GIFTEDCHILDREN, L’ALTRA FACCIA DEI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

bes 2

bes 2di IDA LENZA

 

Chi sono i ‘giftedchildren’ ? Quella particolare categoria di bambini, i cosiddetti APC (ad alto potenziale cognitivo), o plusdotati o talentuosi,  precoci non esattamente come gli altri ma come gli altri, bambini’ (Olivier Revol). Occorre, tuttavia, precisare che i termini inglesi giftedness o talented non corrispondono ad una definizione univoca a livello internazionale.

Stando al Columbus Group del 1991, i giftedchildren sono caratterizzati da uno sviluppo asincrono in cui si presentano avanzate abilità cognitive, sensibilità e capacità di analisi decisamente al di fuori della norma, il che determina una comprensione e consapevolezza della realtà non in linea con l’età anagrafica. L’asincronia tra lo sviluppo cognitivo e quello emotivo fa sì che questi bambini siano portatori di bisogni educativi speciali, che esigono particolare attenzione da parte della famiglia, della scuola, della società. La categoria dei gifted è, in realtà, assai variegata: la ricercatrice americana Deborah Ruf ha proposto una suddivisione dei gifted in 5 livelli, sulla base del QI: si va dal 1° livello (bambini il cui QI è compreso tra il 90° e il 98° percentile) fino al 5° livello (bambini intellettualmente eccellenti in ogni ambito della conoscenza, di cui si stima la frequenza di 1 su 250.000, con maggiore incidenza nelle aree metropolitane).

Va, tuttavia, precisato che l’individuazione dei soggetti plusdotati non appare così chiara e scontata: assai spesso tali bambini sono oggetto di mis-diagnosi. Allora la giftedness può essere scambiata con ADHD; talvolta possono essere presenti disturbi di tipo oppositivo provocatori, disturbi dell’umore, disturbi ossessivo-compulsivi e, non rari, sono i casi di twice-exceptional, vale a dire soggetti che hanno difficoltà tali che possono inibire lo sviluppo di talenti specifici e che non permettono agli operatori di cogliere immediatamente la plusdotazione. Si calcola che solo in Italia la percentuale di bambini plusdotati si aggira intorno all’8% della popolazione in età scolare. Il fatto è che tali bambini, a dispetto delle non comuni capacità cognitive, possono incontrare enormi difficoltà ad inserirsi nell’ambiente scolastico, a relazionarsi con i pari ed ad adeguarsi ai loro tempi, a costruire, insomma, una rete sociale, il che può diventare un vero e proprio fattore di rischio durante l’adolescenza.

I Paesi della UE hanno mostrato un’attenzione crescente nei confronti dei giftedchildren: dal rapporto della European Agency for development in SEN (Special educational Needs) del 2009 emergeva che già in 15 Paesi della UE erano stati attivati interventi di tipo legislativo ad hoc ed impegnate opportune risorse. Quale l’attenzione del legislatore in Italia? A partire dal DPR 275/99 e, via via, con i vari interventi normativi dalla legge 53/2003, al DL 54/2009, fino al DPR 89/2009, alla legge 170/2010, alle Indicazioni sul Curricolo del 2012 si è sempre sottolineato l’ineludibilità di garantire a tutti il successo formativo e di attivare opportune strategie, che tenessero conto delle singole individualità e relative complessità. La legge 107/2015 art.1 comma 7.l ribadisce l’importanza del “potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati”, richiamando implicitamente tutta l’importante tradizione legislativa italiana sull’inclusione che ha avuto il suo culmine nella legge 104 del 1992. Tuttavia, se sul piano normativo le indicazioni appaiono incontrovertibili, se i POF ed i PTOF declinano in ogni modo l’attenzione all’inclusione, nei fatti i giftedchildren costituiscono ancora un terreno poco chiaro. Lo conferma in un’intervista la dottoressa Maria Assunta Zanetti, direttrice del LABTALENTO di Pavia: «è necessaria l’azione sinergica dei Dirigenti scolastici, dei docenti, a volte carenti di formazione specifica, con le famiglie, nella maggior parte dei casi, non pronte a gestire la plusdotazione e vittime del pregiudizio di avere un figlio ‘genio’».

Nel 2012 la Regione Veneto ha dato vita ad un progetto di ampio respiro dal titolo ‘E.T. Education to Talent’ che ha costituito il punto di partenza per l’emanazione delle Linee guida della Regione Veneto, la cui missione è ‘investire nel talento’, per fronteggiare la dispersione di quegli allievi che pur plusdotati, talora escono fuori dai circuiti scolastici, in quanto incapaci di adeguarsi ad una metodologia che schiaccia la loro creatività.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *