E’ POSSIBILE ABOLIRE IL VOTO IN CONDOTTA?

di IDA SCOGNAMIGLIO

La proposta di abolire il voto di condotta emersa in questi giorni come mezzo per contrastare la dispersione scolastica è una questione complessa.

In una società quale la nostra, il cui tratto distintivo è determinato dalla complessità e dalla globalizzazione prodotte dalla rapidità dello sviluppo, dalla evoluzione in senso democratico, dalla differenziazione dei ruoli, dal passaggio da un’epoca meccanica a una elettronica, informatica e telematica e per questo minata da crisi, incertezze, insicurezze e conflitti, nasce e vive il bambino, protagonista principale del processo di educazione e di formazione.

Il problema della disciplina a scuola riguarda proprio l’atteggiamento di soggetti in età evolutiva inseriti in una comunità educante e pertanto deve essere affrontata fin dal primo momento in cui il discente entra nell’ambiente scolastico.

I sistemi educativi autoritari e violenti adottati un tempo, nella convinzione che temprassero il carattere e rafforzassero la personalità del bambino, come nelle scuole inglesi era prevista la figura del ”flagellante”che era addetto alle punizioni fisiche degli allievi, sono ormai solo un ricordo storico.

La proposta di Legge dell’onorevole Santerini, lascia qualche perplessità a chi opera nel mondo della scuola e vede generazioni di giovani cambiare il proprio modus vivendi, in ragione di nuovi stili di vita che mal si adattano a quello che la scuola, intesa come agenzia educativa, è chiamata a rispondere.

Abolire il voto di condotta significa sminuire, svalutare e snaturare il lavoro dei docenti che ogni giorno si confrontano con giovani dalle personalità sempre più complesse con problemi personali e familiari, che si portano dietro, quasi come se la scuola fosse un’appendice di casa loro. Anche i genitori, i nuovi genitori, “amici” dei figli super tecnologicamente avanzati e “connessi” demandano alla scuola problematiche che i docenti “come in confessione” ascoltano e cercano soluzioni ottimali per un sano rapporto di collaborazione.

Orbene, la condotta degli studenti è una delle priorità principali dei docenti, i quali sanno bene che pCONDOTAer “tenere la classe” necessitano di capacità relazionali notevoli. Certo, il problema della disciplina a scuola non si risolve solo con interventi autoritari, ma serve un percorso educativo che veda coinvolti tutti gli operatori della scuola. Non è l’autorità che deve far paura agli studenti, ma occorre che comprendano il valore formativo degli interventi proposti per la loro crescita culturale e personale. I livelli di valutazione per il voto in condotta non devono essere visti come una punizione, il voto serve per favorire la maturazione psicologica dell’allievo e metterlo di fronte alle responsabilità che un domani lo renderanno un adulto serio e responsabile in virtù di quel diritto oggettivo che è la risultante dell’insieme di regole che disciplinano la convivenza umana, imponendo o vietando determinati comportamenti.

Abolire il voto di condotta, innescherebbe sicuramente nei giovani il concetto “del tutto è permesso”. Non è così; e chi opera nel mondo della scuola e vive i discenti sa che una sorta di libertinaggio provocherebbe danni che nulla di costruttivo permetterebbero di realizzare.

Fin dai primi anni è importante educare al rispetto di tutte quelle regole di convivenza civile che permettono al bambino di comprendere il concetto di disciplina.

Valutare la condotta è una risposta efficace al problema del bullismo, eliminare il voto determinerebbe conseguenze nefaste alla comunità educante. Non di meno si può pensare che l’abolizione del voto di condotta farebbe diminuire il fenomeno della dispersione scolastica. Non sono le bocciature per la condotta a far lasciare la scuola agli adolescenti. Il fenomeno dei drop-out, dei pushout, dei disaffiliati hanno origini che esulano assolutamente dalla permanenza o meno del voto di condotta nelle pagelle. Sono problematiche queste che vanno affrontate in contesti socio-politici, con soluzioni che hanno radici in ambiti diversi. Le difficoltà di rapporto e gli insuccessi che caratterizzano i percorsi formativi accidentati a livello di scuola dell’obbligo hanno natura di tipo socioeconomica, socio familiare e ambientale. Non è il cinque in condotta che provoca il disinvestimento emotivo della scuola e dell’apprendimento, anzi, i giovani sentono la necessità di comprendere i limiti delle loro azioni, per interiorizzare le regole del vivere civile. Se ci sono infrazioni a livello scolastico queste devono essere sanzionate e il voto di condotta costituisce un mezzo attraverso il quale docenti, allievi e genitori definiscono meglio i loro rapporti limitando i danni che possono venire fuori da comportamenti trasgressivi.

Gli adolescenti abbisognano di regole chiare e condivise, la cui infrazione comporta altrettante sanzioni chiare e meritate. Inoltre, il voto di condotta li abitua alla disciplina come premessa indispensabile per l’espressione del proprio essere e della loro stessa libertà.

Per concludere ricordo che già negli anni venti Lombardo Radice scriveva che l’alunno cerca la norma nel docente. Diversamente sceglie la non norma per norma!

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