ANIMATORE DIGITALE. NON NECESSARIAMENTE UN OSSIMORO

di ROSSELLA DE LUCA

digitale

In un momento in cui la scuola è alle prese con un numero infinito di adempimenti, in un anno in cui anche i dirigenti di vecchia data faticano a districarsi tra i mille impegni e nel carico di lavoro previsto e quasi imposto da note, progetti, reti, convenzioni, proposte, monitoraggi, la tentazione di trovarsi sotto il fuoco incrociato di spinte opposte diventa palpabile… e così, mentre da un lato alcuni dirigenti lasciano prevalere istanze “sistematizzatrici”, orientandosi verso l’adozione di sistemi razionali di gestione e la definizione di regole e procedure, dall’altra gli “umanizzanti”, pur senza trascurare alcun adempimento, premono per lo sviluppo di variabili “soft” quali condivisione, valori, relazioni umane, fiducia, costruzione di comunità.

E’ da questo spirito (e magari da una selezione non proprio convenzionale tra curriculum, perché è sempre difficile confrontare e vagliare oggettivamente il profilo di persone che provengono da esperienze umane, prima ancora che professionali, molto diverse tra loro) che può nascere la nomina di AD (animatore digitale) nelle scuole.

Per i “non addetti ai lavori” è opportuno chiarire che l’ANIMATORE DIGITALE (come pure il “docente supervisore con funzioni di coordinamento in merito alle azioni previste dal PNSD”) è una nuova figura che spunta fuori dal PNSD (Piano nazionale scuola digitale), un colorato documento di 140 pagine che rappresenta un atto di indirizzo del MIUR (nell’ambito delle numerose innovazioni del panorama scuola previsto dalla L.107/2015) “per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale”.

Ma chi è l’AD? A chiarirlo è una nota MIUR del novembre 2015, che suggerisce la nomina di un animatore digitale all’interno di ciascuna istituzione scolastica e contestualmente ne fissa i compiti, che sono così sintetizzabili: formazione interna, coinvolgimento della comunità, creazione di soluzioni innovative, attivazione e coordinamento delle iniziative collegate all’attuazione del PNSD, partecipazione a iniziative di formazione.

Come spesso accade nel variegato mondo della scuola, da un lato vi è stato grande entusiasmo e un proliferare di candidature e progetti da realizzare, dall’altro un’opposizione – accompagnata dallo scetticismo che da sempre aleggia intorno ad ogni proposta di innovazione – determinata per lo più dall’assenza di una quantificazione precisa del compenso che l’animatore, a fronte di un impegno che già dalla definizione appare intenso, avrebbe percepito.

Sono nati gruppi Facebook dedicati e community on-line, sono partite proposte formative a pagamento (sfruttando il bonus di 500 euro previsto per la formazione docenti), ci si è attrezzati in mille modi diversi per rendere una sfida questa innovazione prevista dal sistema scolastico per far conoscere a (e soprattutto apprezzare da) tutti le infinite opportunità offerte dalla cultura digitale.

Diciamocelo senza infingimenti: nella scuola – sia pur in percentuali diverse da una realtà all’altra – persistono atteggiamenti di scetticismo e in alcuni casi persino di ostracismo verso la diffusione delle tecnologie, quasi si temesse che queste siano destinate a soppiantare il lavoro del docente, un po’ meno quello dell’amministrativo.

Senza voler scomodare importanti paradigmi educativi, queste tecnologie – che continuare a definire “nuove” è quantomeno fuorviante – hanno fatto il loro ingresso nella didattica ormai da anni e sicuramente rappresentano la “protesi” della mano di quel popoloso e variegato mondo che non siede dietro la cattedra ma tra i banchi.

Ecco, dunque, spiegato il titolo di una possibile idea progettuale: “Il digitale che unisce”, riflessione e presentazione delle innovazioni digitali al servizio della qualità didattica e pedagogica.

Il titolo trae spunto da una lettura “ironica” e da una visione antifrastica dell’espressione “digital divide”, che indica il divario che in questo momento separa i Paesi, le aree geografiche o le regioni, i popoli e gli ambienti umani che hanno accesso a un vero e sano uso delle (nuove) tecnologie da quelli che le ignorano o ne conoscono solo le forme deleterie dell’abuso consumista.

Obiettivo di questo progetto e delle giornate dedicate alla sua presentazione potrebbe essere quello di riflettere insieme su come le istituzioni scolastiche, aderendo al Piano Nazionale per la Scuola digitale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, si siano già impegnate e meglio ancora faranno nei prossimi anni a divulgare scientificamente e contribuire criticamente alla diffusione di questa cultura, presentando al meglio le “buone pratiche” già in corso, dedicando più attenzione a comprendere i bisogni e adattando ad essi le strategie che si serviranno di queste tecnologie, offrendo strumenti di formazione e di valutazione adeguati ai tempi e alle esigenze della popolazione scolastica e del territorio.

Per la valutazione dei risultati, ovviamente, bisognerà aspettare.

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