LE FINTE FERIE DEI DOCENTI ED I MITI DA SFATARE

di ASSUNTA DI NUNZIO

Chiusa la scuola, dopo i primi tre giorni passati a cestinare verifiche non somministrate, proposte di voti, a saltellare allegramente per casa abbracciando figli e coniuge e chiunque a tiro, e preparate le valigie per la settimana low cost al mare prenotata da tempo con possibilità di allungare il soggiorno di una settimana con la riduzione del 50% del prezzo totale,…. con la mente si torna in aula.

Ci si interroga sul lavoro svolto, su quell’insufficienza che ha determinato la bocciatura, su quel voto che forse poteva essere aumentato, su una parola non detta a difesa del comportamento scorretto di un alunno…

Si pensa al prossimo anno, a come a volte ci si senta inadeguati a questi nuovi linguaggi di comunicazione utilizzati dagli alunni, si ripensa alla programmazione, si annota sul retro di uno scontrino l’idea di una nuova prova di laboratorio da realizzare proprio per quella classe, si cercano su internet corsi più o meno gratuiti di aggiornamento…

Si iniziano a preparare le prove per il recupero del debito formativo, entro il 31 agosto, e quelle, negli istituti professionali, di esame di qualifica del terzo anno, prima del 15 settembre, ed eventuali prove integrative per alunni che hanno chiesto di iscriversi all’istituto provenienti da altra scuola.

E per chi ha qualche responsabilità in più? Tante le esigenze di cui tener conto ad inizio anno, che vanno opportunamente e per tempo programmate…

Come ogni anno organici al 50% e anche meno, bisogna pensare all’orario, sicuramente ridotto per le prime due settimane, all’assegnazione de i docenti alle classi, stesso problema, non ci sono ancora tutti, impossibile e scortese decidere per gli assenti… Bisognerà porre particolare attenzione alle attività per i ragazzi H, per realizzare un’auspicabile integrazione con la classe e con i docenti. E bisogna prepararsi a spiegare, soprattutto ai genitori, perché non c’è più la docente specializzata di sostegno con cui il ragazzo si era trovato tanto bene l’anno precedente…

Bisogna prepararsi all’incontro con le famiglie, che avranno le pretese più disparate, e soprattutto, quella relativa ai mezzi di trasporto. In Campania da quest’anno parte il progetto (abbonamenti.unicocampania.it/) per tutti gli studenti della regione, che permette il trasporto gratuito nei giorni feriali, in orario scolastico, dal comune di residenza al comune dove è ubicata la scuola; ma per molti alunni sarà impossibile usufruire di questa agevolazione  per motivi di reddito o perché non tutte le autolinee hanno aderito e quelle che lo hanno fatto potrebbero avere degli orari non adeguati, e quindi si configurerebbe l’esigenza di uscire di casa molto presto e attendere l’apertura della scuola…  E allora permessi di entrate posticipate e uscite anticipate, per poter permettere agli alunni di tornare a casa in orario ragionevole.

Bisogna organizzare l’accoglienza per gli iscritti alla classe prima, cercando di accontentare le richieste di essere assegnati alla stessa sezione, e programmare attività che realizzino dall’inizio una forte empatia scuola docenti alunni.

Bisogna riavviare i laboratori, verificare il corretto funzionamento dell’aula informatica e di tutte le attrezzature presenti nei vari laboratori,… e tener conto delle tante esigenze del personale ATA.

E molto altro.

In realtà i docenti non vanno veramente in ferie.

Perché si occupano di persone e non di cose. Non di tabelle o progetti o programmi che possono essere “congelati” per un periodo più o meno breve senza che accada nulla o assegnati ad altri.

Nel periodo estivo la vita dei ragazzi continua, con i problemi, gli affanni, gli amori, le liti, … Ci sono realtà familiari,  sociali e lavorative che variano e bisogna colmare questo vuoto forzato che si crea.

Non certo tenendo aperte le scuole in estate, ma continuando ad “esserci”, magari anche con un “mi piace” alla foto in costume dell’alunna in spiaggia su FB… rispondendo ad un messaggio privato, con un incoraggiamento o una parola di conforto, insomma, trovando le modalità giuste che variano per ogni alunno, per ogni classe, per ogni scuola.

Perché anche questo è essere docente.

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