AZZARDI “COSTITUZIONALI”. IL NO AL REFERENDUM COME ASSURDO VOTO DI PROTESTA DEL MONDO DELLA SCUOLA

FLORIANA FILIPPONE

A quasi due mesi dall’inizio dell’anno scolastico la situazione è tutt’altro che serena. Nonostante sembri essere terminato il walzer di graduatorie, assegnazioni, utilizzazioni e messe a disposizione, rimangono i malumori divisi per compartimenti stagni di categorie. Ci sono insegnanti frustrati e demotivati, alcuni stanchi di una lunga carriera cui non è data la possibilità di mettere degnamente fine, altri neoassunti con problemi che vanno da un minimo sindacale di formazione inadeguata in quanto basata sul “fare l’insegnante” piuttosto che sull’esserlo, a seri problemi di sopravvivenza economica a chilometri di distanza da casa e famiglia.   C’è poi la dirigenza, impegnata in una ollogocontinua organizzazione e riorganizzazione con docenti scelti e persi nel tempo di un mese, sottodimensionata in organico ATA, impegnata a trovare un ruolo all’organico potenziato ed a reperire validi insegnanti di sostegno, impauriti per le conseguenze dei danni che le strutture potrebbero arrecare per lo spettro di movimenti tellurici sempre più frequenti che stanno agitando l’intero stivale. Dall’altro, ancora, ci sono gli studenti e loro genitori, e mentre i primi si dividono tra coloro che gioiscono di fronte ad “ore buca” e chi, invece, con senso di responsabilità va in semi-autogestione, le famiglie inveiscono in maniera disordinata a volte contro i docenti, altri contro la dirigenza, altre contro gli enti locali per strutture e dotazioni fatiscenti, il tutto a suon di messaggi wathsapp e post sui social network che evidenziano di tutto un po’,  dalle LIM prive connessione di rete alla mancanza di carta igienica nei bagni. E mentre si è “gli uni contro gli altri armati” c’è chi cavalca difficoltà e malumori trasformandoli in determinazioni di voto e disorientando l’elettorato attivo. E’ singolare, infatti, che un referendum costituzionale che, ad un primo sguardo ed anche ad un secondo, nulla ha a che vedere col mondo della scuola, riesca a creare fazioni del sì e del no che non attengono strettamente ai quesiti posti ma, in una sorta di visione “gestaltistica”, che confonde la parte con il tutto, vuole solo “punire” o “premiare” i responsabili della gestione politica del nostro Paese. In nostro è un popolo già poco incline all’esercizio del diritto di voto, l’italiano è un “immaturo politico” e lo dimostra il fatto che le dinamiche di voto cambiano a seconda che si tratti di elezioni amministrative, in cui la prossimità tra elettore ed eletto facilita ed indirizza una scelta, o di elezioni politiche, in cui la distanza da Roma gioca un ruolo fondamentale nell’astensionismo. Ma, ancor di più, in un gioco di parole potremmo a ragion veduta affermare che  “costituzionalmente” il potere referendario è sempre stata la parte più debole della democrazia suscitando bassissima attenzione nella platea votante, con l’unica eccezione dei 4 Referendum del  2011. In  tale contesto è facile essere preda di sinterizzazioni semantiche per il  “NO”, che viene assimilato a malessere, dissenso, protesta con il SI assimilato alla condiscendenza, alla accettazione e all’acquiescenza. Ed ecco che le strumentalizzazioni, laddove lo spirito critico viene soggiogato, sia  nel senso della promozione del “fronte sì” che in quello del “partito del no”, ricordano un populismo degno delle barzellette di craxiana memoria in cui la brutta notizia era che, in tempi di carestia fosse disponibile solo lo sterco, ma la buona notizia era.. che ce ne fosse per tutti!

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