LA VOGLIA DI STUDIARE? ARRIVA, CON LA SPERIMENTAZIONE DEL MOOD METER

di EMILIANA SENATORE

 

L’esperienza del Mood Meter merita di essere coltivata in quelle classi dove i processi di natura intraindividuale, complicati da interazioni o frizioni abbastanza potenti da scombussolare gli equilibri, necessitano di un carburante ad alto rendimento che ne riavvii il motore.

LAURA ARTUSIOLa letteratura ci offre diversi studi che fanno riferimento ai meccanismi psico-sociali che vivono nascosti in ognuno di noi e che, per cause riconducibili a fattori affettivi, relazionali ed ambientali, sono elementi decisivi di benessere/malessere. Lo pscicoterapeuta Gustavo Charmet sostiene che taluni comportamenti adolescenziali individuali vanno letti all’interno di “ecosistemi relazionali” che nella scuola appaiono nelle forme più eclatanti. A tal proposito un’attenzione agli stati emotivi o alle situazioni riconducibili ad una varietà di comportamenti disfunzionali (rifiuto, disturbo, disattenzione, ansia, egocentrismo, apatia, paura, infelicità ecc.) risultano essere determinanti nel tenere lontano lo spettro del disagio a scuola.

Il quadrante delle emozioni (MOOD METER) potrebbe essere l’incipit da cui partire per evidenziare all’interno dell’intergroup aspetti non evidenti, covati in maniera silenziosa, latente, per poi esplodere nella maniera più improvvisa e feroce. Un cartellone strutturato con 4 colori (ognuno dei quali rappresenta 4 stati d’animo dal rosso, cui sono associate la rabbia e l’irritazione, al blu la malinconia e la tristezza, al verde che è quello della distensione per finire al giallo che è l’esaltazione della felicità) risulterà sufficientemente accattivante ed anche stimolante per gli allievi della primaria come per quelli dei primi anni della secondaria di 1 grado per avere sott’occhio le proprie emozioni ogni giorno (si va a segnare con la faccina dell’emozioni o con un post-it il proprio stato quotidianamente).

L’esperimento, condotto dalla psicologa Laura Artusio in una scuola di Firenze e poi mutuato immediatamente da diversi insegnanti nelle classi, costituisce un termometro importante perché permette di prendere consapevolezza che ogni sfumatura emozionale, anziché rimanere chiusa nella testa dei ragazzi, può rappresentare non solo una dimensione psicologica ma uno strumento strategico da cui partire per costruire esperienze significative di apprendimento. Si può leggere la bontà di questo intento pedagogico (che io, sinceramente, ho sperimentato con indubbi vantaggi) in relazione alla capacità di migliorare il clima della classe con una ricaduta positiva sull’apprendimento tanto è che ogni mattina si assiste ad un vero e proprio arrembaggio delle emozioni (si condivide con gli altri il cambiamento di stato e la felicità che si prova) oltre che una fila incredibile per spostare il cuoricino o il post-it. Questo semplice gesto assume un valore ancor più grande se lo considera in una società come la nostra, fatta di legami fragili e mutevoli dove ciò che conta è la velocità e non l’intensità dei rapporti (il tempo fugge e nulla resiste alla accelerazione!!!!). E la novità è che questo rimescolamento di identità rappresenta lo sfondo più ampio entro cui far convergere il racconto di sé, la consapevolezza del corpo attraverso il movimento, la lettura, l’ascolto di una pagina di antologia come di un brano di musica, un’attività grafico-manipolativa o molteplici altre esperienze frutto del ricco repertorio di proposte educative di cui è portatore ciascun docente (cosi bravo nel suscitare la curiosità e il desiderio di apprendere).

Ampliare il curricolo, renderlo alternativo a quello un po’ troppo ordinario (che non lo esclude ma lo completa e lo diversifica) ritenuto troppo ricco (che lascia poco spazio ad un programma valido per tutti e per ciascuno) allora sì che diventa una risorsa per l’acquisizione delle competenze utili alla promozione globale della personalità e alle potenzialità di ciascun individuo. Un’organizzazione dei curricoli che rispetta le differenti identità, che sostiene ed incoraggia la prospettiva olistica dell’apprendere, dove l’ambiente scolastico sa organizzarsi e sperimentare percorsi freschi, nuovi, non preconfezionati (che non vanno bene per tutti), non viziati da approcci scolastici desolatamente fuori moda e fuori tempo, ma organizzati in piste che offrano la possibilità di partecipare alla costruzione di una reale alfabetizzazione dei saperi come alla comprensione di se stessi, potrebbe essere l’altra faccia della medaglia per rilanciare una scuola che fa venire la voglia di studiare!!!!

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2 Responses

  1. MARIA ROSARIA RAGNI scrive:

    IO DIREI CHE IL TUTTO SI COMMENTA DA SOLO, SEI UNA GRANDE PROFESSORESSA, STUDIOSA ATTENTA E SEMPRE AGGIORNATA PER POTER SEMPRE TRASMETTERE AGLI ALLIEVI SEMPRE DI PIU’ E MEGLIO, TUTTO CIO TI CONTRADDISTINGUE, COMPLIMENTI E DEGNA SEMPRE DI TUTTA LA MIA STIMA.

  1. 13 febbraio 2016

    […] di EMILIANA SENATORE L’esperienza del Mood Meter merita di essere coltivata in quelle classi dove i processi di natura intraindividuale, complicati da interazioni o frizioni abbastanza poten…  […]

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