LE CLIL. COSA SONO, A CHE SERVONO

di GIUSEPPE BONAVITA

Viviamo in un mondo, in una società, sempre più indecifrabile, in cui la complessità diviene tratto abituale e in cui la rapidissima trasformazione continua, induce la scuola, a sua volta, a rimodulare continuamente la propria proposta clilformativa. Una gestione, quella della complessità, che non è cosa facile e che costringe ad un adeguamento interminabile. Inutile dire che oggi, in questa scuola, con questo contesto, la conoscenza delle lingue diviene strategica e progetti quali il Content Language Integrated Learning o, se vogliamo, il contenuto linguistico integrato nell’apprendimento, divengono  pratica possibile. Di cosa si tratta? E’ possibile insegnare in lingua inglese qualsiasi materia a patto che il livello linguistico sia almeno di livello B2, nel quadro comune europeo di riferimento. CLIL  appunto, che si propone di migliorare il livello linguistico degli studenti e motivare allo studio delle lingue straniere. E’ un esperimento pilota che parte dal suggerimento del legislatore già ai tempi della riforma Gelmini e che ci avvicina alla cima educativa, con una scuola che deve comunque, nel rispetto delle individualità di tutti, avvicinare al mondo contemporaneo e fornire gli strumenti culturali necessari per gestire la complessità. Possiamo farlo o siamo dei sognatori? Dobbiamo. In Finlandia a Jyvaskyla, come nel Regno Unito, dove  con queste metodologie si cerca di rendere l’apprendimento sempre più coinvolgente, questo investimento sui giovani diventa prassi, e prassi a lungo termine. Andrebbe continuato alle superiori e, comunque, rinforzato sempre, grazie anche all’ausilio dei mezzi multimediali che ti permettono di memorizzare la corretta pronuncia e rinforzano le varie memorie di cui siamo “azionisti” (dalla visiva a quella audio), che vanno a sommarsi a quelle cinetiche, secondo le teorie gardneriane. Inoltre qualsiasi materia  considerata la bestia nera  può essere recuperata anche grazie alla armonizzazione con l’inglese, lingua di lavoro scelta in questo esperimento. Ecco perchè è centrale investire sulle nuove tecnologie sulle lingue e sulle abilità linguistiche in generale che ci consentono di superare il passato noioso e rendono l’apprendimento più facile, calato nella realtà e dove si può recuperare l’interesse per lo studio che oggi è fondamentale. La novità del CLIL è proprio questa di abituare tutti, anche i più piccoli, a porsi in una ottica di apprendimento a vita o Life Long Learning, cogliendo tutte le opportunità che l’Unione europea ci offre a livello educativo. Se è vero che l’industria culturale sarà sempre più il settore trainante dei prossimi anni, è anche necessario che non si perda il treno. Sarebbe catastrofico.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *