ALBERTO ASOR ROSA, SCRITTORI E POPOLO (1965) SCRITTORI E MASSA (2015), TORINO, EINAUDI, 2015

di ENZO SALERNO –     SAGGISTICA/CRITICA LETTERARIA, NARRATIVA, POESIA, LIBRI D’ARTISTA, GRAPHIC NOVEL.

Più di mezzo secolo è ormai passato dalla pubblicazione di Scrittori e popolo. Saggio sulla letteratura populista in Italia, forse il libro più famoso –di certo quello più discusso – di Alberto Asor Rosa, per molti anni professore di Letteratura italberto-asor-rosa-2aliana all’Università “La Sapienza” di Roma. Come “una battaglia di retroguardia” lo aveva presentato l’autore, con l’intenzione di spiegare la morte del “populismo” – termine che aveva una sua legittimità in letteratura solo quando era adoperato per indicare un popolo da prendere a modello – nella produzione letteraria italiana otto-novecentesca; proponendo di contro un nuovo metodo d’indagine critica: “il nostro punto di vista è politico, e politico è fondamentalmente il senso del nostro discorso letterario”. Di qui la scelta di passare in rassegna la letteratura – che storicamente iniziava dalle divergenti premesse risorgimentali di Vincenzo Gioberti e di Alfredo Oriani, attraversava il primo quarantennio del Novecentotra fascismo, antifascismo, ‘gramscianesimo’ e registrava, infine, la crisi del populismo negli scritti diCarlo Cassola e Pier Paolo Pasolini – utilizzando,come parametri di riferimento d’analisi, le “scelte ideologiche” e l’“impegno sociale”vagliati con gli strumenti di un approccio critico di parte poi sfociato nell’impegno della “letteratura operaia”.

A più di cinquant’anni dalla prima edizione Asor Rosa ripropone lo stesso saggio aggiungendouna corposa seconda sezione nella quale fin dal titolo – facendo salve le ragioni politiche e sociali del primo scritto che pure restano ‘testimoniate’ in copertina – si preannuncia una significativa sostituzione: il concetto di ‘popolo’ con quello di postmoderno di ‘massa’. “Osservo però che, curiosamente, la fortuna di tale concetto, e i suoi approfondimenti teorici e analitici si collocano (almeno in Italia) soprattutto all’inizio del suo processo di utilizzazione pratica, e cioè tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento: quando, in un certo senso, le masse fecero il loro primo ingresso sul palcoscenico europeo e americano, e i loro interpreti e analizzatori ne colsero allora soprattutto la valenza pre- e filo-autoritaria”.

I criteri d’indagine adoperati dallo studioso nelle sue “mappe di ricerca” passano in rassegna le nuove esigenze – i nuovi ‘prodotti’ culturali – della società di massa: le più moderne forme dell’editoria – per preferenze di generi ‘tarati’ sulle esigenze di mercato di un pubblico eterogeneo e per modalità di distribuzioni che hanno modificato i canali tradizionali della vendita dei libri – le nuove tipologie di autori – non poteva mancare l’antologia ‘epocale’ della “Gioventù cannibale” o il caso particolarmente interessante della più recente letteratura in lingua italiana scritta da non italiani– fino alla personalissima ‘selezione’ di poesia contemporanea, che non è poesia “fuori dal magma” ma che però dice oggi le cose “in maniera profondamente diversa”.  Tutte manifestazioni e forme di letteratura, per Asor Rosa, che esprimono attese e spinte tipiche della “massa”:tuttavia ribadendo, in conclusione, che questo concetto – che dalla comparazione ‘letteraria’ risulta radicalmente differente daquello di “popolo” – non debba però essere limitato alle tradizionali modalità di studio per parallelismi e per divergenze “banalmente automatici rispetto al passato”.

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