IL NUOVO COMITATO DI VALUTAZIONE. ISTRUZIONI PER L’USO, FRA MILLE PERPLESSITA’

di NICOLA ANNUNZIATA

 

Una delle tante novità della legge 107 della “Buona scuola” è senz’altro la nuova formulazione del comitato di valutazione dei docenti e la connessa questione della valorizzazione del merito dei docenti, demandata al famoso (famigerato?) bonus.

RIUNIONELa materia è alquanto vasta e discussa, con polemiche piuttosto accese, e sicuramente può essere affrontata da diversi punti di vista. In primo luogo non si può fare a meno di notare che il nuovo comitato di valutazione è un due in uno, come le offerte del supermercato, paghi uno e prendi due, o se preferite una sorta di Giano bifronte. Da un lato, infatti, esso conserva le tradizionali competenze sul periodo di prova dei docenti immessi in ruolo. Dall’altro deve pronunciarsi su una materia alquanto diversa, la valorizzazione del merito dei docenti ai fini della corresponsione del bonus. È indubbio e invero paradossale notare come nei due casi sia significativamente diverso sia l’oggetto delle deliberazioni sia di fatto l’organo che delibera. Nel primo caso il comitato deve confrontarsi con la conferma in ruolo e in definitiva una valutazione che deve evidenziare gli elementi negativi che a essa possono opporsi. Nel secondo, viceversa, definire criteri che siano una base per la valutazione degli elementi positivi della prestazione del docente. Anche riguardo alla struttura dell’organo abbiamo nel primo caso una composizione che comprende, oltre al dirigente, esclusivamente docenti, sui quali è prevalente la scelta da parte del collegio docenti, o in via diretta (i due docenti scelti dal collegio) o in via mediata (il tutor sul quale il collegio esprime un parere), mentre per il secondo aspetto il comitato prevede la voce anche dell’utenza, genitori o nel 2° ciclo genitore e studente, e dell’amministrazione, attraverso un componente designato dal Ministero dell’Istruzione, attraverso la sua articolazione periferica, l’Ufficio Scolastico Regionale. Indicativo è anche il cambio di denominazione: dalla dizione comitato per la valutazione del servizio dei docenti è scomparso il termine servizio, e si parla di comitato per la valutazione dei docenti. I primi problemi sono sorti quando si è dovuto procedere alla scelta dei membri, e non parlo solo delle difficoltà derivate dall’opposizione di molti docenti a questa come ad altre novità della legge 107, che ha in molti casi ritardato o talvolta impedito la designazione dei docenti. Mi riferisco qui piuttosto alle perplessità procedurali emerse, non essendovi indicazioni in merito nella legge. In effetti, la designazione all’interno dei collegi non ha presentato particolari problemi procedurali, qualsiasi sia stata la procedura che si è scelto di mettere in campo, essendo il tutto agevolato dalla natura del collegio, organo che prevede la partecipazione di tutti i docenti. Meno lineare è la designazione da parte dei consigli d’istituto. La legge non prevede che i componenti siano designati all’interno del consiglio, ma a mio parere questa è la scelta migliore, sia dal punto di vista procedurale sia per il maggior credito che ne deriva all’organo. Dal punto di vista procedurale, infatti, una scelta allargata a tutti i membri delle rispettive componenti necessiterebbe di procedure formalizzate. Sembra tuttavia sconsigliabile una procedura elettorale quale quella utilizzata per eleggere il consiglio d’istituto, che già mostra la corda relativamente al sistema di liste contrapposte, adottato in un momento storico alquanto diverso dall’attuale.

