  sono stati precettati. Tante, insomma, le difficoltà che in parte erano anche facilmente prevedibili, viste la novità della legge di riforma. E che dire delle lamentele di tanti  che figurano tra i neoassunti addirittura con trent’anni e più di servizio, che nel passaggio da un ordine all’altro hanno dovuto rivivere l’esperienza della formazione dettata innanzitutto dalla necessità di dare un senso alla legge 107,  prospettata come una bella esperienza peer to peer, ma che  nella soluzione impiantistica rinnovata, ha poi obbligato, di fatto, a frequentare tre ore di laboratorio pomeridiano per quattro pomeriggi, esperienza che va ad aggiungersi  al lavoro svolto in classe. Magari a volte preceduto da chilometri e chilometri di viaggio per raggiungere la sede di servizio.  Questo per dire che l’implementazione di valide proposte formative avrebbe avuto bisogno di ritmi più equilibrati se si voleva che le stesse fossero vissute con l’intensità e l’attenzione che meritavano, senza essere considerate stravolgenti o miopi impegni, o essere accolte come propaggini di un sistema di politiche scolastiche un tantino da rivedere. In tal modo si è andata diffondendo la sindrome dell’assuefazione o peggio della stanchezza in chi, dopo aver accumulato esperienze nel corso della propria vita professionale, è stato chiamato ad apprendere nuovi percorsi con l’umiltà propria che si richiede ai nostri alunni. Del resto se il buon insegnante deve sapere apprendere il mestiere dell’insegnare, un buon formatore deve saper trasferire, oltre che condividere con sapienza, il privilegio della gestione del laboratorio di cui è responsabile. Visto il clima, il tempo e lo spirito di chi è in formazione, ai formatori è richiesta, in primis, la capacità di ri-motivare e di interpretare quella motivazione, presupposto fondante per ogni apprendimento, sollecitando ad arricchire il già congruo bagaglio di metodologie didattiche. Ovviamente la dimensione relazionale del rapporto che lega il formatore alla classe è indispensabile per traghettare lontano, oltre il contingente, competenze che legano il cognitivo con l’emozione e l’azione. Una formazione che non si inventa ma che in una non facile gestione dell’organizzazione, sappia dispiegare in quattro tipi di format (predisposti dal Miur) attività che  non possono essere costrette ma guidate, coinvolte,  che vanno nella direzione del confronto di pensieri e di idee, facendo riconvergere forme di conoscenze già presenti. La semplicità e la chiarezza con cui si provnoa a trasferire strategie organizzate e complesse,  in gran parte neutralizzate  dalla reattività di chi vive il tempo della propria vita in maniera affollata e accelerata, potrebbero essere foriere di  percorsi che aprono nuovi spazi di riflessione sul senso e modo di interpretare l’insegnamento, sul senso e modo di curare la propria formazione, sul senso e modo di considerare la relazione educativa,  sempre e comunque straordinaria  modalità educativa di accoglienza

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