I NOSTRI SPECIALI: TUTTO SULL’ANIMAZIONE TEATRALE PER INFANZIA E PRIMARIA

di RAFFAELE PALOMBA

Recentemente, e lo abbiamo scritto ieri su cgmagazine.it, l’Ufficio II del MIUR (“Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”) ha emanato le “Indicazioni Strategiche per l’utilizzo didattico delle attività teatrali per l’a.s. 2016/17”. Per la prima volta nel panorama della legislazione scolastica il legislatore ha introdotto una norma di rango primario afferente le attività didattiche comunque connesse al Teatro. In particolare, il comma 180 ribadisce il ruolo del MIUR nel fornire alle scuole indicazioni per introdurre il Teatro a Scuola. Difatti, il successivo comma 181 introduce la promozione, la diffusione, la valorizzazione della produzione teatrale attraverso l’accesso, nelle varie espressioni amatoriali e professionali, alla formazione artistica, consistente nell’acquisizione di conoscenze e nel contestuale esercizio di pratiche connesse alle forme teatrali, mediante il potenziamento della formazione nel settore delle arti nel curricolo delle scuole di ogni ordine e grado, compresa la prima infanzia, nonché la realizzazione di un sistema formativo della professionalità degli educatori e dei docenti in possesso di specifiche abilitazioni.

scuola infanziaIn realtà già a partire dal ‘700, sino ai primi anni del ‘900, il teatro è stato usato dalla scuola come strumento educativo a carattere religioso e morale, specialmente nei collegi e nei convitti. In questi contesti, infatti, il gioco teatrale, in verità praticato molto raramente, serviva soprattutto a impartire nozioni educative e discipline morali. Negli anni ’60, grazie anche alla messa in discussione dei tradizionali modelli educativi, si è posto in evidenza il valore del teatro nel favorire lo sviluppo della creatività e nella scuola si è attivato un percorso sperimentale che, partendo dalla semplice animazione teatrale, ha portato a considerare il teatro uno strumento fondamentale di crescita e di maturazione. Parlando di attività rivolta ad alunni della scuola dell’infanzia e primaria è innanzi tutto necessario fare una distinzione tra teatro e animazione teatrale: hanno tratti comuni ma obiettivi  diversi. Lo scopo fondamentale di una compagnia teatrale è quello di produrre l’allestimento migliore possibile da rappresentare in pubblico, mentre l’animazione teatrale mette al centro l’idea del bambino che si mette in gioco. L’animazione teatrale pone il soggetto in un contesto giocoso che facilita lo sviluppo del cosiddetto pensiero laterale, ossia il pensiero creativo e dinamico che incorpora altresì le proprietà di quello associativo (De Bono, 2008).

Gli obiettivi dell’attività di animazione teatrale possono riguardare tanto il singolo bambino quanto il gruppo nel suo insieme che, per mezzo di esse, acquisisce più coesione, tolleranza e rispetto, facilitazione della comprensione tra i componenti, consapevolezza dei rispettivi limiti fisici, sociali ed emozionali. Per quanto riguarda il singolo, favoriscono lo sviluppo di abilità sociali, fisiche e verbali, stimolano la spontaneità, aumentano l’autostima individuale e vengono “allenate” l’immaginazione, la capacità di comunicare e di giocare.

Gli anni sessanta-settanta, grazie a grandi maestri del calibro di Passatore, Barba, Rodari, Scabia, hanno visto l’animazione come una nuova forma d’intervento nella collettività, nel senso di una nuova teatralità svincolata dalla classica forma attore/palcoscenico contro pubblico/platea. Essa diventa un “fare” teatro che riscopre una situazione specifica, per un determinato contesto, un particolare gruppo. Il teatro dunque, con l’animazione, acquista nuovi spazi d’azione allargando significativamente le sue platee e le file dei suoi protagonisti. Ne è un esempio su tutti la scuola, ma anche iniziative di piazza, fiere, eventi di marketing aziendale, o tutti quegli eventi che presuppongono una partecipazione informale del pubblico . Ma animazione teatrale non è solo un approccio ludico a qualsivoglia iniziativa di gruppo, o l’uso delle tecniche di derivazione teatrale per aumentare l’affiatamento tra persone, ma un modo per valorizzare i talenti di ognuno, spesso nascosti e inconsapevoli.