Scegliere all’interno del consiglio d’istituto garantisce inoltre una maggiore valenza connessa proprio al ruolo di rappresentanti delle rispettive componenti ricoperto dai suoi membri. Mi accorgo che dalle considerazioni precedenti emerge fatalmente la mia convinzione: di questo nuovo organo collegiale non se ne sentiva proprio la necessità; prosegue inesorabile un disegno complessivo, tra l’altro probabilmente per nulla meditato se non addirittura inconsapevole, di ridimensionare il consiglio d’istituto. Anche dove le scuole hanno completato la scelta dei membri di propria competenza, non sempre i comitati si sono potuti riunire, giacché in alcune regioni la designazione del componente esterno non è ancora stata effettuata. Questo ritardo sta creando non pochi problemi, in quanto l’anno scolastico è già ampiamente iniziato e la definizione tardiva dei criteri di assegnazione del bonus non è un buon viatico per un sereno avvio di un sistema già molto osteggiato. La valutazione dei docenti è sempre stata, infatti, un problema molto spinoso. L’aver eliminato dal nome del comitato il termine “servizio” a tal proposito sembra piuttosto improvvido, dal momento che potrebbe suggerire che la valutazione riguardi le persone e non, come è normale se non ovvio, le loro prestazioni o, se preferite, performance. Questo equivoco è duro a morire, in fondo è lo stesso peccato di cui spesso sono accusati i docenti quando valutano i loro allievi, e va combattuto con decisione e chiarezza. È indubbio che il modello adottato per la valorizzazione del merito possa suscitare perplessità e presentare molte debolezze, quale ad esempio il fatto che sia legato a un beneficio economico anno per anno, anziché legato a prospettive di carriera, ma è anche vero che intanto è una norma di legge e va sfruttato per quello che può essere il suo contributo al miglioramento. I due cardini applicativi della valorizzazione del merito devono essere sicuramente l’efficacia rispetto all’obiettivo del miglioramento e la trasparenza della valutazione. Indubbiamente partire con criteri ancora non fissati a metà anno ha un peso negativo non indifferente sulla trasparenza complessiva dell’operazione. Affinché il sistema funzioni è essenziale che i criteri siano noti prima possibile. La logica vorrebbe che se il periodo di osservazione è l’anno scolastico i criteri siano noti prima che l’anno inizi o comunque nel primissimo periodo. Ciò non sarà possibile quest’anno e creerà molti problemi. Gli Uffici scolastici regionali dovrebbero procedere quanto prima alle nomine di propria competenza e i comitati dovranno riunirsi e deliberare rapidamente per dare un minimo di decenza all’operazione. Personalmente riterrei preferibile se una parte dell’importo destinato all’anno in corso fosse spalmato sugli anni successivi, dal momento che con ogni evidenza quello che dovremo premiare quest’anno è solo la prestazione riferita a metà anno, pena una perdita significativa di trasparenza. In secondo luogo, è necessario che i criteri definiti dai comitati siano rispettosi degli ambiti definiti dalla legge ma significativi. Criteri troppo vaghi renderebbero l’operazione alquanto fumosa e non agevolerebbero il compito dei dirigenti scolastici. La significatività dei criteri è oltretutto rilevante rispetto all’altro parametro di cui parlavo, l’efficacia del meccanismo di valorizzazione rispetto al complessivo miglioramento dell’azione della scuola. Qui non posso fare a meno di ribadire che non aver attribuito la definizione di tali criteri alla competenza del consiglio d’istituto mi sembra improvvido. Riguardo poi alla fase di valutazione vera e propria, di competenza del dirigente scolastico, è evidente come, pur restando in capo al dirigente la competenza e la responsabilità della decisione, egli debba essere coadiuvato in quest’azione dallo staff. Non è pensabile, infatti, che la rilevazione degli elementi valutativi possa essere svolta dal solo dirigente. Una tentazione che va senz’altro evitata è quella di praticare una sorta di reverse engineering, partendo dall’individuazione dei meritevoli, sulla base dell’assunto purtroppo diffuso e privo di obiettive fondamenta che si sa chi lavora e chi no, e da qui definire criteri ed elementi di valutazione. Non posso fare a meno, infine, di accennare alla questione degli orientamenti ai comitati di valutazione. È nota la vicenda dell’USR del Veneto, che ha prima emanato una nota in cui forniva indicazioni ai comitati in merito, una sorta di linee guida, per poi ritirarla precipitosamente sotto i colpi delle organizzazioni sindacali. Al riguardo sono del tutto concorde sul fatto che gli Uffici Scolastici Regionali debbano astenersi da queste invasioni di campo, anche quando sono magari animati da intenzioni di supporto, e mi sorprende che nessuna presa di posizione in tal senso sia venuta dall’ambito dei dirigenti scolastici. Continua da parte dell’amministrazione, anche centrale (vedi note del MIUR sul PTOF) un’azione in cui, anziché dare supporto all’autonomia delle scuole, si cerca di mettere paletti che non competono all’amministrazione. Ritengo viceversa che l’elaborazione d’indicazioni e orientamenti non prescrittivi ma condivisi possa essere portata avanti da reti di scuole, con un carattere in questo caso di effettivo supporto e non di occhiuto controllo.

 

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