A BREVE IL BANDO DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI IDEE – L’ISTRUZIONE RIPARTE DALLA BIOARCHITETTURA…

di EMILIANA SENATORE

 

 

Si attende a giorni il concorso di idee per le “scuole più innovative”che offrirà la possibilità di realizzare scuole  attraenti, all’avanguardia, concepite in modo moderno ,sicuro, sia dal punto di vista architettonico che della sostenibità ambientale.  La situazione delle scuole italiane come si desume dagli ultimi rapporti su sicurezza, qualità ed accessibilità, ci fornisce una fotografia ancora molto sbiadita che lascia poco spazio all’immaginazione: quattro edifici su dieci sono in cerca di una manutenzione ancora troppo carente, uno su cinque presenta lesioni e più della metà ancora è in attesa di sopralluoghi tecnici per procedere agli interventi strutturali. Di certo i ripetuti tagli di risorse finanziare e la mancata messa a norma del patrimonio scolastico esistente, non hanno contribuito a migliorare la situazione, che evidentemente ha avuto una ricaduta non solo sull’abitabilità, ma soprattutto sulla buona operabilità didattica. Le nuove linee guida varate nel 2013 sulla funzionalità urbanistica, edilizia e didattica,  volte a fedificio modernoornire indirizzi progettuali uguali per tutte le scuole del nord  come per quelle del sud, archiviano le precedenti misure approvate dal DM del 18/12/ 1975 (rimaste peraltro largamente disattese negli aspetti innovativi perché il patrimonio edilizio  delle città era di gran lungo antecedente) e rappresentano un significativo passo per ripensare  un cambiamento non solo di mentalità ma soprattutto  per lasciarsi affascinare dalle nuove suggestioni della bioarchitettura. E questo a giusta ragione!  Una scuola funziona bene quando l’ambiente è rispettoso dei diversi ruoli che incarna; per nove mesi l’anno si condividono esperienze, “nascono” amicizie, contrasti, si costruiscono apprendimenti significativi che stimolano l’imparare ad imparare o lo spirito di iniziativa,” per stare bene con se stessi e con gli altri”. I setting di apprendimento, diversificati, polifunzionali con assetti flessibili e mutevoli a seconda delle differenti configurazioni organizzative e didattiche, stimolano, a detta di molti pedagogisti, il desiderio di apprendere e di organizzare il sapere. Una scuola come una home base (da cui far partire la propria avventura di apprendere e a cui far ritorno) conformata ai principi di bioarchitettura, sicuramente si presta di più di quella convenzionale dalla struttura monolitica, statica e rigida. Una scuola pensata cosi,  è  plausibile sperimenti una didattica dell’ecologia, sensibile ecosostenibile ai principi storico-urbanistici in cui sono collocate e nel rispetto degli equilibri del territorio. E suscita un certo  stupore leggere che  esistono al mondo 13 scuole,  le più  innovative  in assoluto  per mille motivi da quella cambogiana costruita dagli studenti del villaggio  a quella galleggiante  nei dintorni acquitrinosi del Lagos a quella cubica  in vetro  in Danimarca fino ad arrivare a Stoccolma dove non esiste la distinzione di genere, per giungere alla  Silicon Valley nella scuola di Steve Jobs (la più tecnologica, ovviamente)  dove si consegna insieme all’ipad ad ogni studente il percorso di apprendimento personale. Tutte queste che  portano la firma  di studi di architettura autorevoli e sono realizzate grazie al contributo di grosse fondazioni. Superano la standardizzazione degli ambienti tradizionali e spiccano per innovazione, sono in connessione col mondo. Pensate in modo differente, non solo nella scelta dei materiali, nelle soluzioni estetiche, funzionali e strutturali, adeguate ai contesti ambientali e alle loro peculiarità geografiche, ma soprattutto perché tecnologicamente avanzate sul piano dell’efficacia didattica, costruita su principi pedagogici culturali ed urbanistici che vanno oltre i confini delle aule e dell’edificio. E in questi contesti   è realistico pensare che il personale scolastico per niente al mondo rinuncerebbe a scambiare queste mutevoli e validissime configurazioni con quelle tradizionali fatte di modalità ed arredi irreversibili dove il problem solving e la didattica laboratoriale, mai messi in pratica, men che mai sono considerati esigenze prioritarie! E’ questo, forse, il senso del concorso di idee indetto dal MIUR  lo scorso novembre, che ha inteso sposare questo nuova tendenza di cambiamento.

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