EPPUR SI MUOVE. DISPERSIONE, LA SOGLIA SI STA ABBASSANDO!

 

di GIOVANNA SALITO

 

Significativi miglioramenti in Italia:  secondo la   sintesi annuale  del rapporto comparativo di Eurydice,  la percentuale dei giovani che abbandona precocemente la scuola, non conseguendo dispersionediplomi di secondo grado, né attestati di formazione professionale, è scesa dal 19,2% nel 2009 al 15% nel 2014.

Uno dei principali parametri di riferimento che la Commissione europea utilizza per la misurazione dei progressi fatti dagli Stati membri del settore “Istruzione e formazione” è quello della percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandona prematuramente gli studi o la formazione, e che la Commissione ha voluto tra i traguardi principali di miglioramento nella sua strategia per il 2020: abbassare al di sotto del 10% la percentuale degli abbandoni precoci.

Per registrare gli sforzi che i singoli Stati membri stanno facendo per monitorare lo stato attuale del fenomeno e le soluzioni adottate, lo studio Eurydice prende in analisi la raccolta e il monitoraggio dei dati, le strategie e le politiche contro l’abbandono precoce centrate su prevenzione, intervento e compensazione e sui gruppi ad alto rischio di abbandono, il ruolo dell’orientamento scolastico e professionale, la governance e la cooperazione intersettoriale, l’abbandono precoce dei percorsi tecnici e professionali.

In Italia, le politiche per affrontare l’abbandono precoce non sono ancora inserite in una strategia globale, anche se sono stati intrapresi alcuni passi per rafforzare la cooperazione intergovernativa e per riunire tutte le misure strutturali e sistemiche già finora implementate, in collaborazione con altri soggetti interessati (famiglia, alcuni ministeri, enti locali e associazioni del terzo settore).

Importanti sono le misure sistemiche, che ruotano attorno all’obiettivo dell’inclusione, come l’innalzamento dell’obbligo di istruzione e formativo, e la conseguente istituzione del sistema nazionale delle anagrafi degli studenti, il riordino del sistema di istruzione e formazione professionale, con la definizione di organici raccordi tra i percorsi degli istituti professionali e i percorsi di IFP regionali, fino alla riorganizzazione dell’istruzione degli adulti, senza tralasciare la speciale attenzione che il nostro Paese ha da sempre rivolto all’educazione e alla cura della prima infanzia.

Nonostante i paesi si stiano in generale avvicinando all’obiettivo europeo di ridurre, entro il 2020, la percentuale di coloro che abbandonano precocemente i percorsi di istruzione e formazione al di sotto del 10%, questo fenomeno continua a rappresentare una seria preoccupazione quasi ovunque in Europa. Infatti, anche se tutti i paesi hanno messo in campo misure per combattere la dispersione scolastica, solo pochi hanno finora sviluppato una specifica strategia di contrasto, che integri misure di prevenzione, di intervento e di compensazione, come suggerito dalla Raccomandazione del consiglio dell’Unione europea. Nella sintesi si prende inoltre in esame il fondamentale ruolo dell’orientamento scolastico e professionale e della cooperazione transettoriale nel combattere tale fenomeno, fornendo anche alcuni studi di caso.

Stiamo imboccando la buona strada? Speriamo. Anche la condivisione di buone prassi tra gli stessi paesi  (Cipro, Estonia, Spagna, Lettonia, Portogallo e Islanda,  che insieme  all’Italia sono quelli più a disagio) potrebbe rappresentare una base da cui partire per costruire insieme  opportune strategie di miglioramento.

NOTA BENE

I dati statistici sull’abbandono precoce, presenti nel volume curato da Eurydice Italia, (Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe – Strategies, Policies and Measures), sono prevalentemente di fonte Eurostat e OCSE. I dati qualitativi su strategie, politiche e misure per la lotta a tale fenomeno sono di fonte Eurydice e raccolti tramite questionari compilati da esperti/rappresentanti a livello nazionale di ciascuna unità della rete. Per quanto riguarda i dati italiani sono stati forniti e verificati dal MIUR (Direzione generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione).

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