ARCHEOLOGIA: L’ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI. HA ANCORA SENSO?

In principio furono i decreti delegati, che  introdussero questa specie di forma di democrazia che era l’assemblea degli studenti. Poi il Testo Unico del 1994 regolamentarono questa occasione di partecipazione democratica per l’approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti. Un diritto che non è soggetto alla discrezionalità dei Dirigenti o altri organi, ma che gli alunni devono esercitare seguendo  un regolamento ben preciso approvato dalla scuola. Gli studenti posso
imagesno decidere o no di partecipare all’assemblea (massimo una al mese) richiesta dai loro rappresentanti in forma autonoma. Condizione indispensabile che non ce ne sia più di una al mese in orario scolastico e che sia aperta a tutti, anche ai docenti, se volessero parteciparvi. E il Dirigente? Può parteciparvi, se vuole (ma spesso non vuole), e ha potere di intervento nel caso di violazione del regolamento o in caso di constatata impossibilità di ordinato svolgimento dell’assemblea. Tutto questo, fino ad ora, il come la legge prevede si debbano svolgere le assemblee. Ma c’è da chiedersi a distanza di 26 anni dal D L del 1994, se gli studenti di oggi hanno realmente bisogno di riunirsi in assemblea per approfondire i problemi della scuola e della società? Anzi forse è il caso di dire, si interessano sul serio ai problemi della scuola? Vengono davvero invitati esperti di problemi sociali per approfondire focus cari al mondo dei ragazzi e alle problematiche dell’istruzione e delle formazione? La fotografia attuale non è quella in bianco e nero dei primi anni settanta, in cui le lotte studentesche, le dimostrazioni, le assemblee gremite erano davvero momenti di scambio e confronto anche acceso, attesi con ansia, alla ricerca di soluzioni, alternative e idee su cosa fare per migliorare la società, inseguendo aulici ideali.  La fotografia attuale è un selfie  ritoccato, di assemblee di 40/50 ragazzi annoiati, che spesso si rivelano dei veri momenti di “perdita del tempo scuola”  in cui i giovani in una manciata di minuti si riuniscono concitatamente, scambiano qualche informativa, mettendo giù alla carlona banali verbali da consegnare al Dirigente, e finalmente “via, zaino in spalle”. Oggi i giovani utilizzano nuove modalità, semmai vogliano davvero discutere dei problemi della scuola; usano internet, i social, e sono sempre meno abituati a parlarne viso a viso in quelle stesse aule dove forzatamente trascorrono dalle 30 alle 33 ore a settimana, e dalle quali molto spesso non vedono l’ora di andare via. Sempre le solite richieste nella maggior parte dei casi, che vanno dalla manutenzione dei locali all’istallazione delle macchinette self service…, argomenti che comunque non interessano a nessuno neanche ai secchioni. Dove sono finite le discussioni sulla pena di morte, magari dopo aver visto anche qualche filmato ad hoc, i discorsi politici sulla crisi, sulle malattie a trasmissione sessuale, i dibattiti sull’ambiente, sulle mafie? Gli esperti esterni dove sono? Chi li ha mai visti? E per i docenti cosa significano queste assemblee? Verrebbe da dire un quasi giorno libero in più al mese.

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