.Gli obiettivi principali dell’animazione teatrale, sarebbero quindi:

  • liberare la potenzialità del singolo e del gruppo;
  • offrire diverse possibilità di socializzazione di gruppo;
  • offrire la possibilità di diverse tecniche espressive;
  • esporsi in prima persona, mettendo a confronto la propria esperienza con quella degli altri, allargando il confronto nello spazio e nel tempo;
  • offrire l’occasione di un coinvolgimento globale della persona e del gruppo, che non reagisce e non apprende soltanto in maniera razionale, ma partecipa vitalmente ad un progetto espressivo;
  • stimolare la spontaneità;
  • aumentare l’autostima individuale;
  • creare la possibilità di diverse occasioni di comunicazione, secondo le esigenze dell’ambiente in cui si opera;
  • integrare l’espressione verbale e scritta con altre possibilità espressive non verbali;
  • stimolare la creazione di forme culturali autonome di gruppo.

Vediamo ora meglio il senso e la specificità del linguaggio che caratterizza l’animazione teatrale.

In una società sempre più povera di pluralità (famiglia mononucleare, fuga nel privato) la scuola costituisce la più significativa opportunità per facilitare la relazione interpersonale e l’apprendimento cooperativo. Ognuno ha la necessità di mettersi in relazione con gli altri e, in ultima analisi, l’esigenza di comunicare deriva dall’impulso a rendere partecipi gli altri ed il mondo esterno di sè, delle proprie sensazioni ed esperienze. Questa interazione si realizza grazie all’utilizzo di diversi linguaggi e mezzi di comunicazione, dal linguaggio dei gesti, a quello delle parole, dei segni scritti, delle immagini, dei suoni, ecc… I linguaggi possono essere classificati in varie tipologie che comprendono l’area dell’immediato, dell’analogico, del discorsivo, del logico. All’area dei linguaggi esperienziali, immediati, appartengono le espressioni spontanee, che non prevedono il possesso di particolari competenze nell’uso di codici complessi come il linguaggio .

L’espressione umana appartiene quasi totalmente al gruppo dei linguaggi analogici: l’arte, la pittura, il teatro, la televisione, il cinema, la fotografia ecc. Un’altra fascia di linguaggi comprende l’area del logico, a cui appartengono l’aritmetica, la geometria classica, la logica formale. Fra i diversi linguaggi, quello teatrale è uno dei più completi e maturi; è un universo multimediale in cui interagiscono parole, gesti, sentimenti, situazioni, collegati fra loro in modo organico, ed è capace di esprimere con efficacia tanto la realtà, che la finzione. Inoltre favorisce nel gruppo la consapevolezza della propria storia, della propria identità, così come essa evolve, e ciò implica una metariflessione che si accompagna con l’espressione di essa.  La scuola è un ambiente d’apprendimento in cui possono trovare posto i linguaggi più diversi, ma quella tradizionale predilige il parlato, lo scritto e la lingua dei numeri, ossia le competenze funzionali al leggere, allo scrivere e al far di conto. La priorità di questi codici pare ben salda anche nell’attuale società della multimedialità e della tecnologia avanzata, e spesso a scuola il valore espressivo della musica, del disegno, della recitazione, della fotografia è considerato accessorio e secondario. Il teatro e l’animazione teatrale sono infatti considerati per lo più come possibili occasioni di integrazione e ampliamento dell’offerta formativa ordinaria. Ciò fa sì che il linguaggio teatrale sia confuso con altro o avvilito in banalizzazioni del tutto estemporanee. Ciò premesso, cerchiamo ora di capire meglio cosa intendiamo con l’attività di drammatizzazione e quale è il suo rapporto con il concetto di creatività.

Con il termine drammatizzazione si fa riferimento agli atteggiamenti, ai pensieri, a tutte le manifestazioni che si esauriscono nella spontaneità singolare e perciò irripetibile. L’evento della drammatizzazione può accadere anche nel “fare teatro” cioè nella drammatica, ma le due cose sono autonome ed indipendenti.

