LA CALDA ESTATE DELLA SCUOLA ITALIANA

di EMILIANA SENATORE

 

E’ stata una stagione particolarmente calda per la scuola italiana, investita dallo scorso anno da un processo riformatore che ha visto impegnati a diverso titolo tutti i soggetti istituzionali. Una svolta epocale iniziata il 13 luglio 2015 con la 107,continuata per l’intero autunno e che sta turbando l’estate 2016 di migliaia di docenti e dirigenti scolastici impegnati a sbrigare una mole di lavoro in un tempo ristretto. La scuola sempre più organizzazione complessa, attiva sul territorio, risorsa importante per la ripresa civile ed economica del paese che necessitava da tempo di un intervento riformatore.  Il legislatore ha voluto affrontare una vera e propria “impresa” strutturale, finalizzata a trasformare una scuola malferma, ponendo al centro, decisioni di “sostanza”. Un passaggio però forse affrettato, confuso, che ha sbloccato però la latitanza politica di un MIUR intorpidito da un po’, che senza badare alle implicazioni, ha ritenuto maturi i tempi per rispondere a quel bisogno di cambiamento della didattica. Come?

Innanzitutto con una riqualificazione della professione docente, che andava ripensata in funzione di ritmi e di stili di apprendimento,valorizzando la significatività della cultura della progettazione e della valutazione, favorendo il passaggio alla digitalizzazione, premiando gli indicatori di qualità della scuola in tutti i suoi ordini, trasformando la platea di studenti in ”un esercito di problemi differenti” che necessitavano di essere risolti attraverso l’ottimizzazione del progetto didattico. Allora dopo il RAV,il PTOF,la fase C,la PNSD con il coding, gli accordi di rete, di ambito e di scopo ecco che all’orizzonte si sta profilando la PUA(PROGETTAZIONE UNIVERSALE per L’APPRENDIMENTO) o UDL(UNIVERSAL DESIGN for LEARNING)che sviluppa al suo interno tre grandi sfide: diversità, inclusività, tecnologia. Dunque questo nuovo approccio psico-pedagogico attraverso le Linee Guida compie un grosso passo avanti nella costruzione e miglioramento del curricolo adattando percorsi di apprendimento flessibili ma altrettanto accessibili a tutti. Dunque un modello dove il primato della dimensione pedagogica-educativa non si limita a postulare il principio della personalizzazione dei processi di scolarità,ma si sforza di dare IDENTITA’ e VISIBILITA’ attraverso la costruzione di curricula validi per tutti superando la categorizzazione degli allievi in un contesto inclusivo, stimolante senza penalizzanti etichette. Questa evoluzione è stata sostenuta da documenti internazionali di grande spessore come l’ICF,la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità,la strategia europea sulla disabilità e tutte le innovazioni normative sui BES. lunga estate caldaL’attuazione della personalizzazione nella progettazione curricolare affronta lezioni /unità che riducono gli ostacoli,ottimizzano i livelli di difficoltà e di supporto e soddisfano i bisogni di tutti gli studenti fin dall’inizio. Via dunque curricula rigidi, validi per tutti e spazio al PUA che soddisfa la variabilità di studenti attraverso opzioni personalizzabili di obiettivi, metodi, materiali e valutazioni. La ricerca neuroscientifica che viene in supporto per confermare la bontà della PROGETTAZIONE UNIVERSALE per l’APPRENDIMENTO fornisce tre principi che sono schematizzabili così:

  1. cosa si apprende
  2. perché si apprende
  3. come si apprende.

Le modalità di approccio ai contenuti avviene secondo fattori multipli che consentono agli studenti di percepire e comprendere più o meno velocemente,più o meno efficacemente. Non esiste un modo di apprendere valido per tutti e le rappresentazioni sono la risultante di opzioni e modalità diverse di approcciarsi. Anche le abilità strategiche e l’organizzazione del lavoro è variabile e questo spiega che non esiste una sola modalità di azione o espressione ma molteplici;infine il perché dell’apprendimento è il nodo strategico  perché mille motivi influenzano la conoscenza cosi come svariati sono i fattori(culturali,neurologici,affettivi,cognitivi) che sottendono il coinvolgimento. Ci sono allievi motivati, oppositivi,apatici, spaventati, altri che preferiscono il micro gruppo altri ancora preferiscono lavorare da soli. In sintesi lo scopo della PUA è quello semplicemente di formare studenti ESPERTI, che riescono a sviluppare tre caratteristiche:1) studenti capaci, strategici ed orientati all’obiettivo;2) studenti esperti;3) studenti motivati ad apprendere di più e meglio. Progettare un curriculum della PUA richiede inoltre il rispetto di quattro elementi fortemente correlati:

  • gli obiettivi che rispettano le diverse variabili degli studenti e che quindi offrono una varietà di opzioni. Si comprende come il focus nella Progettazione universale è qui spostato sulla formazione dello studente esperto e sulle aspettative raggiungibili e non più sui contenuti;
  • i metodi ovvero le procedure dell’apprendimento assolutamente differenziati in base all’obiettivo educativo, al contesto, ai soggetti, all’ambiente della classe ai continui progressi;
  • i materiali o i supporti integrati che sono necessari per arrivare alla conoscenza anch’essi  molteplici ed alternativi per il successo di ciascuno;
  • la valutazione ovvero il processo finale di raccolta dei dati sulla conoscenza conseguita,sul coinvolgimento,sulla capacità degli allievi di pervenire alla conoscenza.

Dunque curricula concepiti e disegnati in maniera completamente diversa,non più validi per tutti, non curricula inflessibili, ideali che gli insegnanti in un difficile gioco di adattamento fanno andare bene a tutti, ma curricula sapientemente accessibili,  progettati per controllare progressi graduali, dinamici, capaci di fornire le chiavi di volta per apprendere e non per insegnare. E’ chiaro che curricula centrati sui principi della PUA hanno il pregio di ridurre o addirittura limitare i tempi e i costi di modifica qualora si costruiscono situazioni ed ambienti di apprendimento ottimali per tutti che non considerano le differenze individuali come “scomoda variazione” al programma. Una simile progettazione che si fonda principalmente sulla zona di sviluppo prossimale di Lev Vygostskij ma che non disdegna la lezione di Piaget,Bruner,Ross,Wood e Bloom recepisce anche i moderni contributi delle neuroscienze secondo cui la conoscenza da parte della nostra mente si raggiunge con la costruzione di una rete che avviene  con un’azione congiunta di riconoscimento, strategica ed affettiva. Allora l’apprendimento e il trasferimento dello stesso avvengono in presenza di rappresentazioni multiple che consentono agli allievi di fare collegamenti interni. E la multimedialità? Per le sue potenzialità insieme alle TIC offre all’utente la possibilità di scegliersi il percorso conoscitivo e quindi assolutamente significative per la PUA. La scuola non può non tener conto di questa risorsa strategica. La tecnologia,valore aggiunto all’oggetto della conoscenza ,fornisce ancor più valore al reale. Provare a scoprire in questo nuovo modo di progettare tanto di positivo, lo si deve per amore della verità, ma ancor più per aggiustare il tiro di una scuola che per troppo tempo ha  puntato l’indice verso coloro che per limiti, errori, incapacità sono rimasti nascosti, ai margini. Nel tempo la professionalità docente è sempre più scaduta nella sua caricatura(il professionismo) e l’insegnamento ridotto ad un solo fatto tecnico. Siamo ancora in tempo per rimediare agli errori di un passato non cosi lontano? Tanto per cominciare potrebbe essere utile sforzarsi di capire cos’è la PUA al momento “questa sconosciuta”!

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