IO AGAMENNONE, GLI EROI DI OMERO DI GIULIO GUIDORIZZI

di ENZO SALERNO

 

Giulio Guidorizzi, Io Agamennone. Gli eroi di Omero,Torino, Einaudi, 2016.

 

La polifonia – nella ormai consolidata definizione bachtiniana – non si adatta alla poesia ma è misura tipica e caratteristica del romanzo, differenziando i punti di vista della narrazione e dei personaggi-narranti. Può perciò essere letto come un testo ‘polifonico’ Io Agamennone. Gli eroi di Omero  di Giulio Guidorizzi, saggio scritto in forma romanzata che presta la voce del racconto al maggiore dei figli di Atreo e, attraverso di lui, a tanti altri celebri personaggi del ‘catalogo’ dell’Iliade. Classicamente la storia di Agamennone è incorniciata con un prologo e un epilogo ed è articolata in nove capitoli tematici (e topici): Mýthos, Timé, Eros, Dóra, Dólos, Pólemos, Psyché, Móira, Nóstos.

È sostanziale la ‘fIO AGAMENNONEedeltà’ dei temi rispetto all’originale così come pure rispetto alla cronologia dei fatti raccontati. Giulio Guidorizzi è professore di Letteratura greca e di Antropologia del mondo antico e la sua scrittura narrativa è binaria, seguendo da un lato la traccia narrativa del modello omerico con rimandi puntuali alla storia dell’Iliade e con utili chiarimenti ‘flilologici’ per i lettori non specialisti. In parallelo – o meglio, in contemporanea – spetta al kréion Agaménnon offrire una sua ‘versione’ aggiuntiva con la quale diventa possibile ‘tipizzare’ – per usare di nuovo un termine caro a Michail Bachtin – gli eroi di Omero protagonisti dell’Iliade. Colpisce, soprattutto, l’umanità di questo Agamennone che, alla vista del sangue del fratello Menelao, non riesce a trattenere le lacrime: “In quell’istante si scopre che Agamennone in fondo alla sua anima coltiva qualcosa di dolce, il volto che evita sempre di mostrare agli altri. Quest’uomo altero, sprezzante, orgoglioso, è assalito dall’angoscia per il fratello ferito. Una sorprendente manifestazione d’amore, di natura completamente diversa da quella che lega Paride ed Elena abbracciati sul loro letto d’avorio: non è l’eros degli amanti, ma l’‘amicizia’, la philía dei legami famigliari. Solo ora la sua maschera si apre davvero”. Soffre parecchio Agamennone sentendosi in colpa anche quando la guerra e gli dei avversi fanno strage di soldati tra  i Greci; e si adira non condividendo l’“ira funesta” di Achille e lo scempio del corpo di Ettore.

Infine piange di nuovo il re di Micene quando – nell’epilogo – narra ad Ulisse la sua morte e il “sacrificio cruento” della sua schiava prediletta, Cassandra, di cui s’era perdutamente innamorato. Toccherà proprio ad Agamennone rivelare che non il dio Poseidone ma la moglie Clitemnestra – sorella di Elena casus belli – con la complicità dell’amante Egisto lo uccisero a colpi di scure nel suo palazzo reale. “Tu hai visto tante volte giovani uccisi in battaglia: ma avresti pianto molto di più allora, vedendo lo scempio di loro riversi qua e là per la sala, intorno al grande cratere del vino, e tutto il pavimento che fumava di sangue. Mentre a poco a poco la luce si stava spegnendo, ho udito il grido della figlia di Priamo, Cassandra, che Clitemnestra stava sgozzando sopra il mio corpo. Così, trafitto, morendo battevo il pavimento con le mani, ma quella cagna si è allontanata da me, e mentre scendevo nell’Ade non ha voluto neppure chiudermi gli occhi e la bocca”.

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