DOPO IL CASO DI ROCCARASO – MORIRE A SCUOLA

di FLORIANA FILIPPONE

 

Il caso del diciassettenne di Roccaraso, che affolla le cronache di questi giorni, è solo uno degli episodi che si somma a vicende in cui l’ambiente che dovrebbe essere il più sicuro in assoluto non restituisce i figli ai propri genitori al suono della campanella. Senza scomodare episodi in cui calamità naturale, errore umano e fato si uniscono come nel caso del crollo della scuola diincidenti a scuola San Giuliano di Puglia per il sisma del Molise del 2002, in cui persero la vita 27 bambini ed una maestra, basti pensare al bimbo di 10 anni il cui cuore ha smesso di battere durante l’ora di educazione motoria, oppure casi ancora non del tutto chiari come quello del sedicenne in gita scolastica all’EXPO di Milano che è precipitato dal sesto piano dell’albergo in cui alloggiava, entrambi episodi dell’ottobre scorso, o casi nei quali il più classico degli scherzi, quello di sottrarre la sedia al compagno facendolo cadere per terra, si trasforma in tragedia per un tredicenne a causa di una letale frattura all’osso sacro.

Il dramma di Christian Lombardozzi che il 12 febbraio scorso, dondolandosi su una sedia, è caduto in una delle aule dell’istituto Alberghiero “G. Marchitelli” di Roccaraso senza più dare segni di vita, è una tragedia che appartiene a tutti noi, genitori, docenti, alunni, una fatalità che sarebbe potuta capitare a chiunque nella propria vita abbia voluto sfidare il senso dell’equilibrio di due piedi di una sedia  rispetto alla stabilità dei quattro, anche se l’autopsia disposta dalla Procura tende ad accertare o escludere altre cause in quanto, nonostante la caduta, non risulterebbe alcun trauma all’esame del medico legale come causa diretta della tragedia. Ma ovviamente il dolore umano non si ferma al fato e cerca responsabilità in persone o cose, nel docente che non sa tenere viva l’attenzione della classe mentre uno solo dei compagni è alla lavagna, nel responsabile della sicurezza che avrebbe dovuto controllare la tenuta delle sedie, nella sedia stessa che ha visto avvicendarsi generazioni e generazioni di studenti resistendo a scritte, chewingum attaccati sotto la seduta e a mille dondolii.

Ed ecco che inizia il balletto delle responsabilità, e tutte le ipotesi vengono vagliate dagli inquirenti che hanno l’obbligo di iscrivere docente, responsabile della sicurezza e dirigente scolastico nel registro degli indagati e, in attesa dei risultati autoptici, di interrogare compagni di classe ancora sotto choc per la perdita del compagno, in una sorta di esorcismo collettivo che deve a tutti i costi trovare razionalità nella fatalità. Forse per un po’ le sedie smetteranno di dondolare, ma alla fine prevarrà la vitalità degli alunni che animano la scuola con chiassose attività la cui allegria riesce amabilmente a celare la caducità della vita.

 

 

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