BUON INIZIO! LA SCUOLA ITALIANA FRA UN PRESENTE PRECARIO ED UN FUTURO LONTANO

Di EMILIANA SENATORE

 

Mancano pochi giorni alla riapertura delle scuole da sempre considerate il volano della ripresa di un paese sempre più attanagliato da problemi vecchi e nuovi. La politica ovviamente non si è sottratta alla tentazione di ripartire dall’istruzione e nelle intenzioni ha investito moltissimo in termini di risorse finanziarie e professionali, producendo più di qualche effetto  nell’ anno appena trascorso. Apprezzabili gli sforzi di chi ha cercato di intercettare i nodi critici e la precarietà di una scuola che per troppo tempo si è mossa tra contraddizioni e tabù. C’è ancora molto da fare e l’agenda del legislatore è ancora ricca, basti pensare alla necessità di dare seguito e applicazione concreta alle tante scuola-di-domanidisposizioni scaturite dall’unico articolo di legge della 107.  Tra contraddizioni vecchie e nuove il nuovo anno riparte da questioni ancora irrisolte: i concorsi per docenti non ancora espletati integralmente, il corso-concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici, la questione delle troppe reggenze, i sottodimensionamenti, la riforma dell’esame di maturità, la capacità di costruire attraverso l’organico di potenziamento percorsi formativi che non lascino indietro nessuno, l’opportunità di togliere l’Invalsi in coda all’esame del 1 ciclo di istruzione, il prolungamento dell’orario settimanale dei docenti, il rinnovo dei CCNL ed ancora l’urgenza di prendere atto della  funzionalità edilizia ed urbanistica degli istituti ancor prima che del potenziamento delle reti LAN per la diffusione di una didattica multimediale vera. L’elenco è lungo perché troppe sono  ancora le questioni. Su tutte va considerata la complessità del momento che a volte rende  poco fronteggiabile il sapere, l’accesso al reclutamento e alla formazione  va rivisto perché il lavoro di docenza sia significativo e credibile. Occorre una vera e propria rivoluzione copernicana: portare la vita nella scuola con tutto il determinismo tecnologico che codetermina la vita di ciascuno. Del resto basta guardare i ragazzi di oggi mentre provano e riprovano a costruire  i loro apprendimenti con i supporti informatici e avremo chiara  la convinzione che l’impatto virale della tecnologia rende necessario ripensare la pratica didattica. Occorre quindi più che una testa piena, ”una testa ben fatta”, già Freinet  riteneva quanto  poco efficaci fossero la lezione frontale ed il libro di testo. Come non condividere un simile orientamento!!!! Ed oggi ad un amico che mi chiedeva se fosse diffusa e generalizzata nelle scuole  l’espansione on line dei libri  ho dovuto dire che l’appropriazione di contenuti, ahinoi, purtroppo per molti  ancora passa attraverso il sistema tradizionale. Ed allora se pensiamo alle bellissime opportunità di una didattica laboratoriale, alla metodologia della flipped learning  e del problem solving e poi affidiamo alla sola didattica trasmissiva l’appropriazione dei contenuti, non possiamo che registrare un diffuso disallineamento della scuola alla vita. Lettura di manuali, esercitazioni, lezioni frontali, noiosissimi compiti a casa  cui i bambini sono sottoposti e che  non  danno la possibilità di pensare, di decidere, di sperimentare, ma che reprimono ogni espressione creativa, ogni possibilità di scelta, tengono “in ostaggio il tempo di ciascuno” e  non fanno altro che “abituare gli allievi a sopportare la costrizione della libertà” quando sarebbe il caso di insegnare loro a fare buon uso della propria libertà. Innovare non significa rinunciare alla cultura!!! Speriamo che la scuola si riappropri del presente senza fissare le conoscenze con le puntine con cui si appiccicano i poster, ma “rischi”di provare a cambiare, senza perdere l’unica chance che ha e che non vale la pena di perdere:  il futuro!!!

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