LA COLLEGIALITA’ AL TEMPO DEI PRESIDI SCERIFFI. HANNO ANCORA POTERE I COLLEGI DEI DOCENTI?

di FRANCA GABRIELE

 

Da più parti si sente parlare di deriva autoritaria nelle scuole e non più di luogo di crescita democratica. Organi collegiali destituiti delle loro competenze, dirigenti scolastici che svolgono funzioni di “governance” della scuola con autoritarismo ed eccesso di libero arbitrio. Docenti sempre più ansiosi, preoccupati e disorientati. La scuola oggi mostra tutta la sua fragilità, un sistema dove spesso predomina confusione, contrasti, violazione di regole giuridiche, una scuola, insomCollegio docentima, che ha dimenticato il suo ruolo primario di agenzia formativa per eccellenza.

E’ ora di fermarsi e fare alcune considerazioni.

Non è una norma legislativa che può cambiare le persone e il loro modo di agire. Se ci sono dirigenti che pensano di avere avuto strapoteri dalla legge 107 e che quindi possono operare con autoritarismo trattando gli organi collegiali ad assemblee da controllare, evitando che possano avere voce in capitolo, riducendole al ruolo di chi ratifica le decisioni del Dirigente, delirano. Se i docenti pensano di continuare a mantenere perennemente il loro modo di agire lamentandosi e non provocando (facendo nascere) all’interno degli organi collegiali dibattiti improntati all’esercizio della democrazia e del rispetto delle norme giuridiche sbagliano.

Il comma 78 della legge 107 detta: per dare piena attuazione all’autonomia scolastica e alla riorganizzazione del sistema di istruzione, il dirigente scolastico, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, garantisce un’efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali assicurandone il buon andamento. A tale scopo, svolge compiti di direzione, gestione, organizzazione e coordinamento ed è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio secondo quanto previsto dall’articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché della valorizzazione delle risorse umane.

Quindi in certi ambiti della legge nessuna diminutio dei poteri della collegialità.

E allora vogliamo analizzare i diversi comportamenti?

Collegi dove la regola numero uno è “finire presto” e se vi sono sporadiche voci che provocano dibattito e discussione sono giudicate le rompiscatole di turno in primis dagli stessi colleghi senza ascoltare e pensare che magari quelle voci e quei pensieri espressi possano essere costruttivi per l’intera comunità scolastica. Quelle voci che spendono parte del loro tempo a leggere preventivamente i punti all’o.d.g., ad informarsi e a capire come possano dare un senso all’accomodarsi in seduta plenaria eche cercano di preservare l’identità democratica e il rispetto delle competenze assegnate da norme giuridiche. Cosa questa che dovremmo fare tutti.

Il tacere nei luoghi preposti al dialogo non è sintomo di malessere come tutti professano ultimamente. Assistere a collegi muti dove si ratificano solo le decisioni del dirigente dà l’idea che o si ignorano gli argomenti trattati o che non si ha a cuore la propriaprofessione. Così facendo si dà adito ai comportamenti autoritari di quei dirigenti che hanno snaturato la loro figura di leader educativo (aspetto tanto auspicato da tutti) diventando manager di aziende che quasi certamente diventeranno fallimentari -con l’ottica della manipolazione e del dispotismo, infatti, difficilmente la scuola potrà essere una collettività produttiva-.

Nelle scuole, spesso, si esaspera solo uno spirito di competizione tra poveri: per fini economici e carrieristici si vedono, infatti, gruppi contrapposti, dove ognuno va per sé per mancanza di un progetto condiviso, di un progetto alla cui formulazione tutti possano contribuire. Si è tutti corresponsabili: si è smarrito il senso di appartenenza allacomunità educanda, intesa come luogo deputato all’educazione e alla formazione, alla conoscenza dei grandi valori della democrazia, della giustizia, del rispetto,della solidarietà verso l’altro –fondamentale in una sociètà sempre più multiculturale-; luogo dove si debbano poter acquisire linguaggi, tecniche, conoscenze e competenze legate ai saperi tradizionali e a quelli più recentemente codificati.

Sono i dirigenti e i docenti che fanno la differenza tra una scuola malata e una scuola vitale.

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