LA SPERIMENTAZIONE A SCUOLA E LE BEST PRACTICES: INDAGINE SUGLI STILI DI APPRENDIMENTO

di EMILIANO BARBUTO

sperimentazioneL’insuccesso scolastico rappresenta uno dei problemi principali che la scuola italiana deve affrontare, anche in relazione agli obiettivi che le strategie europee impongono al nostro paese. Questo insuccesso può avere diverse cause. Di sicuro, alcune risiedono nel processo di insegnamento-apprendimento. L’apprendimento degli alunni può essere favorito da uno studio approfondito del loro stile di apprendimento. Questo studio può mettere in evidenza aspetti statistici di carattere generale ed aspetti specifici del singolo alunno.

Un modello versatile ed efficace per descrivere gli stili di apprendimento degli alunni da un punto di vista strettamente sensoriale-percettivo è il modello VARK, di Fleming (1992).

VARK è l’acronimo delle parole Visual, Aural, Read/write e Kinesthetic. Questi termini si riferiscono a quattro stili di apprendimento. Sicché, un Visual learner (un apprendente visivo) preferisce osservare immagini e diagrammi per apprendere al meglio. Un Aural learner (un apprendente uditivo) è avvantaggiato in prevalenza dall’ascolto, mentre un Reader/writer (un lettore/scrittore o apprendente testuale) riconosce nel testo (letto o scritto) il migliore veicolo di approccio alla conoscenza. Infine, un Kinestheticlearner (un apprendente cinestesico) trova naturale apprendere mediante l’esperienza diretta e la pratica.immagine01 barbuto

Studiando lo stile di apprendimento dei suoi alunni, il docente può impostare strategie didattiche che adoperino i canali comunicativi preferenziali della propria classe, favorendo l’acquisizione di contenuti ed abilità. In altre parole, il docente ha elementi interessanti per curvare la propria azione didattica sull’alunno.

Lo studio dello stile di apprendimento può essere fatto mediante un semplice questionario, disponibile anche on-line, che viene compilato in pochi minuti e permette di dare una indicazione di massima, da confermare mediante osservazioni in classe ed altri elementi di valutazione.

In Italia, non sono state svolte molte indagini con il modello VARK ed, in generale, non sembra esserci una attenzione particolare per le indagini sugli stili di apprendimento; tuttavia, questi possono fornire interessanti informazioni su come i nostri alunni apprendono e pensano.

In particolare, un’indagine basata sulla somministrazione del questionario a 287 alunni delle classi prime e terze di un istituto tecnico ha mostrato come:

  • Poco più della metà degli alunni sia di tipo multimodale, ossia attinga informazioni e conoscenze attraverso più canali comunicativi, non avendone uno preferenziale. La parte rimanente mostra preferenze spiccate per uno dei 4 canali comunicativi.
  • Il canale di lettura e scrittura sia assolutamente minoritario, rappresentando circa l’8% del totale degli alunni.

I risultati più specifici sono mostrati nel  diagramma a lato.

immagine02 barbuto

Questo pone seri interrogativi:

  • sull’efficacia dei libri di testo o del testo scritto, rispetto alle immagini, agli audiovisivi e alle simulazioni interattive;
  • sulla necessità di utilizzare le nuove tecnologie didattiche (learningobjects, digitalasset e lim) che integrano il testo con immagini, filmati e simulazioni interattive, favorendo l’apprendimento visivo, uditivo e cinestesico;
  • sulla necessità di rinnovare le strategie didattiche, stimolando gli alunni con esperienze variegate e polivalenti.

Sono passati ormai 15 anni dal famoso articolo di M. Prensky sui nativi digitali, ma le sue considerazioni sembrano ancora di scottante attualità e ci pongono di fronte al problema di considerare quanto il cervello dei nostri studenti sia fisicamente diverso dal nostro alla loro età.

Se le esperienze vissute formano l’intelligenza della persona e se le diverse dosi di stimoli visivi, uditivi e tattili influenzano le connessioni esistenti tra le varie zone celebrali, allora appare chiaro quanto le connessioni cerebrali di un alunno di oggi siano diverse da quelle di un alunno di 20 anni fa. Difatti, i nativi digitali, fin da piccoli, interagiscono toccando figure sullo schermo di un tablet, accedono a contenuti mutimediali su di un computer, amplificano le loro esperienze attraverso una miriade di applicativi ludici o didattici che modificano il loro approccio alla conoscenza ed il modo di funzionare della loro mente.

Superare questa barriera comunicativa può voler dire sintonizzarsi sulla medesima lunghezza d’onda degli studenti e incominciare a porre le basi per garantire il loro successo formativo.

Per saperne di più:

Fleming, N.D; (1995), I’m different; not dumb. Modes of presentation (VARK) in the tertiaryclassroom, in Zelmer, A., (ed.) Research and Development in Higher Education, Proceedings of the 1995 Annual Conference of the Higher Education and Research Development Society of Australasia (HERDSA),HERDSA, Volume 18, pp. 308 – 313

Fleming, N., and Baume, D. (2006) Learning Styles Again: VARKing up the right tree!, Educational Developments, SEDALtd, Issue 7.4, Nov. 2006, p4-7.

Neil D. Fleming, Colleen Mills – Not Another Inventory, Rather a Catalyst for Reflection – To Improve the Academy, Vol. 11, 1992., page 137

Stirling, P. (1987, June 20). Power lines.NZ Listener, 13-15.

Avvertenze generali – Ordinamenti, legislazione e normativa sull’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni scolastiche – E. Barbuto, G. Mariani, Gennaio 2016 – ISBN: 8865845813 – EdiSES

 

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4 Responses

  1. Alberto Clarizia scrive:

    Ottimo articolo. Questa è la scuola con la S maiuscola !

  2. Francesca scrive:

    Interessante

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