LA SCUOLA DELL’INFANZIA? AI PRIVATI

di MARIELLA GERARDI

 

Il rischio della privatizzazione E la scuola dell’infanzia? Non parte forse proprio da qui la formazione dei nostri bambini? Non è forse vero che le Indicazioni Nazionali del 2012 sascuola infanzianciscono una “scuola unitaria di base”, un sistema formativo che guida i bambini dai 3 ai 14 anni, fino, cioè, al termine del primo ciclo di istruzione? E allora perchè la ormai famosa legge 107 sembra quasi non riconoscerle tale merito, dando invece l’impressione di discriminare i docenti che vi lavorano e volendola addirittura privatizzare, riducendola ad un servizio a gestione regionale o comunale? La suddetta legge, tra le novità, istituisce il “sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni, dato dall’insieme dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia”. Quindi l’obiettivo sarebbe quello di fondere le attività dei nidi d’infanzia con quelle della scuola d’infanzia e affidare tutto all’autonomia dei comuni. Fermo restando la lodevole volontà di voler far avanzare il Nido da servizio socio assistenziale a servizio educativo, sorge il dubbio però che la finalità della scuola dell’infanzia possa trasformarsi da quella della “formazione integrale dei bambini e delle bambine” a quella dell’assistenza. E’ di qualche settimana fa la notizia della privatizzazione di alcuni asili comunali di Roma. Notizia, questa, che sembra quasi nascondere il vero obiettivo riservato da questo governo alla scuola dell’infanzia, tenendo anche conto che il Ministro Giannini qualche mese fa giustificava i finanziamenti alle scuole private, affermando che esse spesso nascono in contesti in cui mancano quelle pubbliche. Sfugge però il fatto che lo stato per Costituzione non può non fornire un servizio indispensabile come quello della scuola dell’infanzia, delicatissima base di partenza per la formazione dei futuri cittadini. Ma cosa succederà se i servizi verranno affidati ai privati e perché i comuni dovrebbero farlo? Spesso i comuni non hanno la capacità economica per sostenere determinate spese e, visto che la legge lo consentirà, punteranno a liberarsi dei costosi istituti. E’ ovvio che la gestione privata ha come principale obiettivo il profitto e non la qualità del servizio fornito. Sappiamo, ad esempio, che quasi mai gli istituti privati si occupano di soggetti in situazione di handicap proprio perché non intendono affrontare i costi di un simile servizio. Che ne sarà, allora, dei bambini in situazione di handicap che vorranno frequentare quelle scuole a rischio privatizzazione? Chi si occuperà di loro quando la scuola verrà privatizzata? Sempre perseguendo la logica del profitto, risulta molto chiaro il disegno diabolico di molte scuole che spesso stipulano contratti atipici, senza diritti e al limite della legalità. C’è il forte rischio che docenti formati anche con studi universitari, abilitati ed assunti con concorso, debbano poi trovarsi in grave situazione di precariato. Ecco, il rischio della privatizzazione è dietro l’angolo, ci sono casi illuminanti che lasciano poco spazio all’immaginazione. Ciò anche alla luce delle ultime voci sul nuovo concorso che pare escluda i docenti di scuola dell’infanzia. Essi, infatti, già esclusi dal piano straordinario di assunzione, rischiano di essere tagliati fuori dal concorso in vista del “passaggio di consegne” delle scuole dell’infanzia agli enti locali, anticamera della privatizzazione

 

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1 Response

  1. Lucia Piecoro scrive:

    Ma dove l’avete sentita cxhe non ci sarà concorso per la scuola dell’infanzia?

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