La parola creatività viene usata nel linguaggio comune degli insegnanti per indicare aspetti molto diversi della soggettività di un alunno. Gli insegnanti dovrebbero apprezzare il pensiero creativo, incoraggiando la manipolazione degli oggetti e delle idee, sviluppando nei bambini la tolleranza per idee nuove, portando il bambino a stimare il suo pensiero creativo e fantastico, stimolando l’apprendimento autonomo, sviluppando, in lui un’abilità di critica costruttiva.

Uno dei compiti principali dell’insegnante dovrebbe essere infatti proprio quello di valorizzare il diverso e l’inconsueto che può emergere dalla relazione quotidiana con l’alunno e l’animazione teatrale si configura come un contesto educativo in cui ciò avviene con estrema naturalezza.

Il senso di queste affermazioni traspare chiaramente anche dai documenti programmatici che hanno accompagnato l’evoluzione della scuola italiana fino ai nostri giorni.

L’attenzione nei confronti dell’animazione teatrale nella scuola primaria non è una novità, già nei programmi didattici per la scuola primaria del 1955 si parlava di teatro.

Con i programmi del 1985 si parla di teatro nei capitoli dedicati alle “educazioni”. L’accenno più significativo è quello che si legge nelle “indicazioni didattiche” dell’educazione musicale, motoria e dell’educazione all’immagine. Dopo la metà degli anni ‘90 il dibattito sul curricolo della scuola di base si è intrecciato con quello sui saperi minimi e sulle competenze di base e nel marzo del 1998 con la pubblicazione del Documento sui saperi essenziali si afferma “l’esigenza generale di favorire il dialogo e l’integrazione fra tutte le componenti nelle quali si articola la cultura e di far sì che questa impostazione abbia un’espressione adeguata e concreta nella pratica didattica impone di far uscire le arti sonore e visive, e tutto ciò che le integra (come il teatro e il cinema), dalla condizione marginale alla quale sono relegate nella nostra scuola”.

Nella Indicazioni Nazionali promulgate dal Ministro Moratti il teatro viene più volte citato come uno degli importanti codici di cui l’alunno deve impadronirsi, assieme alla Parola, al Cinema, ad Internet ed alla Fotografia e nelle Raccomandazioni rivolte alla Scuola dell’Infanzia, che ne accompagnarono la prima pubblicazione, viene dedicata un’intera sezione al teatro ed alla animazione teatrale, mentre in quelle per la primaria si afferma che “il Laboratorio di Attività Espressiva è il momento in cui l’allievo può riunire i diversi tipi di linguaggio che ha imparato a conoscere (verbale, orale, scritto, visivo, gestuale, musicale, artistico, …) ed utilizzarli con una precisa intenzione comunicativa. Nelle Indicazioni per il Curricolo, promulgate dal Ministro Fioroni, si sottolinea l’importanza di una spazio teatrale da affiancare agli spazi usuali della scuola per favorire processi di esplorazione e di ricerca.

In perfetta linea con questo sfondo normativo, numerosi sono i punti di forza dell’esperienza teatrale nel favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze che costituiscono il curricolo di base per un alunno della scuola dell’infanzia e della primaria. L’attività teatrale permette, infatti, lo sviluppo di :

  • Competenze affettive e relazionali.
  • Competenze corporee, motorie e percettive:
  • Competenze espressive, comunicative e creative:
  • Competenze cognitive:
  • Competenze storico-culturali:

Ci si chiede allora come mai questa pratica sia solo moderatamente diffusa tra le aule della scuola italiana. Quello che manca è, probabilmente, un chiaro criterio di lavoro e un’omogeneità nelle finalità. In realtà la proposta ludica dovrebbe rispondere a un naturale bisogno di creatività, espressa con il corpo, con la parola guidata, col modello infantile di comunicazione sociale: il “far finta”, che è momento fondamentale di crescita e maturizzazione. Le regole del teatro possono, in questo caso, fermare e sottolineare la fase creativa; rappresentano la “Grammatica” che permette di liberare e sviluppare la “Fantasia”. Gianni Rodari, nella sua “Grammatica della fantasia”, esprime un personale giudizio sul teatro dei bambini: “…trovo validissimo il momento teatro-gioco-vita e non meno valida la riflessione su una “grammatica del teatro” che può allargare l’orizzonte del bambino inventore. Dopo le prime improvvisazioni, perchè  il gioco non si esaurisca, bisogna arricchirlo. La libertà ha bisogno di supporto della “tecnica”, in un equilibrio difficile, ma necessario…”. In questa testimonianza emerge in particolar modo il percorso educativo rispetto al risultato teatrale.

