ARS ORATORIA 3.0, PER CONTRASTARE L’IGNORANZA DELLA NOSTRA CLASSE DIRIGENTE

IDA LENZA

E’ notizia di qualche giorno fa che il ministro Stefania Giannini nel suo discorso al TEDXYOUTH di Bologna ha elogiato  dei giovani speaker che hanno dato prova di capacità oratoria, sfruttando  il format TED talks;  esso consente di poter concentrare il proprio pensiero, le proprie idee in un intervento che non supera i 18 minuti, coniugando massima efficacia a livello di comunicazione e  massima pervasività del tema proposto. Il Ministro ha auspicato che i giovani con l’utilizzo di una tecnologia decisamente SMART possano scoprire la forza del public speaking  ed ha invitato la scuola italiana ad investire su questo.  Senza dubbio lodevoli le parole della Giannini che ha esortato ad utilizzare un modo nuovo (almeno per la scuola italiana) allo scopo di allevare novelli Cicerone e redivivi Montanelli. Tuttavia qualche riflessione occorre pure farla. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un cambiamento profondissimo della scuola italiana che sempre più si immagineè aperta alle straordinarie possibilità che la rete ed il web offrono .  Se è vero, infatti,  che i docenti sono stati costretti a dismettere i panni dell’insegnante vecchio stampo per trasformarsi in coach, tutor, mentor e quant’altro , è anche vero che  talvolta la corsa al device, al tablet, allo smartphone , alla Lim  ultimo modello  distrae  dai contenuti e dalla modalità di metabolizzazione degli stessi. Penso alle  decine e decine di test che sono diventati, in alcuni casi, l’ unica modalità di verifica di conoscenze e competenze degli allievi, annullando quasi totalmente il tempo della discussione in classe, del confronto critico, della diatriba anche accalorata che plasmava e forgiava gli studenti , preparandoli al confronto con la vita. Non per essere una laudator temporis acti, ma basta mettere a confronto il discorso di un politico di non più tardi 30 anni fa con uno della stragrande maggioranza delle giovani generazioni: congiuntivi alternativi, sintassi alla buona, neologismi che fanno drizzare i capelli agli Accademici della Crusca, il tutto condito da un inglese completamente sconosciuto Oltremanica. Mi si ribatterà: il linguaggio dei ragazzi del XXI  è quello dei social,  le loro emozioni parlano la lingua degli emoticon,  con un tweet  si cinguetta in  appena 140 caratteri.  Verissimo!!! Parlare in pubblico è altra cosa, però: esige consapevolezza di sé e di quello che si vuole trasmettere, capacità di persuadere, informando correttamente ed impressionando l’uditorio, utilizzando un linguaggio concreto ed efficace. Tutto questo lo si costruisce sui libri (e-book o meno), nelle aule-agorà del nostro secolo , nelle conversazioni umane fatte anche di tempi morti e di silenzi: non si nasce Demostene ma lo si può diventare con l’esercizio e lo studio continuo…altrimenti anche i 18 minuti del TED talks diventano un vuoto a perdere, denso di banalità.

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