L’ASSEMBLEA DI ISTITUTO. HA ANCORA SENSO?

di MIMMA VIRTUOSO E GLI STUDENTI

L’assemblea d’Istituto: forse il momento di maggior democrazia all’interno della scuola? O è il contrario? Mille studenti all’interno di un’aula magna: chi pensa al caffè che andrà a prendere da lì a breve, chi alla passeggiata con la sua ragazza o a come trascorrere questa mattinata. Solo pochi sembrano interessati all’ordine del giorno, a discutere, a fare proposte. I professori si scandalizzano dell’apatia degli alunni – salvo poi approfittare anche loro della giornata di festa!

Molti giovani di oggi sono palesemente lontani da tutto ciò che ha a che fare con la politica studentesca e con la politica in generale. L’individualismo dominante, l’assenza di quadri valoriali di riferimento, la sfiducia nella possibilità di camassembleabiare le cose, la scuola vista dagli studenti come un problema secondario nella propria vita, perché luogo in cui si insegna ciò che non servirà in futuro e nel lavoro, la mancanza di testimoni e maestri, la convinzione di poter fare da sé: questa sembra l’atmosfera che si respira quando c’è assemblea.

Negli ultimi anni, però, nelle “campagne elettorali” che hanno preceduto le elezioni degli organi collegiali di istituto, tutti gli aspiranti rappresentanti si sono interrogati su come rinnovare l’assemblea, per trovare un senso a questa esperienza di partecipazione democratica.

Abbiamo parlato con molti di loro in alcune scuole di Salerno: queste le loro opinioni.

Penso che l’assemblea oggi abbia ancora senso, ma bisogna uscire dall’ottica “sessantottina” di interpretare questo momento. Se nel Sessantotto e negli anni caldi delle rivendicazioni studentesche, l’assemblea era un momento in cui prendere delle decisioni e in cui era solito avvenisse lo scontro tra “Rossi” e “Neri”, oggi non è più così. Dunque l’assemblea deve essere non più il fine, attraverso il quale si vuole ottenere qualcosa, ma il mezzo con cui si può trasmettere qualcosa alle persone che si hanno davanti.

Dal mio punto di vista il disinteresse di una buona fetta di studenti verso l’assemblea è maturato nel tempo, da quando non ci si è voluti adattare al contesto in cui si teneva: l’assemblea va intesa come un momento di ricostruzione democratica. Per questo, all’interno delle scuole sono nati collettivi di ragazzi che lavorano incessantemente alla stesura di documenti e di materiale per stimolare gli studenti ad informarsi su ciò che li circonda. Il comitato inoltre rende possibile anche il dibattito in assemblea. Purtroppo non si può avere tutto subito, ma bisogna iniziare a costruire, mattone su mattone. Piano piano migliorerà la vita politica all’interno delle nostre scuole e di conseguenza anche le assemblee.

Si è sperimentata l’assemblea per aree tematiche: gli studenti hanno scelto di dividersi in gruppi di interesse su temi legati alla scuola, proposti dai rappresentanti. Il numero ridotto di ragazzi partecipanti al gruppo e la motivazione alla partecipazione hanno portato a un dialogo intenso e fruttuoso, a momenti di ascolto e di confronto, a una vera partecipazione corale. La scelta della settimana della creatività nasce proprio da questa riscoperta dell’appartenenza e del desiderio di riappropriarsi degli spazi democratici della scuola.

Poi c’è lui, quel ragazzo di primo anno, che scorge una meraviglia, un punto di luce che non gli era mai stato mostrato e che adesso abbaglia la sua vista. L’assemblea d’istituto è uno di quei momenti in cui i vari “non serve a niente” sono fini a loro stessi, perché non ci rendiamo conto, spesso, del peso che attribuiamo alle nostre parole e a cosa possano significare per gli altri. Guardare il mondo con gli occhi di chi non lo ha mai visto per davvero ti fa riscoprire la meraviglia della partecipazione attraverso chi la sta scoprendo per la prima volta.

Queste le parole dei ragazzi: non si stancano, continuano a cercare forme di comunicazione più idonee, si impegnano senza sconfortarsi, senza disillusione, mai cinici, sempre carichi di speranza. Noi adulti abbiamo molto da imparare: nascosti dietro l’alibi della rassegnazione e del qualunquismo, abbiamo spento la vita civile collaborativa e spesso anche i nostri collegi dei docenti sono espressione di questa passività. Impariamo dai nostri studenti!

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