CYBER-BULLISMO – IMPOSSIBILE PREVENIRLO?

di FLORIANA FILIPPONE

 

 

Il fenomeno esisteva ben prima del suo etichettamento come “bullismo” e casi di sopraffazione e schernimento tra pari andranno ben oltre la versione  mediatica del cyber bullismo disegnando scenari non ancora ipotizzati. Fino alla fine del decennio scorso il contrasto al fenomeno era attuato soprattutto con campagne repressive, denigratorie degli “aggressori” e di tentata redenzione del bullo. Negli ultimi anni, invece, si è andati verso metodologie che promuovendo l’empowerment dei giovani e la denuncia di gruppo del bullo agiscono più sulla promozione di comportamenti virtuosi che sottolineando  prevaricbullismo on lineazioni dei prepotenti.

La prevenzione del bullismo, però, deve far oggi i conti con la velocità e capillarità di diffusione messa in atto attraverso il connubio tra nuove tecnologie e social media. Per fare esempi concreti è facile ottenere foto e video che ritraggano atteggiamenti privati, comportamenti sconvenienti, estorti con malizia oppure “rubati” da dispositivi personali delle vittime come smartphone e tablet per diffondere poi in rete pezzi di vita privata dei compagni di scuola.

In linea con la nuova evoluzione mediatica del bullismo lo spot del MIUR  “Il Web, un posto migliore, fai la tua parte”   racconta un episodio replicabile in qualsiasi scuola italiana in cui una ragazza, infatuata del “bello e impossibile” di turno, viene da lui attratta nella trappola della ripresa video al solo scopo di ridicolizzarla in internet. L’adulto di turno rimprovera tutti “umiliare qualcuno non è mai divertente e farlo su internet è da vigliacchi”, ma la visione repressiva adultocentrica è solo una piccola macchia su uno spot ben fatto e che ben racconta la realtà di molti ragazzi, anche se rappresenta solo la punta dell’iceberg del fenomeno variegato e dilagante del cyber-bullismo.

Le aberrazioni del vissuto quotidiano che si sostanziano nel fotografare il cadavere di un coetaneo riverso in strada, piuttosto che l’accoltellamento per motivi di gelosia tra i banchi di scuola di più shakespeariana memoria,  piuttosto, ancora,  che le esternazioni in queste  ultime ore di ragazzi che dichiarano sui social di voler “tentare di uccidere un compagno per vedere cosa si prova” non possono trovare un’unica risposta in chi dal di fuori vuol dare un nome ed una spiegazione razionale e “adulta” a fenomeni a metà tra l’anomia ed il settarismo dilaganti tra giovani. La nuova faccia del bullismo, miscela di cattiveria e nuovi media, è sempre multifattoriale ed anche laddove ci sia un clima sano, un buon dialogo ed, atteggiamenti virtuosi,  non essere vittima di fenomeni di bullismo e cyber-bullismo è spesso solo questione di fortuna.

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