Il teatro, per sua natura, realizza un contesto altamente comunicativo e coinvolge attivamente nella relazione interpersonale, per cui tanto il docente quanto il bambino si confrontano e si mettono in gioco. Nella dimensione del gioco drammatico il bambino l’alunno e l’adulto recuperano stimoli e motivazioni per comprendere ed apprendere: possono conoscersi e farsi riconoscere all’interno di un sistema di regole, individuali e di gruppo, che garantiscono il rispetto e la valorizzazione delle diverse individualità.

Il linguaggio teatrale può essere per la scuola un potente strumento d’intervento didattico in special modo in due campi che sono oggi sempre più cruciali e decisivi: l’inclusione e l’integrazione dei soggetti in situazione di handicap e l’educazione interculturale. Per quanto riguarda il primo aspetto Ë il caso di sottolineare come quello teatrale sia uno dei linguaggi più adatti a promuovere percorsi didattici in grado di offrire a tutti gli alunni strumenti espressivi e comunicativi flessibili e polivalenti. Per quanto attiene all’educazione interculturale il teatro è di per sè superamento di ogni sorta di barriera e costituisce un’occasione unica per “giocare” la diversità ed il suo superamento.

Infine, il gioco del teatro è un ambiente unificatore rispetto alla parcellizzazione disciplinare e costituisce un contesto trasversale ad esse nel quale l’acquisizione dei saperi si traduce in competenze e in azioni di senso compiuto, il cui significato e la cui intenzionalità vengono consapevolmente condivise tanto dagli insegnanti che dai loro alunni.

I bambini non recitano mai per gratificare la maestra o gli altri; recitano per il solo desiderio di giocare e per il piacere attivo che danno a se stessi. Basta osservarli per notare che non giocano soltanto con gli altri, ma anche “attraverso” gli altri. Giocare ad essere è sperimentarsi e provarsi nell’azione, con l’aiuto degli altri come partner, ma all’interno di situazioni immaginate.

Il bambino “fa finta”, ciò dimostra che è capace di rendere con i gesti e con il linguaggio una rappresentazione delle cose e degli esseri. Nel giocare ad essere un altro, il bambino scopre un nuovo punto di vista ed è meno dipendente dalla realtà; la realtà che comincia a dipendere da lui attraverso la rappresentazione che egli ne ha e ne fa.

In un contesto educativo di questo tipo l’insegnante diventa Animatore. Etimologicamente animatore deriva da anima, psiche, la figura che dà vita alla sostanza invisibile del nostro essere.

L’animatore è sostanzialmente un facilitatore, ovvero una figura in grado di preparare a priori una situazione ludica per poi potersi staccare da questa e osservare come i bambini si muovono nel gioco proposto, con la possibilità di intervenire nel caso ci fosse una richiesta di aiuto.Il suo intento fondamentale è portare il singolo e il gruppo alla più alta capacità relazionale, compositiva, espressiva e rappresentativa, stimolando processi di autonomia da se stesso. Non dà valutazioni, ma crea i presupposti affinchè il gruppo sia in grado di condursi e di analizzarsi da sè. Sviluppa ipotesi di conduzione, ma non le applica in forma rigida, ponendo sempre al centro del suo lavoro l’incontro creativo con il gruppo.

Coloro che si apprestano a condurre un laboratorio teatrale in ambito scolastico ed educativo necessitano certamente di una doppia competenza, teatrale artistica da una parte e formativo-pedagogica dall’altra:
entrambi gli ambiti, come si è detto, interagiscono infatti all’interno del processo che vede come protagonisti dell’attività i bambini.

Infine, ma non da ultimo, l’animazione teatrale costituisce un contesto estremamente interessante per la valorizzazione e l’integrazione dell’offerta formativa disponibile nel territorio.

L’Italia è infatti un Paese in cui il teatro amatoriale ha una grande diffusione ed una grande ricchezza ed esistono ottimi presupposti per favorire una sempre maggiore convergenza di intenti nel comune obiettivo di portare a scuola il linguaggio del teatro e di valorizzare l’inestimabile patrimonio culturale che esso rappresenta.

 

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