FORMARE AI LEGAMI, LA NUOVA FRONTIERA DELLA SCUOLA DELLE SOFT SKILLS

di ELENA PAPPALARDO

 

Le coordinate orizzontali che costruiscono la rete dei legami sono elemento caratterizzante della nostra epoca e si estendono a tutte le dimensioni delle relazioni.

Nella scuola le relazioni sono a livello di classe, di istituto, di territorio e generano dinamiche di gruppo che comportano i limiti (conflitto) e i vantaggi (sinergie) della sua stessa energia.

Gli insegnanti sono insistentemente sollecitati dagli orientamenti pedagogici, formalizzati nelle numerose linee guida ministeriali, a praticare una didattica laboratoriale basata su curriculi per competenze. Essa, per sua stessa natura, implica la formazione di gruppi di studenti all’interno dei quali il fermento di idee, iniziative e riflessioni crea reti osmotiche di scambi di abilità e conoscenze che culminano nella maturazione di competenze. Stare insieme durante un viaggio esperienziale rinforza l’autoefficacia degli studenti: il credere nelle proprie ‘forze’ è già in un certo qual modo, garanzia di successo, al di là dei risultati.

I docenti dal canto loro sono “costrettRetei” al confronto all’interno del modulo, laddove sussiste, delle classi parallele o dei dipartimenti, e vivono una dimensione professionale fatta di proposte, di scambi di esperienza e di suggerimenti didattici. Buone pratiche potremmo dire, che rappresentano la base del miglioramento della qualità del sevizio pubblico che la scuola eroga. Il cuore da cui si genera l’innovazione, dono prezioso di un sistema di istruzione e formazione che promuove esiti di qualità per i suoi studenti.

Per troppi anni le scuole sono state microcosmi isolati, chiuse nei propri ingranaggi processuali con uno sguardo miope nei confronti dei rispettivi territori, nonostante le esplicite spinte dei decreti sull’autonomia.

Costruire legami di appartenenza con altre scuole, enti, associazioni e imprese costringe le istituzioni scolastiche a sconfiggere il mostro della autoreferenzialità: il successo formativo è determinato anche dall’aderenza progettuale della scuola alla realtà socio-economico del territorio.

In questa prospettiva fatti di reti, relazioni, contatti, la scuola come una officina deve formare quel capitale umano necessario allo sviluppo e al benessere locale e non solo. E’ dovere morale ed istituzionale agire affinché i giovani possano realizzare il proprio progetto di vita dove sono nati e cresciuti, senza essere costretti ad emigrare per trovare un’accoglienza lavorativa rispettosa del profilo formativo costruito negli anni di scuola.

La lotta all’esodo dei cervelli parte da qui?

L’energia del vivere e del lavorare ‘insieme’ per formare gli studenti è una forza insostituibile che, dilatata a tutte le dimensioni delle relazioni, degli scambi intellettuali e delle best practice, può favorire la costruzione di un profilo delle competenze tale da combattere le difficoltà occupazionali minate dalle quotidiane e mutevoli condizioni  socio-economiche.

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