FLOP DISPERSIONE. MENO MALE CHE C’E IL PON.

di EMILIANA SENATORE

Oggi più che mai ci appare una visione della scuola agitata e confusa, precipitata da qualche anno in una logica politica che sta facendo della contraddizione la propria bandiera. La girandola riformatrice che aveva le migliori intenzioni  e che lasciava intendere fin dall’esordio una possibile inversione di tendenza, alla fine si è rivelata fragile e nella precarietà del quadro politico non ha lasciato presagire eventi di sostanza. Disfunzioni, inefficienze ed emergenze hanno evidenziato possibili derive. Innanzitutto la cecità del legislatore si è rivelata nella realizzazione di un progetto (mai visto prima!!) che forse non ha tenuto nella giusta considerazione il reale, risultando assolutamente non  interconnesso tra le parti, con frantumazione dei rapporti e dei connotati portanti della democrazia; a seguire la razionalizzazione della rete scolastica con dimensionamenti che hanno messo insieme istituti e realtà poco compatibili per storie pregresse, situazioni logistiche,
ollogocultura organizzativa. A tutto questo si aggiunga l’ora X scattata per l’ingresso prepotente del digitale nelle scuole con le relative figure professionali artefici di una radicale revisione nel rapporto insegnamento – apprendimento. In questo scenario operativo di incompleta convergenza tra domanda ed offerta, ci sono anche gli alunni, questi sconosciuti, tutti diversi, normodotati, stranieri, con difficoltà di apprendimento, disturbi  evolutivi e della condotta, con storie di deprivazione culturale che ogni giorno pongono non pochi problemi in ordine ad inserimento e successo formativo.”La scuola, luogo di generazione di capitale umano e sociale, bene relazionale, simbolo di riscatto di un intero paese che va male, specchio del futuro” riguarda TUTTI e come tale deve o dovrebbe costruire spazi dialogici e dialettici che promuovano l’intenzionalità attiva dei soggetti coinvolti e contrastino efficacemente il disagio giovanile e la dispersione scolastica. I dati degli ultimi anni relativi alla fuoriuscita  non motivata dal sistema scolastico sono allarmanti ed ancora di più nel Mezzogiorno d’Italia con differenze di genere e con tassi di dispersione maggiori nei maschi. In tal senso si colloca la strategia Europa 2020 sulla scia di Lisbona 2000  che mira a realizzare una crescita intelligente ed inclusiva attraverso lo sviluppo delle conoscenze e dell’innovazione in contesti sostenibili, competitivi ed efficienti nella gestione delle risorse. Il rischio di abbandono è diffuso maggiormente nel Mezzogiorno, ma anche nelle regioni del centro-nord sta raggiungendo tassi  che sfiorano l’1,8 per cento nelle scuole dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, Toscana, Friuli. Per conseguire questo obiettivo, il MIUR  con la nota10862 del 16/9/2016 ha pubblicato l’Avviso relativo ai “Progetti di inclusione sociale e lotta al disagio nonché  per garantire l’apertura delle scuole oltre l’orario scolastico soprattutto nelle aree a rischio ed in quelle periferiche”. L’obiettivo è il rafforzamento delle competenze di base, la sperimentazione di nuove metodologie didattiche, nonché quello di rendere le scuole spazi inclusivi e coesi aperti alle famiglie e alla comunità e naturalmente ai ragazzi primi destinatari. Per la realizzazione di questi progetti ciascuno della durata minimo di 30 ore ma che possono anche articolarsi in 60 e 100 ore le istituzioni scolastiche devono presentare proposte  relative ad interventi formativi secondo i termini e le modalità descritte nell’avviso. La scadenza per le candidature per i progetti antidispersione, originariamente prevista per il 31 ottobre, è stata prorogata al 15 novembre. La nota chiarisce altresì che ciascuna istituzione scolastica può proporre il proprio progetto in collaborazione con altre istituzioni scolastiche ed educative del territorio che possono essere individuate partner di progetto. Entrano anche le istituzioni paritarie del territorio e come ulteriori attori, enti locali, associazioni, fondazioni, centri di ricerca, università, soggetti del privato, centri di formazione professionale. Una simile progettualità che adotta il modello deweyano di apprendimento, favorisce un concetto globale di esperienza educativa dove il vissuto del singolo studente si collega in un confronto dialogico con il resto dell’esperienza formativa. L’efficacia degli interventi e la bontà delle attività  di pianificazione, coordinamento, monitoraggio, valutazione, in una logica di sviluppo di rete tra sistemi, può portare a cambiare qualcosa nonostante i rischi oggettivi di andare controcorrente. Vale la pena provarci, ma senza facili ottimismi!

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