IL LICEO CLASSICO E’ IL MORIBONDO DELLA SCUOLA ITALIANA? LA RISPOSTA DELLE NOTTI, BIANCHE

di PAOLA D’ANGELO

 

notte-dei-licei-2016-acireale-670x502Lo scorso 15 gennaio si è celebrata la “Notte Nazionale del Liceo Classico”, un’iniziativa giunta alla sua seconda edizione, a cui hanno aderito 235 licei in tutt’Italia, circa il doppio rispetto al 2015, quando la manifestazione fu promossa per la prima volta dal Liceo “Gulli e Pennisi” di Acireale, su un’idea del prof. Rocco Schembra, e che, già allora, vide l’adesione di molti istituti, grazie al contagio virale creato dai social network.

Rappresentazioni teatrali, esecuzioni musicali e canore, letture di passi in latino e greco, danze, dibattiti, presentazioni di libri, proiezioni di video e cortometraggi, degustazioni a tema sulla base di antiche ricette, esposizione dei lavori prodotti dagli studenti per i progetti extracurricolari e tanto altro ha animato la “notte bianca” dei licei classici. Dalle 18.00 alle 24.00 di venerdì 16 gennaio, le scuole hanno aperto le loro porte ad accogliere non solo ex allievi, ex docenti, personalità del mondo dell’arte e della cultura, ma chiunque provasse interesse o curiosità verso un’iniziativa che ha riscosso un successo oltre le previsioni e che si è conclusa, in contemporanea per tutti gli istituti aderenti, con la lettura, in greco e in italiano, del “notturno” di Omero, un passo di grande suggestione poetica che chiude l’VIII Canto dell’Iliade.

Nata in risposta alle critiche che da tempo investono l’indirizzo di studi classico, accusato di fornire un sapere non più spendibile in un mondo ultra tecnologizzato, dove ciò che conta è la specializzazione altamente concorrenziale, la Notte Nazionale dei Licei, tra i tanti encomi ha subito anche aspre critiche da chi ha visto in essa una manifestazione per nostalgici, incapaci di vivere il presente, oppure il malcelato tentativo di insegnanti e dirigenti di dare visibilità a un moribondo, il Liceo Classico appunto, un indirizzo di studi superiori per qualcuno a rischio di estinzione, in quanto attualmente scelto solo dal 6% dei ragazzi con diploma di scuola media.

Che il Classico non goda di buona salute lo si comprende dalla percentuale di iscritti, ma che sia un moribondo destinato ad estinguersi è un giudizio infondato, confutato proprio da quello a cui si è assistito lo scorso 16 gennaio. La prova di ciò ce la fornisce il web, dove circolano tantissimi video che documentano le attività svolte, con gioioso, spontaneo orgoglio, da studenti e docenti, uniti dall’occasione della notte bianca, vissuta come una grande ed attesa festa. Quei video testimoniano la carica di creatività, l’incredibile e preziosissimo bagaglio di giovani ingegni che si racchiude nel classico (ma in generale nelle scuole italiane), la voglia di manifestare l’amore per la propria scuola, di sentirsi protagonisti, in tempi difficilissimi per la cultura, di una battaglia a favore del diritto di non sentirsi inattuali se si conosce Omero, Sofocle, Platone e Alceo, pur essendo al passo con i propri coetanei per mode, tendenze, desideri e aspirazioni, conoscenze scientifiche, linguistiche ed informatiche.

Sì, perché il paradosso che attualmente vive la scuola italiana, da qualche decennio impegnata in un processo di riforma che la sta portando a sperimentare le modalità dell’azienda applicate alla trasmissione del sapere, è che, proprio i licei classici, l’indirizzo di studio più attaccato, sono il luogo dove si sperimenta con inattesa determinazione un sempre più elevato numero di percorsi formativi che integrano il sapere curriculare con esperienze di studio, di ricerca, di stage, di potenziamento linguistico, matematico, scientifico e informatico, di alternanza scuola – lavoro e di cooperazione con le istituzioni del territorio. Ciò avviene anche presso gli altri indirizzi ed è un processo inarrestabile che darà ben presto i suoi frutti. Ma le sorprese maggiori, con ogni probabilità, le riserverà proprio il Classico, poiché sta effettivamente riuscendo ad agganciare il nuovo, senza perdere la sua peculiarità di “palestra” (gymnasion) che allena al pluralismo, al giudizio critico e all’amore per il bello. L’unico vero “pericolo” è che i suoi studenti, anche grazie alle nuove forme di didattica in sperimentazione su tutte le discipline, diventino davvero quelle “teste ben fatte” e non “ben piene” di cui tanto si parla.

You may also like...

2 Responses

  1. Roberto De Luca scrive:

    Piacevole lettura. L’argomento è stato ampiamente dibattuto nel recente passato, ma qui si prova – oserei dire “sperimentalmente” – una tesi condivisibile. Ossia, si ribadisce che gli studi classici rivestono un ruolo molto importante nella nostra società.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *