I DOCENTI SONO TUTTI PERFETTI? O LA SCUOLA NON VA ANCHE PER COLPA DI TANTI DI LORO?

di ALESSANDRO TURCHI

In questi giorni, in concomitanza con ritardi vari sui trasferimenti, di confusione dovuta alla inaugurazione frettolosa e un po’ precaria di nuove norme, come quella della Chiamata diretta, sui vari forum, su Facebook, nei commenti, nei post, nelle risposte, si sta vedendo e ascoltando un populismo della peggiore specie. Il colpevole di tutti i mali del mondo è il Governo, ovviamente, Renzi in particolare. L’insegnante finalmente di ruolo dopo anni di precariato, viene immesso in una località lontana e non sotto casa? Governo ladro!! Come se non fosse sempre successo che per trovare il ruolo la gente abbia dovuto affrontare trasferte, emigrazione di anni, disagi. No, adesso Renzi ha inopinatamente deciso che la gente debba essere sbattuta… dove ci sono i posti. Pensate un po’.  Ma guardiamo un attimo i fatti e dimentichiamo le esigenze del singolo, gli individualismi, i populismi egoisti dei tanti che considerano la scuola una succursale della propria abitazione, al loro servizio. Innanzitutto il contesto: il secondo debito pubblico al mondo e l’esigenza di ridurre la spesa pubblica. La Pubblica Amministrazione, in particolare scuola e sanità, divorano soldi senza produrre molto. La scuola, quella che qui ci riguarda, non funziona … da molti anni, non da quando è arrivato Renzi. Una scuola che produce ignoranti e che non produce neanche i numeri, dato che in pochi completano il ciclo di studi, se è vero che siamo al 28′ posto fra i 33 paesi OCSE, per numero di diplomati (non parliamo poi dei laureati…). Poi ci sono tanti docenti lavativi, diciamolo senza paura, senza ipocrisie. A scuola come in altri luoghi della Pubblica Amministrazione c’è tanta gente che ha poca voglia di lavorare. C’è, andiamo a memoria, un 13% dei docenti che ha i benefici della Legge 104, contro il 2% o meno del settore privato. Come mai chi lavora a scuola ha più parenti disabili? O è una trovata per stare a casa tre giorni in più al mese? E allora di che vogliamo parlare? Del tentativo maldestro ma concreto, della meritocrazia, cioè di premiare chi viene a scuola a dare qualcosa di più, in termini di formazione innovativa e di impegno di ricerca? O vogliamo difendere a tutti i costi uno status quo oramai impraticabile ai giorni nostri, in un mondo molto cambiato e globalizzato? E’ chiaro che abbiamo più che dimezzato la produzione industriale, in Italia, negli ultimi dieci anni? E questo poteva mai non ripercuotersi su tutto un sistema? Eppure, ascoltando chi si straccia le vesti in difesa di una scuola pubblica che comunque non ha dato grandi segni di miglioramento, in questi decenni, sembra che il mondo ruoti attorno al governo Renzi. Abbasso la riforma costituzionale, via la Legge 107, torniamo a quando si stava meglio, con un colpo di bacchetta magica. Chissenefrega del debito pubblico, dell’incubo Grecia, della meritocrazia, della necessità di avere docenti preparati che si aggiornino e mettano in gioco il loro sapere e che si facciano valutare? Nella migliore logica del “benaltrismo”, di cui noi italiani siamo maestri, torniamo a dieci anno fa, a venti, agli scatti di anzianità per tutti, con i tanti che arrivati a maggio e non avendo ancora utilizzato il mese di malattia spettante, si ammalavano di colpo, nella logica del “sennò perdo questi giorni e li devo lasciare allo Stato”. Amici cari il mondo è cambiato, lo Stato è in crisi, la scuola non ce la fa nonostante i tagli e i tentativi di riforma. La colpa è dell’attuale Governo? O dei tanti che, nello strenuo tentativo di difendere i piccoli e grandi privilegi raggiunti, in questi tanti anni hanno guardato dall’altra parte di fronte alle tante prevaricazioni, ad atteggiamenti di piccola illegalità, alla necessità di modernizzare un sistema scolastico palesemente inchiodato ad altri tempi. La Legge 107 non può essere la risposta? Forse, chissà. Ma la risposta non è neanche la strenua difesa dell’indifendibile.

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