LA SCENEGGIATA DEL “PETALOSO” NON RISCATTA L’IMMAGINE DI UNA SCUOLA IN AFFANNO

di MARIELLA GERARDI

 

PETALIMentre da sempre ci si arrovella sull’uso corretto di importanti regole della lingua italiana e in questi giorni un giornale di satirica lancia una “bomba provocatoria” e afferma che l’Accademia della Crusca si arrende mandando a quel paese tutti coloro che continuano a chiedersi se “qual è” si scrive con l’apostrofo o no, ecco che l’attenzione si sposta sull’invenzione di un nuovo termine da parte di un alunno di scuola primaria. Una trovata che sta facendo letteralmente impazzire il web e tutti gli amanti della lingua italiana. PETALOSO… Matteo, questo il nome del bambino frequentante la terza classe di una scuola primaria di Ferrara che, nel tentativo di descrivere un fiore, ha usato il termine in questione. La maestra, colpita da tale aggettivo, lo ha sottoposto all’attenzione dell’Accademia della Crusca tramite una lettera scritta e firmata da tutta la classe. Immediata la risposta, che non ha esitato a ritenere il nuovo aggettivo un “bell’errore” e, al tempo stesso, una possibile “new entry” nel vocabolario italiano. L’azione mediatica che ha investito questo episodio è stata incredibile, interviste a maestra ed alunno, lei quasi un’eroina, lui troppo piccolo per godere di tanta fama e sull’orlo di una crisi di pianto di fronte a telecamere e valanghe di domande. Fiumi di commenti che invadono il web e che condannano o esaltano tale episodio. Quello che ci si chiede da parte dei più è se sia giusto dare tanta importanza ad un fenomeno così marginale quando poi, sarebbe da osservare con più interesse come l’introduzione di termini nuovi nella lingua italiana (come succede con il linguaggio giovanile o con quello degli stranieri) entrati di forza nel nostro vocabolario, abbia fatto perdere di vista l’importanza dell’uso corretto della nostra lingua. Difficile oggi trovare un adolescente che sappia scrivere bene o che sappia parlare ed intavolare un discorso senza introdurre termini strambi coniati al momento o in uso “tra i più”. Ma, di fronte al caso dell’alunno Matteo e del suo “petaloso”, c’è anche chi pensa che una volta tanto emerge la vera “buona scuola”, quella fatta da persone, bravi ragazzi e bravi insegnanti. Stavolta non ci sono strumenti tecnologici, tablet o LIM che tengano a far fare bella figura. Non ci sono piani nazionali di potenziamento e neanche insegnanti altamente selezionati. Mentre gli stessi politici che scrivono le leggi per la stessa scuola combinano strafalcioni ogni giorno, arriva pronta una lezione carica di fantasia e buoni propositi. E’ questa forse la” buona scuola” che vorremmo vedere tra di noi, quella senza effetti speciali ma piena di significato? Beh, forse si…o forse “anche”… Purtroppo, curiosando sempre più nei meandri dei 209 commi della legge 107 si incontrano solo grandi e fumose manovre, obblighi e paletti ovunque e mille altre diavolerie che impegnano la mente degli insegnanti, i quali vorrebbero invece occuparsi più dei loro alunni e meno della burocrazia e delle preoccupazioni per il futuro non certo roseo che li attende

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