E ALLORA VALUTIAMOLI QUESTI DIRIGENTI!

di EMILIANA SENATORE

Oggi più che mai ogni processo deve essere leggibile nel percorso e nei risultati raggiunti tanto nel privato che nel tribunalepubblico impiego. E poiché in ogni processo sono impegnati mezzi e risorse la rendicontazione deve avvenire a tutti i livelli di responsabilità e coinvolgere tutti i fattori produttivi. In queste settimane il dibattito sul bonus premiale da assegnare ai docenti sta tenendo banco impegnando i comitati di valutazione di ciascuna scuola per definire attraverso dei criteri che verranno socializzati nel collegio di maggio ai docenti, un sistema valutativo delle prestazioni dei docenti. Ma i docenti non saranno gli unici ad essere valutati perché la legge 107 ha previsto che nel ciclo valutativo entri il Dirigente scolastico ad un livello tale che la performance dello stesso sia agganciata a quella dei suoi docenti, ai processi operativi decisionali, alle prestazioni erogate e ai risultati garantiti e conseguiti. Il futuro della scuola ruota attorno a questa figura apicale che nel raccogliere la sfida al cambiamento in atto rappresenta un riferimento importante che dà valore ad una scuola e alla sua capacità di corrispondere al rapporto insegnamento – apprendimento, proiettandosi oltre qualsiasi obiettivo e qualsiasi ostacolo. In questa prospettiva si comprende la direttiva sulla valutazione dei dirigenti scolastici illustrata qualche giorno fa dal MIUR alle organizzazioni sindacali e che sarà firmata prossimamente dopo l’ok del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Sono trascorsi più di quindici anni da quando il discorso valutazione per i Dirigenti scolastici ha fatto il suo esordio e solo oggi ha senso perché il legislatore ne ha preso consapevolezza,  inserendolo in una riflessione critica dei rapporti stratificati, complessi ed interdipendenti. Nella nuova direttiva i DS troveranno  tre obiettivi: quelli generali  di miglioramento indicati dal Ministero, quelli legati alla specificità del territorio individuati dall’USR ed obiettivi specifici della scuola  che verranno fuori dal RAV d’istituto (documento che a partire dal 2015 elenca le cose realizzate dalle singole scuole e quelle da fare dando un voto). In tal senso si punta a sottolineare  il ruolo del DS o la funzione dirigenziale. Gli indicatori di qualità saranno oggetto di valutazione da parte di un nucleo di esperti che definirà una buona o cattiva gestione. Si comprende che un capo d’istituto  che fa funzionare davvero bene la  scuola, con  prestazioni individuali e collettive del personale,  si attesti a livelli di eccellenza agevolando anche il sorgere di  aspettative sia negli stessi membri dell’organizzazione che nei fruitori, i cosiddetti stakeholders, le cui attese sono sempre più elevate. Il ruolo decisivo, la leadership forte e condivisa, le scelte educative didattiche ed organizzative, il controllo dei processi,  rappresentano gli indicatori sicuri che avvalorano il successo di una scuola e disegnano una strada perfetta per un’efficace ed efficiente governo della stessa. E’ inutile poi sottolineare la ricettività di un buon dirigente nel raccogliere le reali innovazioni che mirano a scardinare l’usuale in favore di una rinnovata apertura della scuola al cambiamento, che poi risulta vincente e continua a piacere. Non è più pensabile occultare le zone d’ombra di una scuola, né possono risultare più invisibili le criticità perché sul DS incombe il giudizio che paleserebbe inadeguatezze di gestione. Il sistema di valutazione fa affiorare la vera anima della scuola che non può più mostrare una fotografia ritoccata, ma rapidamente deve ricercare soluzioni rapide che vadano alla radice del problema e cioè sostenere e far crescere l’istituzione. L’esito della valutazione (che si svolgerà annualmente) è essenzialmente finalizzato alla retribuzione di risultato. Il mea culpa non è contemplato, ma la valutazione negativa si, che potrà essere perfezionata anche col supporto dell’USR, che potrà intervenire a spingere il leader ad agire diversamente. Ove mai un’intera organizzazione faccia fatica a misurarsi con i propri limiti, per il dirigente scolastico è previsto il non rinnovo del contratto cosi come previsto dal decreto legislativo 165/2001. La valutazione del dirigente scolastico potrebbe essere considerata una minaccia per l’intero sistema e generare preoccupazioni non del tutto ingiustificate. La legge di riforma della buona scuola, nel riconoscere il valore personale e professionale di un leader, ha voluto con questa recentissima direttiva essere strumento prezioso per evitare scorciatoie  o mezze verità e promuovere una visione partecipata dell’istituzione dove le dinamiche di interdipendenza sono sempre più forti cosi come condivise le responsabilità assunte. La percezione di sentirsi sotto pressione, perché sottoposti a giudizio, sicuramente darà consapevolezza della propria vulnerabilità e coinvolgerà chi a diverso titolo è nell’organizzazione ad essere meno indulgente e più critico verso il proprio e l’altrui operato.

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