CLASSE 2.0? PREISTORIA! IL FUTURO E’ 3.0

di MARIA GIOVANNA DAMIANO

 

La classe 2.0 è acqua passata? Niente paura, è già arrivata la Classe 3.0!  No, non si trova nella saga di Star Wars, è già disponibile  in via sperimentale nelle nostre scuole. Si tratta di uno spazio polifunzionale dove didattica e tecnologia vanno a braccetto. Niente a che fare con una classe 2.0, della quale si è fatto un gran parlare e che in fondo per molti si è tradotta in laboratorio informatico, talvolta malconcio e sgangherato o semplicemente ricoperto di polvere e ragnatele. In uno spazio 2.0 si punta soprattutto all’aspetto tecnologico del processo di insegnamento-apprendimento: nella 3.0 gli strumenti digitali accompagnano e facilitano il metodo della ricerca, del confronto e dell’interazione.

ListenerPer il Teal (Technology Enabled Active Learning) i banchi si muovono per formare tavoli di lavoro, i setting di apprendimento mutano a seconda delle necessità, niente cattedre o pedane. L’insegnante è un «facilitatore dell’apprendimento» che si muove tra i gruppi per moderare, suggerire, correggere, stimolare. Anche gli appunti sono 3.0: niente più fogli e fotocopie, ma documenti virtuali che restano a disposizione di tutti sul cloud.  Siamo di fronte ad un innovativo progetto, che stravolge totalmente il vecchio concetto di aula intesa come spazio della conoscenza e delle dinamiche di gruppo per diventare un ambiente trasformista e colorato. Banchi e sedie con rotelle per agevoli spostamenti, una o più LIM a parete, laptop, tablet  (almeno uno per ciascun tavolo di studio se non addirittura uno per studente), stampante e scanner, cloud, wireless. Gli studenti possono facilmente visualizzare le informazioni che girano all’interno dell’aula passando dalla lezione frontale all’apprendimento in gruppi. I tavoli modulari, infatti, consentono di scegliere numerosi setting, configurazioni diverse in base all’attività da svolgere, da quelle  artistiche agli esperimenti scientifici, dalle ricerche alla realizzazione di  reportage, poesie, relazioni.La didattica laboratoriale, il Collaborative Learning, la comunicazione e lo scambio di contenuti consentono la costruzione di rapporti e relazioni con un più positivo approccio al  Problem solving. Quanti docenti scettici, quanti genitori timorosi… ma  la 3.0 non è fantascienza! E’ la risposta più adeguata alle nuove generazioni di studenti, che apprendono in un sistema di conoscenza ormai reticolare, dove i saperi si intrecciano attraverso diversi canali di informazione, che essi sono abituati a consultare contemporaneamente con particolare predilezione per contenuti grafici e in movimento.  In una 3.0 lo stile educativo diventa scambio generazionale  tra alunni e docenti poiché, nel campo dei media, gli insegnanti hanno molto da imparare dai loro ragazzi soprattutto nelle abilità pratiche, offrendo però loro in cambio una guida al metodo di studio, una voce saggia e di esperienza.

Un’avventura simile spaventa molti docenti per il senso di inadeguatezza, poiché non riescono o non vogliono stare al passo con i tempi, ma è anche una grande spinta motivazionale per il gruppo, in particolare per la diversificazione che si può più facilmente effettuare dei ritmi e dei metodi di apprendimento, a seconda dei bisogni educativi speciali della classe. Un ambiente 3.0 dovrebbe essere presente in ogni ordine di scuola, è una porta aperta al mondo, microcosmo e macrocosmo allo stesso tempo, per mantenere desto l’interesse dei nostri nativi digitali. Mutuando un pensiero di  Marc Prensky la  tecnologia inserita nella scuola non basta di per sé, ma necessita di essere introdotta sapientemente nel sistema educativo. Là dove la tecnologia può portare un valore aggiunto alla didattica ben venga, dunque, entrando nella mentalità di una 3.0, abbandonando magari, quando possibile, cattedra e lavagna di ardesia, mettendosi in gioco con l’insegnamento capovolto, la didattica di gruppo e così via. E se la classe 3.0 non è ancora nel nostro istituto allora inventiamocela noi con gli strumenti che abbiamo a disposizione; assembliamo al nostro laptop i tablet degli alunni, una Lim funzionante, spostiamo i banchi se pur obsoleti e fatiscenti per strutturare il nostro setting di apprendimento, ricorriamo a nuovi metodi e nuove strategie sempre con tanta tanta voglia di sperimentare!

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1 Response

  1. Maria Giovanna Damiano scrive:

    Mi piacerebbe raccogliere un po’ di commenti per un costruttivo dibattito!

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