GITE SCOLASTICHE MINACCIATE. L’APPARATO DEL MINISTERO CONTINUA A MINARE L’AUTONOMIA DELLE SCUOLE

di NICOLA ANNUNZIATA

 Ha destato molte polemiche una recente nota del Ministero dell’Istruzione avente per oggetto quelle che tutti chiamano gite scolastiche, ma che nel burocratese MIUR sono distinte in due categorie, viaggi d’istruzione e visite guidate (chissà perché il termine gite è così demonizzato, in fondo etimologicamente va bene per gli uni e le altre – lo chiediamo alla Crusca come per petaloso?). La nota in questione della Direzione generale per lo studente, GITEl’integrazione e la partecipazione del 3 febbraio scorso, a firma del Direttore Generale, costituisce un tipico esempio di scaricabarile burocratico. Mi arriva una nota piena di banalità dal Dipartimento dalla Polizia Stradale, pomposamente definita Vademecum per viaggiare in sicurezza, cosa faccio, l’archivio? Certo che no, la diffondo con una bella nota di accompagnamento. Il vademecum è animato da rispettabili intenti: il tema della sicurezza stradale è tutt’altro che trascurabile, come recenti avvenimenti testimoniano. Peccato che quelli della Stradale abbiano gigioneggiato un po’, come quando scrivono “In maniera empirica si dovrà prestare attenzione alle caratteristiche costruttive, funzionali e ad alcuni importanti dispositivi di equipaggiamento: l’usura pneumatici, l’efficienza dei dispositivi visivi, di illuminazione,dei retrovisori”. In maniera empirica? Le caratteristiche costruttive e funzionali? Mah, qui ce n’è abbastanza da scatenare – e direi giustamente – le ire dei docenti, già alle prese in queste gite con l’esuberanza dei ragazzi. Al Ministero forse qualcuno si accorge del potenziale deflagrante della nota, che, infatti, non appare nelle news del sito internet del Ministero, pure così puntuali nell’informare sul concorso musicale Città di Tarquinia o sul certamen Vitruvianum e su quello Aetneum. La stampa però chissà perché ignora tutti questi certamen, pardon certamina, e si getta sulla nota che parla delle gite scolastiche. I social network ci sguazzano proprio e naturalmente i sindacalisti mostrano i muscoli,  finché il Ministero non è costretto ad una sorta di rettifica, una nota definita di “chiarimenti”, che dice e non dice, rimandando alle cosiddette FAQ. FAQ, come sanno gli addottorati in lingua moderna, vuol dire frequently asked questions, cioè domande frequenti, ma qui in realtà è come nelle interviste addomesticate, quelle in cui l’intervistato fa sia le domande sia le risposte. Le FAQ sulle gite scolastiche sono pubblicate sul sito del MIUR e contengono talune ovvietà, più un boccone avvelenato, quello con cui il Ministero rispolvera la circolare 291 del 1992, che la FAQ asserisce non essere annullata o sostituta dalla nota del 3 febbraio scorso. Questo è certamente plausibile, dal momento che , come c’informano le FAQ, la circolare 291 del 1992 è “una circolare onnicomprensiva che affronta l’organizzazione della visita di istruzione sia sotto il profilo didattico che tecnico”. Peccato che questa circolare debba ritenersi se non annullata quanto meno superata da lungo tempo. La circolare del 1992, infatti, si diffonde sia sugli aspetti didattici sia sulle modalità organizzative dei viaggi e appare in contrasto con la circolare n°623 del 1996 che affermava che “l’intera gestione delle visite guidate e dei viaggi d’istruzione o connessi ad attività sportive in Italia ed all’estero rientra nella completa autonomia decisionale e nella responsabilità degli organi di autogoverno delle istituzioni scolastiche”. Quest’affermazione arriva già prima dell’entrata in vigore del DPR 275/1999, il regolamento sull’autonomia scolastica, che ha spazzato via direi qualsiasi dubbio, con il riconoscimento di un’ampia autonomia alle  scuole, all’interno della quale certamente rientra la programmazione e l’organizzazione delle gite scolastiche. Come possiamo allora ritenere valide le disposizioni della circolare 291 in materia di numero e tipologia di accompagnatori, percentuale di studenti partecipanti, periodi di effettuazione delle gite? Come si possono ritenere vincolanti altre indicazioni di natura didattica, a cominciare dalla classificazione dei viaggi in differenti categorie, che non ha particolare senso. Forse alcuni dispositivi possono essere ancora letti come suggerimenti o indicazioni di massima, ma nulla più. Peraltro in questo frangente in cui la legge 107/2015 ha ampliato ulteriormente gli spazi dell’autonomia delle scuole gli attacchi che l’apparato continua a portare all’autonomia sono preoccupanti. Ho già più volte scritto della mia perplessità sulla compressione delle prerogative dei consigli d’istituto, ma qui, in materia di viaggi d’istruzione, per quanto riguarda gli aspetti didattici è chiamato fortemente in causa il collegio dei docenti. La programmazione delle attività didattiche durante il viaggio è una competenza squisitamente educativa e appartiene al collegio dei docenti e ai consigli di classe, che devono quindi prendersi carico di esercitarla non solo per gli studenti che partecipano al viaggio ma anche per quelli che eventualmente restano. Collegi e consigli devono esercitare in pieno le loro prerogative e ciascuna scuola deve avere nel proprio regolamento d’istituto una sezione dedicata ai viaggi d’istruzione. Direi anche che queste regole interne debbano essere adeguatamente meditate. Non è infrequente il caso di regolamenti o delibere collegiali che, scimmiottando il tono prescrittivo e occhiuto delle circolari ministeriali, mettono tanti paletti che poi puntualmente sono disattesi. È davvero singolare quanto ho talvolta avuto modo di costatare anche per esperienza diretta, come dal corpo docente giungano al dirigente scolastico richieste di deroghe a regole che la stessa scuola si è autonomamente data! Questo non deve accadere, la scuola deve difendere con coraggio la propria autonomia dalle ingerenze dell’apparato ministeriale e gli organi collegiali non devono rinunciare alle proprie, lasciando alla dirigenza le competenze più propriamente gestionali.

 

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