I GRUPPI/SFOGATOIO DI FACEBOOK, OVVERO L’INCAPACITA’ DI RISPETTARE PUNTI DI VISTA DIVERSI.

di ALESSANDRO TURCHI

Capita che un dirigente scolastico, che è anche giornalista e pubblica su quotidiani e mensili, capita che scriva un articolo sulla scuola (il suo campo) sulla rivista da lui diretta (CGmagazine.it) che, per appunto, si occupa di scuola. Capita poi che uno dei suoi articoli sia condiviso per sbaglio sulla pagina di uno di quei gruppi/sfogatoio che su Facebook abbondano, in questo caso con un nome molto esplicito, Docenti Incazzati. Un articolo non contro i docenti, si guardi bene, ma contro alcuni docenti, quelli che non capiscono che il mondo è cambiato, che la nostra Nazione non può permettersi le spese degli anni d’oro, che i lavativi vanno braccati, che una scuola pubblica ha bisogno di riforme e di gente che ha voglia di lavorare. Il riferimento, esplicito, è contro chi si muove e parla come se tutto fosse cristallizzato a trenta anni fa, oggi, spiega, la scuola, così come la Nazione, le riforme le deve fare. Non è più epoca di bizantinismi, sono finiti i tempi della conservazione e delle vesti stracciate ogni qualvolta qualcuno introduce un elemento di novità. La 107 non è una legge perfetta, ma la gazzarra e le barricate che alcuni docenti hanno messo in atto, è vergognosa. Perché essi fanno finta di attaccare i singoli articoli della Legge, magari con riguardo a passaggi poco felici, ma di fatto l’attacco è contro  qualsiasi tentativo di modifica dello status quo. Molti docenti, la stragrande maggioranza, queste cose le sanno e si impegnano, studiano, lavorano con presenza costante e spirito di abnegazione. Una frangia di essi, invece, prosegue imperterrita come quando il mondo era dominato dagli USA e dall’Europa, quando l’Italia era la quinta potenza mondiale e la scuola Italiana si poteva permettere, ad esempio, tre docenti ogni due classi alle elementari, o eguali remunerazioni per chi lavorava e chi non lo faceva, per chi si impegnava e per chi addirittura non facilitava, con il proprio atteggiamento, il compito educativo. Tutto è cambiato, siamo  fuori anche dal G10, in concorrenza con un mondo globalizzato, con milioni di nostri giovani disoccupati e senza prospettive, ma questa frangia di insegnanti continua a ragionare con schemi del passato, non si mette in discussione. Le affermazioni contenute nell’articolo/editoriale, erano queste e le si potevano discutere, si potevano controbattere, si potevano integrare nei ragionamenti. E’ vero, la meritocrazia non la si salvaguarda con i criteri che i Comitati di valutazione stanno scegliendo per i bonus e si dovrà trovare qualche altro sistema, è vero che scuole sempre più grandi ed articolate saranno sempre più verticistiche e meno gestibili dai collegi, con dirigenti alle prese con realtà multiformi. E’ vero tutto, ma è anche vero che così come fino ad oggi le scuole hanno funzionato non va più bene, se siamo agli ultimi posti come numero di laureati e diplomati dei paesi OCSE. In molti gruppi di Facebook, dove l’articolo è stato condiviso e letto,  è avvenuto un confronto democratico e civile; nel gruppetto prima menzionato no,  si è passati direttamente agli insulti, utilizzando luoghi comuni e retorica a iosa. Un dirigente scolastico non dovrebbe parlare male dei docenti, ha scritto qualcuno, altri hanno ribadito che i dirigenti scolastici sono inutili o dovrebbero essere eletti (sic!) dai collegi dei docenti, dimostrando di non avere la minima idea del loro ruolo e di mansioni sempre più complesse, oltre che delle enormi responsabilità. Sia chiaro, un gruppo che si definisce di docenti “incazzati” non poteva certo apprezzare l’articolo e i commenti negativi erano attesi, ci stava, ovviamente. Non ci stava, da parte di persone che si occupano di educazione, di istruzione, di formazione dell’uomo e del cittadino, il linguaggio da scaricatori di porto, le offese, la finta sorpresa indignata che un dirigente possa scrivere un articolo di scuola, le repliche ironiche, benaltriste e sciocche: perché parla dei docenti e non dei dirigenti? Perché parla del debito pubblico e non dei politici corrotti? e così via.  Si va da chi spiega  che l’articolo non è documentato, a chi illustra che chi ha scritto l’articolo mente sapendo di mentire. Un altro argomenta che la colpa è dei presidi nullafacenti, una elegante professoressa spiega che l’autore dell’articolo è una “testa di…”. Un altro, ancora più democratico, chiede (con successo) che l’autore dell’articolo venga cacciato dal gruppo, per poter continuare, nei fatti, ad insultare senza che lui possa più replicare. Alcuni di questi insegnanti o pseudo tali ci mettono la faccia, altri si nascondono dietro a pseudonimi e nomi di comodo, come un certo Mark, che conclude il suo illuminato pensiero affermando che il giornalista altri non è che lo zerbino di Renzi,  uno che ignora di scuola. La ciliegina sulla torta di una giornata condita dal veleno di questi personaggetti è stato poi  il tentativo (fallito) di farne un caso, con una lettera/spazzatura che riassume in modo incompleto e fazioso l’articolo, poi pubblicata su un paio di blog nella speranza di attirare pubblicità e polemiche. Chi scrive, in conclusione, si rende conto che l’esercizio della democrazia, l’idea che qualcuno possa pensarla diversamente da noi e rispettarlo, è un esercizio ancora poco praticato, soprattutto da parte di chi, già nella denominazione data al gruppo, riassume la sua idiosincrasia per la pacatezza della discussione e la incapacità di rispettare l’altro. In questo caso l’altro, dileggiato, bannato, insultato, è l’autore di un articolo non condiviso, domani potrebbero essere i colleghi della classe accanto, o gli stessi alunni.

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