ALTERNANZA SCUOLA LAVORO. E’ LA STRADA GIUSTA PER USCIRE DALLA SCUOLA AUTOREFERENZIALE?

di MARIELLA MONTUORI

 

RRRRRRRRRRRRRRRRRRRRCome avvicinare il mondo del lavoro alla scuola e’ un tema sul quale si sono versati fiumi di inchiostro nel tentativo di dare possibili risposte e di cercare possibili soluzioni per superare quel gap che da sempre caratterizza il nostro sistema scolastico e il sistema produttivo.

Di certo i numeri infieriscono contro il nostro Paese, che in Europa è il fanalino di coda  per tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni: ci sono più di 600mila disoccupati e quasi quattro milioni e mezzo di inattivi.

Se è vero che sono i giovani la scommessa del futuro, è pur vero che la scuola è coinvolta in prima persona ed è chiamata a studiare possibili strategie affinchè gli studenti possano concludere un percorso formativo e possano migliorare le proprie competenze, attraverso una progettualità che coniughi la formazione teorica con la dinamica dell’esperienza pratica.

Con questa consapevolezza venne introdotta dall’ articolo 4 della Legge delega n. 53 del 2003 e  successivamente normata dal Decreto legislativo n° 77 del 2005, l’alternanza scuola-lavoro che si sta configurando come una modalità didattico-formativa che si sta radicando sempre di più anche in Italia.

Si tratta di percorsi formativi organizzati, all’interno del ciclo di studi, rivolti ad studenti  dai 15 ai 18 anni, sia nel sistema dei licei sia nell’istruzione tecnica e professionale, che mirano a fornire,  oltre alle conoscenze di base, le competenze necessarie per inserirsi nel mondo del lavoro, con l’alternanza di periodi di studio e di lavoro. Tali percorsi sono predisposti dalla scuola sulla base di convenzioni con imprese, aziende o con associazioni di rappresentanza o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura o con enti pubblici e privati, inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio, che non costituiscono rapporto individuale di lavoro. E’ previsto un tutor interno all’istituzione scolastica che collabora con il tutor esterno della struttura che ospita. Non ultimo, si procede alla verifica e alla valutazione del periodo di alternanza e alla certificazione delle competenze acquisite, che costituiscono credito sia ai fini della prosecuzione del percorso scolastico o formativo per il conseguimento del diploma o della qualifica, sia per gli eventuali passaggi tra i sistemi e l’eventuale transizione nei percorsi di apprendistato.

L’obiettivo del legislatore è stato quello di creare le condizioni affinchè gli studenti si interfacciassero con il mondo del lavoro, nel quale resta difficoltoso l’inserimento al termine del ciclo di studi, anche a causa del divario esistente tra il sistema scolastico italiano ed il sistema produttivo.

Sull’alternanza scuola lavoro è ritornata la legge 107/2015 che rende obbligatorio i percorsi in tutte le classi del secondo biennio e dell’ultimo anno, per almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei, con l’emanazione da parte del MIUR di  una guida con le indicazioni operative per la realizzazione dei percorsi formativi.

Di certo, la creazione di un sistema integrato tra istruzione, formazione e lavoro può addurre solo vantaggi.  Da un lato gli studenti imparano sul campo e ciò contribuisce non poco alla  crescita personale, vedendosi già proiettati in un possibile inserimento nel mercato del lavoro.  Ma non solo.

Per le aziende investire in capitale umano rappresenta un’azione strategicamente vincente per crescere e migliorare, configurandosi così anche come luoghi di formazione.

E’ con queste premesse che acquista valore ed importanza il progetto EduLab, realizzato dall’Istituto Comprensivo “Dati” di Boscoreale (NA), che conta 280 alunni iscritti alla scuola secondaria di primo grado, dall’istituto tecnico e professionale “Marconi” di Torre Annunziata (NA) e dalla TRE-D Solutions, con sede a Cava de’ Tirreni (SA), un’azienda attiva nel comparto della meccatronica.

Si tratta di un progetto pilota per fare orientamento verticale, rendendo ancora più consapevole la scelta della scuola superiore, a vantaggio dei ragazzi che, scegliendo l’indirizzo di studi, si ritroveranno a scegliere il lavoro di domani.

Quindi presentare l’alternanza scuola-lavoro già dalla scuola secondaria di primo grado, portando anche tra i banchi di scuola i prodotti che la TRE-D Solutions realizza. Attraverso queste occasioni di incontro, gli alunni hanno l’opportunità di comprendere quelle che saranno le esperienze pratiche che avranno occasione di fare scegliendo quel percorso di studio.

D’altra parte la scuola del futuro deve accrescere la consapevolezza che solo l’interazione con il territorio circostante e l’attenzione alle sue richieste formative può progressivamente sgretolare il muro tra istruzione e mercato del lavoro e vincere la scommessa, nella costruzione di percorsi integrati tra scuola e lavoro per lo sviluppo delle competenze per l’ingresso nel mondo produttivo.

 

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2 Responses

  1. Nora scrive:

    Balle. Non esiste nel “territorio circostante” un apparato industriale fiorente e produttivo. Non rilancerà l’economia offrendo futuri schiavi ad aziende moribonde.Non sapranno che farsene di frotte di imbelli esuberanti pivellini con gli ormoni in circolo.
    Sarà un totale fallimento.

    • Alessandro Turchi scrive:

      Il suo linguaggio “deciso” forse non riesce a mascherare una ignoranza di fondo. Infatti Lei non sembra considerare che “alternanza scuola lavoro” non è solo tirocinio nell’apparato industriale e che il mondo del lavoro ha mille sfaccettature. E poi il mancato avvicinamento dei giovani al mondo della produzione, da che mondo è mondo, è sempre stato considerato una défaillance del sistema formativo italiano. L’ALS tenta di colmare questo vuoto e parlare di ormoni in circolo, come fa lei, sembra fuori luogo e fuori tema. Comunque grazie dell’intervento. Alessandro Turchi

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