LA RICERCA DELLE MIGLIORI CONDIZIONI PERSONALI PER UNA VERA INCLUSIONE

di LICIA SASSO

 

Al mattino ciascuno di noi apre la finestra e guarda fuori per vedere che tempo fa. Ognuno ne riceve una sensazione diversa dall’altro. Perché, interrogati, non tutti danno la stessa risposta? Probabilmente perché la differenza è nello sguardo.

BIMBIAllo stesso modo, ognuno è libero di tenere la finestra un po’ più chiusa o un po’ più aperta, di metterci l’anima o soltanto gli occhi. E da quello sguardo del mattino, che noi ci crediamo o no, viene condizionata l’intera giornata.

Così è per i nostri studenti. Più che di contenuti, prima che di contenuti, hanno bisogno di strumenti di lettura della realtà, di nuovi modi di interpretare il mondo, la scuola, la società dei pari, la vita.

E’ per questo che ciascuno studente deve essere messo nelle migliori “condizioni personali” per apprendere, deve essere motivato e spinto a trovare la propria autentica dimensione, affinché lo “sguardo” sia quello giusto.

Non è certo facile, si dirà, per gli insegnanti, ma è una battaglia che bisogna vincere.

L’espressione “condizioni personali”, usato prima, richiama all’idea di “persona” e di identità, ma anche fa riflettere sui concetti di “normalità” e di “differenza”. Oggi più che mai bisogna pensare ad una scuola dell’INCLUSIONE, che valorizzi le ABILITA’, ma anche le DISABILITA’, le “dis-abilities” tanto amate dagli inglesi.

Ma che significa poi “normale”?!?

Ciascuno ha delle potenzialità, e su queste è necessario puntare. L’errore più grande che si può commettere è provare a portare ogni allievo allo stesso STANDARD. Se si mette un alunno in un percorso che non è il suo, non si metterà mai in cammino. Ciascuno ha una sua strada! Agli insegnanti sta il compito, forse, di mettere finalmente in soffitta – ma convintamente!! – schemi e programmi definiti e di abbandonarsi ad una programmazione fluttuante e dinamica, che navighi sicura nell’universo aperto delle attività più diverse, sostenuta da un approccio laboratoriale, accompagnando gli alunni ed aiutandoli a trovare una chiave di lettura della propria formazione nel confronto e nella collaborazione costante con gli altri.

“Inclusione” solo così diviene un termine che apre alla condivisione, allo scambio, al riconoscimento della DIFFERENZA come valore, e non come dis-valore. Includere, dunque, e non differenziare. Includere le diversità e le intelligenze aiuterà a fare della scuola lo specchio della realtà, di un mondo in cui ciascuno è un’unità, un UNO meraviglioso e diverso dall’altro.

Si è pronti alla sfida?

Realmente si sarà capaci di non giudicare negativamente un allievo che non conoscerà al meglio la cronologia della II guerra mondiale ma che, invece, sarà capace di disegnare in maniera brillante un’immagine su tela di quel nefasto conflitto? O chi dimostrerà di saper suonare la musica di Mozart ma non saprà parlare tedesco? Oppure chi reciterà a memoria i versi delle canzoni dei Beatles ma non riuscirà a ricordare quelli dell’Amleto shakespeariano? Il dubbio, per restare in tema, purtroppo c’è ancora tutto!

La meta appare chiara: inclusione, intelligenze, infinità del sapere. Ma la strada, a quanto pare, è ancora lunga…

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