IL DIRIGENTE SCOLASTICO, MANAGER O… PICCOLO DIAVOLO?

di ALESSANDRO TURCHI

I luoghi comuni si nutrono di idee malsane, con dirigenti scolastici dalle sembianze di super manager pagati profumatamente e con poteri infiniti, uomini e donne che saltano da un impegno ad un altro, che dirigono, che gestiscono, che si vestono di autorità, pronti ad uccidere un docente che sbaglia, come a organizzare una gara di appalto, a saltare da un consiglio di classe ad uno di istituto, da un incontro con le RSU ad uno con un imprenditore per una sponsorizzazione. Un super manager pronto a dialogare con un sindaco, con un assessore regionale, come con un ministro o con un banchiere, ma anche con un genitore nullatenente, con un operaio della ditta che fa manutenzione per conto della Provincia, con il maresciallo dei Carabinieri intervenuto per l’ennesimo furto. Tanti docenti, tante persone che vivono nella scuola senza conoscere troppo chi ci lavora, tanti che della scuola conoscono soltanto i luoghi comuni e le barzellette che di anno in anno si raccontano, come quella dei docenti con tre mesi di ferie, tanti di questi, dicevamo, sono convinti che il preside sia un mammasantissima che guadagna migliaia e migliaia di euro al mese. E nella costruzione di un profilo da parte della pubblica opinione, si mischiano cose vere e cose false, luoghi comuni, appunto, e situazioni reali. Che dire, ad esempio, del dirigente pronto ad ingaggiare, con la chiamata diretta, schiere di belle gnocche, o a pagare profumatamente, con il Bonus, ragazze un po’ “troie” pronte a diventare amanti h24 per poche centinaia di euro all’anno? Una pubblica opinione che si nutre di banalità, di sentito dire, con alcuni docenti che, con l’andazzo populista di questi tempi, sono pronti a confermare tutto, luogo comune su luogo comune. E allora diciamolo una buona volta. Fare il dirigente scolastico non è affatto una comodità, è un impegno molto faticoso che dura dodici mesi l’anno, domeniche comprese. Pensate anche solo a questo mese di agosto, con la chiamata diretta e tutte le scadenze ad essa legate. Pensate a chi svolge con scrupolo il proprio mestiere, con alunni che in estate sono in giro per l’Europa con i programmi Erasmus + o con i PON. Pensate a chi sta realizzando progetti su progetti, in questo periodo, per riuscire a intercettare fondi per “nutrire” la propria scuola. Pensate a tutti gli impegni e a tutte le mansioni descritte in apertura, ma senza lo stipendio che si favoleggia, anzi con stipendi che negli ultimi anni sono diminuiti sensibilmente. Pensate ai collegi dei docenti cui i dirigenti sono costretti a partecipare, pur nella consapevolezza della impossibilità di prendere una benché minima decisione, con centocinquanta/duecento insegnanti messi assieme. Immaginate la necessità di pensare da manager ma di guadagnare da capo infermiere, di studiarsi il nuovo codice degli appalti, di rappresentare la scuola in tribunale, davanti al giudice del lavoro, o in un consesso di ingegneri, come responsabile di un progetto Asse II da un milione di euro, ma di essere considerato alla stregua di un impiegato del catasto. Pensate a tutto questo e anche a molto di più, e ritrovatevi poi di fronte una opinione pubblica, e tanti docenti, pronta a criticare, pronta a pensare le cose più sciocche, i luoghi comuni più banali, ad addossare le colpe più assurde, a sospettare le situazioni più cretine. Dimenticando le enormi responsabilità, con scuole di oltre mille alunni ed edifici oramai allo sbando, senza più neanche la manutenzione ordinaria, con responsabilità civili e penali di varia natura, con aule piccole e classi pollaio, con attrezzature vetuste, con un tasso di assenteismo elevatissimo (a scuola il 13% dei dipendenti usufruisce dei permessi della Legge 104, nel privato tale tasso scende al 1.5%) ma con gli occhi addosso di sindacati, governo, uffici scolastici e pubblica opinione, tutti pronti, come un esercito compatto, a colpire e a non perdonare niente, salvo poi dimenticarsi, in fase di contrattazione, della esistenza dei dirigenti. Un mestiere ignobile? NO, ancora il più bello di tutti, basta crederci e appassionarsi ancora, dimenticando la stupidità e l’egoismo, oltre che l’ignoranza, dei tanti che parlano a sproposito.

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