BOCCIATEMI! VORREI RIFARLO, IL LICEO CLASSICO

 

di FRANCESCO PAOLO CASTALDI

Personalmente chi scrive non si è ancora diplomato ma state certi che, dopo averlo fatto al termine di quest’anno (se Dio vuole), rientrerà in quel 74% di persone che rifarebbero il liceo classico. Proprio così, dopo cinque anni di “vitaccia” condivisa con i grandi letterati latini, greci e non solo, io sceglierei di rifare il liceo Classico non una, ma altre mille volte. Perché? Perché sono certo che, di quello che gli studi classici offrono, io non sono riuscito a prendere neanche, diciamo, uno 0,1. Eh sì, perché se il liceo Classico offre un 100%, per “impossessarmi” di tutto questo ben di Dio dovrei ripetere 1000 volte questo 0,1. Sì, nessuno si scandalizzi, sono al liceo Classico eliceo classico ho fatto una moltiplicazione. Mi dicono sempre tutti che non sono mica normale io. E davvero non mi ritengo una persona normale. E so di non esserlo, come? Nosce te ipsum, diceva un pazzo qualche tempo fa: un po’ io mi conosco. Che stupido uno che pensa che valga la pena fare il liceo classico soltanto per sapere qualcosa in più di se stessi. E’ vero: è uno stupido, non è assolutamente così, conoscersi serve solo per essere felici. La verità è che in questo mondo nessuno se ne frega niente se sei felice oppure no. No -dicevo, non è per questo che ho scelto il liceo classico. Personalmente l’ho scelto per i soldi. Già, sarò poco poetico, ma voglio guadagnare bene io, magari mettere su famiglia e togliermi non pochi sfizi. Spero di aver stuzzicato almeno un pochino la vostra curiosità. Perché proprio il liceo classico? Ve lo spiego subito. Ancora ora non so quale mestiere farò, ma se non lo so ora, figuriamoci se potevo saperlo cinque anni fa. No che non lo sapevo; però sapevo una cosa: io non volevo e non voglio accontentarmi nella vita. Voglio il massimo, qualsiasi cosa accada. Da qui l’idea: non sapevo cosa fare, e non solo volevo scoprirlo, ma volevo essere sicuro che dopo averlo scoperto sarei stato, come dire, faberfortunaemeae. Artefice del mio destino. Ero convinto che il liceo classico mi avrebbe dato tutti gli strumenti per fare bei soldoni profumati e, forse, anche se non frega a nessuno, forse mi avrebbe reso anche un po’ felice qualche volta.

A questo punto, in tutta coscienza, occorre una riflessione doverosa: un altro piccolo particolare di cui ero stranamente sicuro era che avrei continuato a studiare all’università. Occorre dirlo francamente ed essere un po’ cinici: io sono un sognatore ma solo col diploma classico è difficile trovare un lavoro. Certo è che esistono persone che hanno fatto carriere strepitose anche senza università dopo il liceo classico, e molte di più che lo hanno fatto anche senza maturità classica. Sono convinto però che ciò è merito prima del cervello di queste persone e poi del loro percorso di studi. Forse con l’una o l’altra cosa ce l’avrebbero fatta comunque. O forse no. Chi lo sa, la cosa di cui sono convinto è che hanno usato il cervello. E il liceo classico, io credo, fa bene al cervello. Approfitto di questo momento di “pausa” dai miei ragionamenti anche per inserire qualche numero sul liceo classico, sempre perché -vedi sopra- non sono poi così normale, e i numeri mi piacciono.  Nel 2012, secondo i dati di Almalaurea, il 16% di tutti i laureati erano diplomati al classico: studenti che – a parità di genere, titolo di studio dei genitori, regione di conseguimento del diploma, voto di diploma e regolarità negli studi pre-universitari – hanno anche avuto voti migliori (1,8 trentesimi rispetto a quelli con diploma professionale, 1,5 rispetto agli istituti tecnici e 0,5 rispetto a quelli in possesso di maturità scientifica), e si sono laureati prima (in media 1,7 mesi rispetto ai diplomi tecnici e professionali). Tradotto in maniera semplicistica: voti più alti e tempo minore per conseguirli rispetto a tutti gli altri indirizzi superiori. A voi un altro dato apparentemente negativo, ma secondo me molto interessante: il ginnasio ha conosciuto, negli ultimi anni, un calo costante delle immatricolazioni, scese da oltre il 10,1% del 2004 all’attuale 6% degli alunni iscritti al primo anno delle scuole superiori. Ciò, è vero, dipende anche dalla moltiplicazione di indirizzi, divenuti ormai tantissimi. Se però, ammettiamo che il liceo classico serva a qualcosa, anche piccolissima, e non sia proprio da buttare, possiamo dedurre facilmente che il numero di individui con le capacità sviluppate al liceo classico sia in forte calo. Ciò significa che i maturandi “classici” diventano sempre più una rarità. Ma le rarità sono preziose. Le rarità si pagano.

Torniamo a noi. Stavamo riflettendo sul mestiere che dovrà darmi tante soddisfazioni e portare un consistente gruzzolo nelle mie tasche nel prossimo futuro. Qualunque sia questo mestiere, esso dipenderà dal mio corso di studi universitari e non dal liceo classico. Come però io affronterò il mio corso di studi, beh, questo dipenderà molto probabilmente anche dal liceo che ho frequentato. Dipenderà però, sicuramente, dal modo in cui ho imparato ad affrontare un problema. Dal modo in cui ho imparato a cercare la soluzione meno ovvia. Dal modo in cui ho imparato, non mi stancherò mai di dirlo, a forzare la mia volontà per studiare, imparare, crescere, conoscere ed essere curioso. So che la mia riuscita dipenderà da questo. Nessuno al mondo mi toglierà mai questa convinzione. Tutto questo me lo hanno insegnato quelli che prima di me hanno affrontato i miei stessi problemi. Me lo hanno insegnato Omero, Esiodo e tutti i lirici greci. Me lo hanno insegnato Erodoto, Senofonte e Tucidide; Eschilo, Sofocle, Euripide e Aristofane; Socrate e Platone. Poi me l’hanno ripetuto e spiegato meglio, per essere certi che me ne ricordassi bene, anche Cesare e Virgilio, Catullo, Lucrezio e sua logorroicità Cicerone; passando per Sallustio, Seneca e Tacito. L’elenco non finirebbe mai quindi, sfruttando le mie doti riassuntive, sarò breve: tutto ciò che so me l’ha insegnato il liceo classico. E lo sceglierei di nuovo. E sceglierei di nuovo anche di rifarlo nella mia scuola. Ma mi fermo: questa ve la risparmio, perché questa è tutta un’altra storia.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *