COME TI SMONTO LA LEGGE 107 – CRITICA ALLA BUONA SCUOLA

di EMANUELA DI CAPRIO

 

Continua con Renzi l’opera di distruzione della scuola pubblica, una scuola che dovrebbe svolgere il suo servizio verso un’utenza particolare: gli alunni, i bambini e i ragazzi. La Legge 107, la cosiddetta Buona Scuola, invece, prevede sostanziali tagli di risorse mascherati da promesse e contenuti roboanti ma in sostanza falsi. Non che negli anni precedenti a questo Governo non ci fossero stati danni, specie ai tempi di Berlusconi, con la principale artefice di questa rovina che fu la Gelmini. Fu il Ministro che disfece il sistema dei moduli alla scuola elementare, con il ritorno al maestro unico, mandando a casa, di fatto, un sistema che tutti all’estero ci invidiavano e cercavano di riprodurre. Va detto anche che (ce lo ricorda fondazionescuola.it) la riforma Gelmini mise in campo una riduzione di 17 punti percentuali nel numero d’insegnanti in ogni scuola, con il chiaro intento primario di ridurre la spesa pubblica. Per lo stesso obiettivo non fu abbassato il numero di alunni buona scuolaper classe e fu abbassato il tempo-scuola nella secondaria di II grado. Mentre la scuola pubblica agonizzava per mancanza di risorse e di valide proposte costruite sul fabbisogno pedagogico – culturale dell’utenza, il governo finanziava le scuole private. Con Renzi e la Buona Scuola l’obiettivo di sottrarre risorse alla scuola pubblica è continuato in maniera ancora più drastica e neppure tanto mascherata. Basta pensare alla questione del “merito”, usato nelle imprese industriali come metro di quantità di produzione finale, ma che, se applicato nella scuola, diviene un nuovo taglio. Con un contratto fermo a nove anni fa, mostrare il merito come un incentivo alla misurazione del lavoro dell’insegnamento, è significato condizionare l’opinione pubblica sulla necessità di non remunerare tutti i docenti. Il merito, quindi, come uno strumento per tagliare risorse. E poi, i famosi criteri selezionati dai Comitati di Valutazione, in che misura riusciranno a identificare l’insegnante che riesce a interessare gli alunni, intessendo quel legame sottile fatto di empatia e di sentimenti positivi o a volte psicologicamente utili affinché risultino di aiuto all’apprendimento? Un’altra pratica poco chiara che si è estesa ai Licei, è quella dell’Alternanza scuola – Lavoro, già attuata nei tecnici e professionali da molti anni. Allargando la platea ai diciottenni che frequentano i licei di ogni indirizzo si capisce facilmente quanto possa essere interessante che per quasi due mesi moltissime aziende e imprese possano usufruire gratis di prestazioni lavorative e non, tralasciando poi altri possibili scenari, come quello delle promesse di un posto di lavoro che possa distogliere questi alunni dallo studio e di non completare il corso intrapreso, specialmente per i più deboli (l’alternanza scuola – lavoro si effettua dalla terza alla quinta classe). E’ evidente qui come il governo non combatta, bensì favorisca l’abbandono scolastico. Non parliamo poi della chiamata diretta da parte dei presidi che porterà senza dubbio ad un impoverimento delle risorse umane della scuola, dovuto alla scelta da parte dell’attore unico, il preside, che potrà scegliere all’infuori dei classici canoni delle graduatorie, che sono una strada sempre sicura in quanto, anche nella scuola l’esperienza e il vissuto costruiscono l’insegnante. Poi, passando in rassegna gli ultimi provvedimenti di questo Governo in tema di scuola, il bonus di 500 euro, una vera e propria regalia, al posto del vero contratto da rinnovare, una regalia che umilia i docenti. Infine le donazioni alle scuole, pubbliche e private, da parte di enti privati, con la possibilità di ricevere benefici fiscali. E’ ovvio che il prodotto del donatore, come si è già visto in una cittadina del nord Italia, sarà venduto anche alla scuola, immettendo nel sistema i primi virgulti di un obiettivo ancora confuso e non visibile ai più: la privatizzazione della scuola pubblica.

 

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